MASSIMILIANO ALAJMO: 5 STELLE MICHELIN, 11 LOCALI TOP, PASSIONI E CONTRASTI, UN SOGNO SEGRETO E LA SUA RICETTA DEDICATA A MARIAPIA.

Benvenuti nell’ impero Alajmo. Undici locali: Le Calandre, 3 stelle, il Calandrino, il negozio In.Gredienti e poi ancora a Montecchia La Montecchia, 1 stella, curata dal fratello Erminio, il bistrot ABC Montecchia, A Parigi il Caffè Stern di fianco all’Opera, mentre nel cuore di Piazza San Marco il leggendario Gran Caffè Quadri, Quadrino e Ristorante Quadri 1 stella oltre a  Amo, aperto dalla famiglia Alajmo al Fontego dei Tedeschi a cui è seguito, quasi come un discendente, AMOR, un bistro nella trendy location di Corso Como 10, Milano.

E’ nuovo locale ‘casual veloce’ basato sulla pizza al vapore di Massimiliano, che dopo anni di ricerca e sviluppo, ha ricevuto un brevetto per il suo metodo di cottura innovativa.

Una volta che la pasta è completamente lievitata naturalmente, viene cotta in un forno a vapore permettendogli di svilupparsi in maniera estremamente leggera e ariosa, quasi una mollica. 


Il menu comprende pizze classiche come la Margherita o l’ Amatriciana oppure di fantasia come la pizza di acciughe cantabriche, stracciatella, finocchietto e zafferano e, ovviamente, la Vegana  preparata con pasta di riso nero senza glutine e condita con verdure e semi misti,

Le pizzette sono a tranci di misura media, ottima idea per provarne almeno un paio diverse.
La Margherita e la Uovo&Bacon sono servite anche in versione croccante. Ai
mascalzoni (salati) si affiancano i mascalzini (dolci) conditi con crema pasticcera e frutti di bosco freschi o nocciole caramellate e la ‘Eccezionale’, crema spalmabile firmata Alajmo. Artigianlali le bibite, i cocktails e le birre Baladin, mentre il caffè proviene dal Laboratorio Giamaica Caffè di Verona.


Con 11 locali da tener d’occhio e chissà quanti altri nuovi progetti nella mente, è inevitabile che Mr. Alajmo sia praticamente irraggiungile per un’intervista a tavolino, così sono ricorso a the old fashion way, in via epistolare, riportando qui le sue risposte, i suoi appunti, le sue emozioni, le sue passioni.Come è diventato chef?
Aggirandomi sin da piccolo nella cucina del ristorante, divertendomi nel toccare, manipolare il cibo come ad esempio l’impasto dei biscotti.
Qualche appassionato di cucina nella sua famiglia?
Mia madre, Rita Chimetto, chef del Ristorante Aurora, il precedente nome de Le Calandre, alla quale nel 1992 la Guida Michelin ha riconosciuto la prima stella Michelin.
Le Calandre:  tre stelle Michelin. Tre aggettivi per descriverne la cucina.
Fluida, leggera, profonda e aggiungerei ironica.


Dove trova l’ispirazione per creare un piatto?
La nostra fonte principale d’ispirazione è la materia che contiene grandi messaggi. Cerchiamo di perlustrarla. Non esistono comunque regole fisse, ogni cosa, in realtà, può essere uno spunto per capire, per conoscere.
La sua recente avventura AMOR, ce la vuole raccontare?
Siamo partiti dalla pizza già presente in molti dei nostri locali tra cui AMO a Venezia. Con Philippe Starck una sera abbiamo ragionato su un locale che potesse democratizzarla e renderla fruibile a tutti. Da qui è nato AMOR.


Quando libero, dove le piace passare il weekend?
Se sono libero trascorro il tempo in relax ma spesso non significa che non stia al contempo lavorando perché la mente è sempre piacevolmente coccolata dalla cucina e dal mondo dell’accoglienza. Sicuramente amo stare a contatto con la natura.


Nei viaggi passati, ha avuto qualche ispirazione dal cibo locale?
Nel 2015 sono stato invitato in Brasile dall’amico e fotografo Sergio Coimbra per presentare il libro Fluidità di cui aveva realizzato tutte le foto. La visita si è trasformata in realtà in un viaggio conoscitivo e sentimentale che mi ha portato in un percorso di ricerca dei sapori del Brasile e di creazione di nuove ricette. Da questa esperienza è nato il libro “178 ore in Brasile” che, in forma  di diario riporta il racconto di quei giorni e tutte le ricette.


Quale posto le piacerebbe visitare che non ha ancora visitato?
Ci sono moltissimi posti nuovi dove mi piacerebbe andare come Perù, Messico e Israele ma tornerei anche in quelli dove sono già stato perché comunque cambiano e vivono. Il Giappone, ad esempio, è stata sicuramente una delle mete che mi ha ispirato maggiormente. Mi inoltrerei anche nell’entroterra italiano per scoprire la cultura gastronomica delle famiglie italiane e come sappiano interpretare la stessa ricetta in modi diversi.

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Ha un sogno nel cassetto?
Si, ma non si racconta per scaramanzia…
La sua ricetta: perché ha scelto questo piatto?-
Perché racconta i concetti di luce, di mistero, la magia degli ingredienti, le diversità ma anche i punti di contatto, La radice e il fiore, rappresentati dalla liqurizia e dallo zafferano, congiungono le parti più estreme della pianta; l’una bassa, profonda e nascosta; l’altra alta, seducente e luminosa. Quasi fosse un dialogo tra gli opposti: l’origine e la crescita, la nascita e la rinascita.


Due ingredienti con caratteristiche simili ma anche opposte?
Esatto, l’uno entra in bocca amaro e ne esce dolce, l’altro dolce e ne esce amaro; un inseguimento, una reale stafetta del gusto. I colori rispecchiano il contrasto pur mantenendo una verità nascosta. La parte più tenebrosa, ossia la polvere scura, manifesterà riflessi dorati solo alla presenza della luce. Un’analogia forte, un piatto per molti aspetti rassicurante.
Descrizione appassionata… e’ forse un piatto dedicato a qualcuno?
Si, a Mariapia, mia moglie, e alla sua terra, la Calabria.

RISOTTO ALLO ZAFFERANO E POLVERE DI LIQUIRIZIA


Ingredienti per 4
per il ristretto di zafferano
190 gr. di Brodo di gallina
4 gr. di polvere di zafferano
Sciogliere lo zafferano nel brodo di gallina caldo.
Fare sobbollire sino a quando si restringe di un terzo
per il risotto
1,2 lt. di Brodo di gallina
320 gr. di riso Carnaroli
80 gr. di parmigiano grattugiato
70 gr. di vino bianco secco
60 gr. di burro
50 gr. di ristretto di zafferano
15 gr. di cipolla bianca tritata
12 gr. di olio extravergine di oliva
5 gr. di succo di limone
2 gr. di polvere di liquirizia scura
1 gr. di pistilli di zafferano
un pizzico di sale
una percezione di zucchero
Tostare il riso in un fondo di cipolla e olio, sfumare con il vino bianco,
aggiungere il sale e i pistilli di zafferano, unire gradualmente il Brodo di gallina bollente e 30 gr. di
ristretto. Portare a cottura, togliere dal fuoco e mantecare con il burro, il parmigiano e il succo di limone. Emulsionare con un goccino di brodo bollente e allargare il risotto su un piatto piano. Cospargere la superficie con la polvere di liquirizia e guarnire con qualche schizzo e pennellata di
ristretto allo zafferano
accorgimenti
Le quantità di zafferano e di liquirizia impiegate sono soggette a variazione a seconda della loro intensità
note di estrazione
In sostituzione alla polvere di liquirizia, si può cospargere il risotto (mantecato con l’aggiunta di scorze di arancia grattugiata e prezzemolo) con gocce di ristretto di arancia sanguinella

INFO
www.alajmo.it
Le Calandre
AMOR

Cesare Zucca
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo. Viaggia su e giù per l’America e si concede evasioni in Italia e in Europa.
Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative.
Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta il tutto qui, in stile ‘turista non turista’.

AURORA MAZZUCCHELLI: IL SUO RISTORANTE STELLATO, LA PASSIONE PER L’ AFFUMICATO E L’ANSIA DELL’AUTO…

TESTO E FOTO DI CESARE ZUCCA –

Sasso Marconi (Bologna). Simpatica, schietta, solare. ecco Aurora Mazzucchelli, chef e proprietaria dello stellato Marconi. In sala è aiutata dal fratello sommelier Massimo, che, oltre a gestire anche l’attiguo Forno Mollica, sa raccontare il mondo, i pensieri e gli straordinari piatti della sorella.


Dove ti piace passare un weekend?
Sento il richiamo del mare, anzi di due mari decisamente diversi, ti spiego: mamma è siciliana, il mare siculo è meraviglioso e adoro tutta la provincia di Ragusa. Papà è bolognese e per molti anni è stato chef sull’ Adriatico, quindi, quando i tempi sono stretti, mi sta bene anche una spiaggia della Romagna, giusto per un mordi e fuggi, (ride) magari accompagnato da una buona piadina…


Un viaggio che vorresti fare?
L’ Irlanda e poi ho il mal d Africa, sono stata in Ruanda e Etiopia, ma ho ancora molto da vedere.
La tua auto?
Ti confesso che ho la patente ma non amo guidare… mi mette ansia. Preferisco guidare i fornelli!

Trai ispirazioni gastronominche dai tuoi viaggi?
Si, dai viaggi possono sopravvivere citazioni e tecniche di cucine straniere, anche se poi vengono molto italianizzate, con prodotti nostri. Ad esempio nel menu di oggi trovi il ricordo di un viaggio in Peru, una ceviche, però di frutta.
Quali sono i tuoi primi ricordi della cucina?
L’odore del brodo a casa della nonna bolognese e il profumo del sugo di pomodoro dalla nonna siciliana: ineguagliabile, come lo sapeva cucinare lei…non c’è nessuno…e poi i piatti della domenica come i tortelli che ho sposato a lavanda, noce moscata, mandorle e, ovviamente, parmigiano reggiano.


A proposito di piatti ineguagliabili, chi ti viene il mente ?
Non amo cucinere l’astice o l’aragosta e tempo fa mi è capitato di assaggiare l’ aspic di astice di Nadia Santini a Canneto Sull’Oglio. Ottima succulenza interna, gelatina perfetta.
Cucini a casa?
Spesso, beh, vivo nel piano sopra il ristorante, quindi  cucino sù o giù.


Sempre nel tuo frigo di casa
Tante scorte: prodotti ragusani dalla Sicilia, capperi, bottarga, magari un pecorino sardo portato da un’amica, latti fermentati per i miei esperimenti, tante conserve e basilico che amo congelare, è il basilico dell’orto che circonda il ristorante e che, con la nuova ristrutturazione e le pareti di vetro, abbiamo voluto in un qualche modo far ‘entrare’ nel locale.

Anche il giardino partecipa alla mia cucina, vedi quel grande fico? Tra i miei piatti c’è un polpo con limone salato e latte di fico, letteralmete estratto dalle foglie dell’albero.
Un tuo signature dish?
Il gelato di aringa, un’ idea di qualche anno fa, dopo parecchi studi sui gelati salati. Mi piace la presenza di una nota affumicata, forse ereditata da papà che faceva una fantastica insalata di arringa, finocchio e arancia.


Come hanno reagito i tuoi genitori al tuo ingresso in cucina?
Con un grande gesto d’amore. E’ successo intorno al 2000, sono stati bravi e mi hanno lasciato spazio, anche negli sbagli…e poi certi piatti classici di papà sono intramontabili, come  il risotto al fumetto di pesci, tuttora presente nel menu.
La tua ricetta?
Ti ho parlato della mia passione per l’affumicato, beh rieccoci: maccheroni al torchio, anguilla affumicata, ostriche crude e spinaci.

MACCHERONI AL TORCHIO, ANGUILLA AFFUMICATA, OSTRICHE CRUDE E SPINACI

per 6
ingredienti
gr.400 semola di grano duro rimacinata
gr.100 farina 0
n.3 uova fresche
n.3 tuorli
acqua qb.
gr.200 anguilla affumicata
gr.60 burro
n.1 cipolla rossa
sale grosso per la cottura
gr.500 spinaci freschi
n.12 ostriche
sale olio extravergine d’oliva e pepe.
procedimento
mettere a cuocere in una teglia con del sale grosso la cipolla condita con sale e olio in un cartoccio nel forno a 180 °c per 20 minuti .
mondare gli spinaci ,cuocerli in acqua e frullarli cosi da ottenere una crema.
frullare l’anguilla aff. con il burro a poma cosi da ottenere una farcia
aprire le ostriche mettere da parte il mollusco tagliato grossolanamente e prendere l’acqua che e all’interno del guscio che ci servira per la cottura.preparare dei maccheroni con il torchio e ancora freschi farcirli con l’anguilla chiudendo le due estremita otteremo una sorta di raviolo a forma di maccherone, al momento di servire cuocere in acqua salata i maccheroni , saltarli nella padella con l’acqua d’ostrica e una noce di burro.
mettere a specchio la salsa di spinaci gia calda nel piatto, dei petali di cipolla, il ragu d’ostrica e i maccheroni.

INFO
Marconi
Via Porrettana, 291
Sasso Marconi, Bologna

Cesare Zucca
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo. Viaggia su e giù per l’America e si concede evasioni in Italia e in Europa.
Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative.
Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta il tutto qui, in stile ‘turista non turista’.

COLONIA: NELLO STELLATO ‘NEO BIOTA’ SONJA E ERIK PROCLAMANO: “IL BRUNCH E’ MORTO!”

TESTO E FOTO DI CESARE ZUCCA –

Colonia, Germania. Oggi vi porto da Neo Biota ristorante alternativo e trendy. elogiato per  piatti freschi, sani e comunque ricercati. Ha da poco festeggiato il primo anno di attività e a solo 6 mesi dall’ apertura si è guadagnato una stella Michelin. Entriamo!


Al bancone a vista operano Sonja Baumann e Erik Scheffler, chef-amici-soci del piccolo ristorante che offre un menu semplice e schietto, con molte verdure e pesce e che imperiosamente proclama: ‘Il brunch è morto’ optando per un variopinto breakfast non-stop dalla mattina al pomeriggio.

Mi sono affidato ai consigli degli chef: salmone, asparagi bianchi, 7 erbe e aceto di uova servito su una tartina di pane integrale e accompagnato dal ‘drink del giorno’: anguria, pompelmo, ginger, cetriolo, pepe, paprika e chissà cos’altro… deliziosi tutti e due, come i loro ‘creatori’ che ho incontrato per registrare una simpatica intervista e per ‘rubare’ una loro ricetta.


Congratulazioni per la stella Michelin, quando è iniziata la vostra avventura?
Sonja: Sono nata a Bonn e ho iniziato la mia carriera nel 2004 a Halbedels Gasthaus. Dopo l’apprendistato, sono approdata al ristorante Gut Lärchenhof. E’ seguito il Lärchenhof, dove collabiravocon con Erik., dopo molti anni di lavoro, abbiamo inaugurato NeoBiota che ci ha  dato l’opportunità di sviluppare il nostro stile di cucina. Dopo solo sei mesi è arrivata la stella!


Avete fatto dei viaggi insieme?
Erick: Siamo andati a San Sebastian in Spagna  e poi Olanda, Belgio, Norvegia, Danimarca.
I nostri non sono stati necessariamente viaggi  gastronomici, non ci interessano trends o tendenze di altri paesi, amiano conservare la nostra indipendenza e se un piatto esotico ci ha particolarmente interessatI, amiamo adattarlo a nostri gusti nostrani.

Come nel nostro kimchi, dove fermentiamo il cavolo seguendo parzialmente lo stile coreano e aggiungiendo prodotti e sapori tipici della Germania e quando lo assaggi ti sembra di essere in un’osteria tedesca…
Quindi poco interesse per ‘altre’ cucine?
Forse l’unica cosa che ci attirava nei viaggi erano i posti specializzati nel breakfast. Ne abbiamo provati tanti e lì ci siamo divertiti a studiare come reinventare i piatti della prIma colazione. Non a caso Neo Biota ha un menu-breakfast dalla mattina fino a pranzo, per poi cambiare per cena.

Il vostro menu domenicale è davvero speciale…
S
onja: Non facciamo il brunch che, secondo noi, è luna delle peggiori abitudini a tavola, in quanto vengono usati tutti gli avanzi della settimana e rimescolati nel buffet, anche il gusto è deludente… se arrivi presto è ok, ma se arrivi tardi è tutto secco, non fresco e sa di vecchio.


Un viaggio che vorrese fare?
Sonja: Per una vacanza Australia e Nuova Zelanda, mentre l’Asia per curiosità culinaria.
Erik: Canada e Australia, mi piace il lifestye della loro gente, che ama godersi la vita
Dove ti piace passare un weekend libero?
Erick: A letto! In pieno relax! E se il tempo è bello, una passeggiata lungo il fiume, nei parchi e alla sera un ristorantino con una buona cucina e del buon vino.
Sonja: Se ho abbastanza tempo, direi in Norvegia, Finlandia, Svezia, bellissimi paesaggi e gente semplice. Devo dire che ho due passioni: i paesi nordici e… gli stivali da cowboy.


Mai nel vostro frigorifero …
Erik: cibi già pronti, pre-cotti e… (ride) niente di quanto ti aspetteresti da uno chef stellato, tipo champagne e fois gras…
Sonja: Banane, trovo che al freddo abbiano un odore insopportabile…. in compenso troverai sempre delle birre fantastiche…


Il piatto top di Erick e di Sonjia ?
Sonja: Erick fa una fantastica zuppa thai
Erik: La sujanka di Sonja. E’ una zuppa dell’Est Europa, fatta con avanzi  carni e verdure. Mi piace la sua versione tedesca che utilizza avanzi di salumi come salame e mortadella, insaporiti da cipolle, peperoni rossi, salsa di pomodoro, salamonia di cetrioli e spezie. La  sujanka di Sonja è fantastica, ma anche quella di mia moglie, che però lo fa come lo faceva mamma, ottima, ma diversa da quella di Sonja. Insomma un bel match!

Cosa volevi fare da grande…
Erik: Non riesco a immaginarmi coinvolto in nessun altra professione, non sarei felice.
Sonja:
Da piccola mi piaceva la manualità creativa e amavo fare costruire delle cose con legno e pietre, chissà, forse avrei voluto diventare un’ artista o un architetto, ma mi ha  molto colpito l’abilità in cucina di mia mamma, ottima cuoca e mi sono detta: farò la chef.


Se io fossi bendato, quale piatto mi serviresti?
Erik: Asparagi, confit di grasso di pollo, con salsa e croccantini di pelle di pollo. Visto che non vedi, punterei a conquistarti con l’intenso profumo di arrosto e un sapore vivace.


La vostra ricetta?
“Armer Jan”: un’accoppiata insolita. Il tradizionale toast francese incontra l’ himmel un ääd cioè “Il cielo e la terra”, un tipico piatto tedesco con sanguinaccio, cipolle, purè di patate e salsa di mele. Il nome deriva dagli ingredienti principali: le mele provenienti dagli alberi (il cielo) e le patate (dalla terra.)

“ARMER JAN”
Dosi per 12 persone
Pane–Pre-fermentazione
95 g di farina di grano 405
3 g di lievito
60 g di acqua
Impasto:
2250 g farina di grano 405
8 g sale
5 g lievito
20 g miele
20 g burro
200 g acqua
5 g semi di senape
30 g cipolle arrostite
10 g cipolle in polvere
10 g aglio in polvere
5 g maggiorana
5 g pepe Cayenne
10 g cumino
1. Prepara il pre-fermento e lascialo lievitare per 2 ore.
2. Dopo 2 ore aggiungere tutti gli altri ingredienti e impastarlo in un impasto omogeneo. Lasciare in frigo per una notte.
3. Ungete una padella e stendetela con la carta da forno. Arrotolare l’impasto, metterlo nella teglia e coprirlo con carta stagnola. Lasciatelo lievitare per altre 2 ore.
4. Cuocere a 180 ° C in un forno a convezione coperto con carta stagnola per 25 minuti. Rimuovere la pellicola e cuocere per altri 15 minuti. Il pane dovrebbe avere una temperatura interna di almeno 92 ° C.
Composta di mele
3 mele Pink Lady
2 scalogni
5 g semi di senape
2 cucchiai di olio
2 g maggiorana secca
75 g aceto di mele
Sale, zucchero
1. Tagliare gli scalogni a cubetti molto piccoli e farli saltare in olio insieme ai semi di senape. Aggiungere le mele tagliate a cubetti e saltare insieme.
2. Sfumare con l’aceto di mele, aggiungere la maggiorana e lasciarla cuocere a bassa temperatura. Condire a piacere con sale e zucchero.
Mayonnaise
200 g erba cipollina
500 g di olio
Riscaldare l’olio a 70 ° C e usare un frullatore per mescolarlo con l’erba cipollina. Quindi passalo attraverso un setaccio.
100 g latte
1 g Xantan
30 g succo di limone
Sale, Zucchero
Mescolare latte, succo di limone e Xanthan con un frullatore a immersione. Poi aggiungere con cura l’olio di erba cipollina usando il frullatore per creare una maionese. Mettere la maionese in un sac à poche
Come servire
Sangue di maiale
100 g patatine fritte
100 g cipolle arrostite
Cipollotti e prezzemolo tritati finemente
Suggerimenti per la maggiorana
1. Affettare il pane e immergerlo nel sangue di maiale fino a quando le fette sono molliccie. Friggerlo in padella da entrambi i lati.
2. Mettere una fetta su un piatto, mettere un cucchiaio di composta di mele e sopra qualche goccia di maiones
3. Cospargere le patatine fritte e le cipolle arrostite e decorare con cipollotti, prezzemolo e punte di maggiorana.

INFO
Neo Biota

Cesare Zucca
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo. Viaggia su e giù per l’America e si concede evasioni in Italia e in Europa.
Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative.
Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta il tutto qui, in stile ‘turista non turista’.

ALBERTO FACCANI, DUE STELLE MICHELIN : “DA GRANDE FARO’ IL CUOCO”

TESTO E FOTO DI CESARE ZUCCA  –

Cesenatico. Elegante, essenziale, doppiamente stellato, mi accoglie il Magnolia, il regno del giovane Chef Alberto Faccani. Design, stile, sul tavolo un tocco floreale con una bianca astromeria, il giglio variegato del Perù. I piatti realizzati da Faccani colpiscono per bellezza, impeccabile precisione,  freschezza intellettuale, abbinamenti cromatici e per la magia del  gusto. A partire dagli amuse-bouche dello chef, tra cui un delicato tramezzino al tartufo nero e un sorprendente passatello fritto
Piatti che raccontano l’amore per la sua terra e per il suo mare, come nel ‘risotto Riviera Adriatica’ un carnaroli insaporito da cozze, vongole, alghe e brodetto di pesce e il suo ‘calamaro,
carbonara e tartufo nero’, un piatto magico, dove il tuorlo d’uovo va spezzato e mescolato per ottere un’insolita carbonara dove la pasta è il calamaro.

Se hai un weekend libero, dove ti piace passarlo?
In famiglia  con i miei bambini qui a Cesenatico e se esco dalla mia città mi piace ispezionare il territorio e curiosare qua e là tra ristoranti e specialità gastronomiche.
Qualche viaggio all’estero che ti ha particolarmente interessato?
In Francia, alle Mauritius e a Tokio, dove ho passato 10 giorni per organizzare tre cene. E’ nato tutto qui, dei clienti giapponesi mi hanno proposto di riportare le mie specialità nel loro paese e il bello è stato che ogni giorno ci portavano ad assaggiare diversi tipi di cucina e quindi il mio bagaglio culturale si è ampliato ulteriormente.


Qualche richiamo alla tua cucina?
Si, ho notato delle somiglianze, per esempio certi piatti di udon, fatto con grano saraceno e acqua hanno certe similarità e ai nostri tipici strozzapreti.

Se io curiosassi nel tuo frigo di caa, troverei sempre…
Tutto perfettamente inscatolato e ben suddiviso… sono un maniaco dell’ordine!
Se ti potessi identificare in uno dei tuoi piatti?
Sarei un dolce, il mio ‘uovo tropicale’, praticamente la ricreazione di nuovo in versione dessert, quasi un trompe-l’œil che nasconde frutto della passione, un albume di mousse di cocco racchiusi in un guscio di burro di cacao e vaniglia… alla prima occhiata sembra davvero un uovo.


In tre aggettivi, il tuo ristorante è…
Dinamico, solido, educato.
Come sei tu?
Sì, innanzitutto dinamico. Sono piuttosto riservato, mi piace fare gli affari miei.
Niente esposizione televisiva?
Non non mi interessa per niente, la mia missione e far star bene il cliente che viene qua e si siede al tavolo del mio locale.
Hai spesso affermato che da piccolo dicevi “da grande farò il cuoco”, ma se non fossi diventato cuoco cosa saresti diventato?
Non so, forse sempre un cuoco.


Il tuo primo ricordo in cucina?
A cinque anni, con le mie nonne Ada e Filippina, a strizzare passatelli e cappelletti
C’è un piatto che mangi solo se cucinato da qualche d’un altro?
Il colombaccio di Uliassi, ineguagliabile.
Sei un seguace di…
Un certo tipo di cucina manuale. Ho notato che talvolta certi chef sono più esperti in una fermentazione che nel fare una besciamella… mi piacerebbe una maggiore conoscenza delle ricette delle nostre nonne, che la parola ‘fermentazione’ non sapevano assolutamente cosa significasse.


Cucina rivisitata?
Direi piuttosto una cucina ‘amplificata’ e, se possibile, migliorare un piatto, non stravolgerlo, quasi come una
canzonetta che diventa una sinfonia.

La ricetta di Alberto Faccani
UOVO TROPICALE


Ingredienti per quattro persone
Per la mousse di cocco
Albume: 40 gr
Zucchero semolato 75 gr
Acqua 25 gr
Latte di cocco: 125 gr
Panna: 125 gr
Colla di pesce: 4 gr
Burro di cacao: 200 gr
Cioccolato bianco: 200 gr
Succo di frutto della passione
Per il crumble di cocco
150 gr di cocco rapè
75 gr di acqua
75 gr di zucchero
Lime
Per l’inserto al frutto della passione
Congelare il succo in uno stampo a forma sferica

Macedonia di frutta tropicale:
Per la mousse di cocco, mettere a bagno la colla di pesce in acqua fredda.
Preparare una meringa italiana con albume, zucchero ed acqua, mettere a scaldare il latte di cocco e sciogliervi la colla di pesce, incorporare il latte di cocco alla meringa, semimontare la panna fresca ed aggiungerla al composto.
Colarlo in uno stampo apposito di silicone a forma di uovo, congelare ed aggiungere l’inserto al frutto della passione.Una volta congelato ricoprirlo con una copertura 1/1 di burro di
cacao e cioccolato bianco.
Per il crumble: preparare uno sciroppo di acqua e zucchero e versarlo sopra al cocco rapè,
stendere il composto in una teglia e cuocere a 175 °C per 20 minuti
Posizionare in una fondina il crumble di cocco, grattarvi il lime ed posizionarvi sopra l’uovo
tropicale; a parte servire una macedonia di frutta tropicale.

INFO
Magnolia

LONDRA. CHEF SRIRAM AYLUR E LA RAFFINATA CUCINA INDIANA DEL QUILON.

TESTO E FOTO DI CESARE ZUCCA –

London Calling! The Best Indian Restaurant.
Quilon, piccola città nella provincia di Kerala in India del Sud  si è spostata nel cuore di Londra, nella elegante zona di Westminster. Perlomeno con il nome: Quilon è infatti il rinomatissimo ristorante di alta cucina indiana condotto dallo Chef Sriram Aylur, stella Michelin dal 2008 e tuttora insignito del prestigioso riconoscimento.


Quilon condivide gli spazi con il lussuoso Hotel Taj 51 Buckingham Gate e spicca per il suo   design rigoroso ed essenzale, ad eccezione dei suggestivi quadri che tappezzano le pareti. dai colori netti e dalle forti emozioni.

Sono tutte opere di Paresh Maity, un apprezzato artista indiano e caro amico di Sriram.

La cucina di Quilon ci porta nell’India meridionale. All’inizio del pasto mi è stata servita selezione di chutney, speziati si , ma sorprendentemente poco piccanti. Ho trovato che  a  volte le spezie sembravano essere attenuate e ravvicinate a sapori occidentali.


Le cimette di cavolfiore fritte erano croccanti e avevano un sapore gradevole, condite con foglie di curry, yogurt e peperoncino verde, I gamberetti al pepe erano teneri e ben speziati, serviti con salsa di mango e menta.
Ho poi gustato il pollo mangaloreano è un piatto dello stato costiero di Kamataka, aromatizzato con cocco e una gamma di spezie tra cui fieno greco, peperoncini rossi e chiodi di garofano.

  Il merluzzo nero cotto nelle spezie era abbastanza piacevole, ma ho preferito i gamberi al peperoncino con grani di pepe rosa macinati.

l Il mio piatto preferito? il tradizionale agnello biryani , servito dentro una grande pentola ben sigillata per conservarne profumo e sapore.


Quando è nata la tua passione per il cibo?
Dalla prima volta che sono entrato entrato nella cucina di mio padre, chef anche lui, è stato l’inizio di una lunga ricerca, di una passione senza limiti e della continua conoscenza del cibo. Studiavo legge e ho abbandonato gli studi per entrare nell’Istituto alberghiero e tecnologia della ristorazione.
La passione continua in famiglia?
Si, amo cucinare a casa e i miei ragazzi se la cavano benissimo, Il più grande punta sulla cucina giapponese, il più piccolo ama il cibo italiano, quando sono in vena di una buona pasta… ho un ristorante italiano in casa.
Cosa spicca nel tuo menù?
E’ un menu molto ricco e può soddisfare qualunque richiesta: carni , pesce, frutti di mare, gamberi. I miei preferiti: pollo al mango, merluzzo al forno, rombo macerato in coriandolo, menta, limone, aceto, capesante  al cocco e ogni giorno la ‘fisherman catch’, un pesce freschissimo che presento sempre i modo diverso.


Se ha del tempo libero, quali cittò ami visitare?
Tra le mie preferite: Barcellona, Milano, New York San Francisco e poi scopro sempre nuove città in India. Amo l’arte e l’architettura e naturalmente l’approccio con la cucina locale,
Prossimi viaggi?
Giappone, Australia, Turchia… una lista molto lunga,


La ricetta di Sriram Aylur
COSCE DI QUAGLIA RIPIENE
Ingredienti
Per 4 persone
Per la quaglia
4 quaglie (disossate e scuoiate della pelle)
1 cipolla tritata finemente
Un pezzo di zenzero da 2 cm
1 rametto di foglie di curry
1/4 cucchiaio di curcuma
1/4 cucchiaino di Chaat Masala
Pizzico di polvere di Aamchoor
1/4 cucchiaino di finocchio in polvere
Sale qb
50 g di coriandolo fresco
15 ml di olio
Per la salsa
500 ml di quaglie
15 ml di olio
1 cucchiaio di semi di finocchio
1 cipolla tritata finemente
Zenzero tritato finemente
1 rametto di foglie di curry
1/4 cucchiaino di curcuma
1/4 cucchiaino di peperoncino in polvere
2 pomodori tritati finemente
50 g di coriandolo fresco
Sale qb
Preparazione
Per la quaglia

Tritare grossolanamente la carne di quaglia in un mixer e tienila da parte. Pulire l’ala e l’osso della gamba, tagliare le articolazioni in due, dovreste riuscire a mettere insieme 8 ossa. Arrostire per alcuni minuti e tenere da parte.
Scaldare l’olio in una padella e soffriggere la cipolla fino a doratura. Aggiungere lo zenzero, le foglie di curry, il masala chaat di curcuma, la polvere di amchoor, la polvere di finocchio, il sale e il coriandolo fresco e cuocere per un minuto a fuoco lento. Aggiungere questo composto in otto dimensioni uguali e ricostruirlo in una gamba di quaglia, attacca ogni gamba con un pezzo di osso in modo che mantenga la forma.
Scaldare un po ‘d’olio in una padella o piastra e scottare la quaglia. Posizionare sulla teglia e arrostire per 3-4 minuti. Servire caldo con la salsa.
Per la salsa
Scaldare l’olio in una padella e aggiungere foglie di finocchio, cipolla, zenzero e curry, mescolare e aggiungere la curcuma, il peperoncino e il pomodoro. Cuocere fino a quando i pomodori sono morbidi e aggiungere il gambo di coriandolo insieme al brodo. Regolare il condimento. Portare a ebollizione e far sobbollire per 5-10 minuti. Togliere dal fuoco e battere in un frullatore a immersione. Passare attraverso il filtro. Scaldare la salsa e servirla con la quaglia.

INFO
Quilon
41 Buckingham Gate | St James, nella zona di Westminster, rinomata per il Palazzo di Westminster, l’iconico Big Ben e la Piazza del Parlamento.

CESARE ZUCCA
Travel, food & lifestyle.
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo. Viaggia su e giù per l’America e si concede evasioni in Italia e in Europa.
Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative.
Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta il tutto qui, in stile ‘turista non turista’.

ROMA: A DUE PASSI DA PIAZZA NAVONA, IL RISTORANTE STELLATO PIPERO E LE MAGICHE VISIONI DI CIRO SCAMARDELLA

TESTO E FOTO DI CESARE ZUCCA

Roma. Arrivare al ristorante Pipero provenendo dall’ opulenza barocca dell’adiacente Piazza Navona è come entrare in un altro mondo, sobrio e essenziale,  silenziosamente maschile, personale in abiti sartoriali, tavoli ben distanziati. La sobrietà di questa prima impressione è immediatamente contrastata dall’energia effervescente del Patron Alessandro Pipero, maitre, sommelier, consumato ospite dell’elite capitolina e promotore  di “Noi di sala”, un progetto volto a promuovere e valorizzare l’arte dell’ospitalità.

La cucina di Pipero serve piatti che uniscono tradizione a fantasia, dal porcellino in cialda. alla purea di ceci con funghi shitake e nocciole, alla porcellino mozzarella ‘sorpresa’ servita su un piatto a due piani, quello sopra, dove viene adagiata la mozzarella,  è forato e riceve il caldo dal piatto sottoscatnte  dove troviamo una panzanella  di pomodorini e cipoll.

Anche i dolci non mancano di stupire, come il ‘finto lime’ ripieno di yougurt su terriccio di cacao.

Al timone del ristorante (Stella Michelin) lo Chef Ciro Scamardella che ho incontrato per una breve intervista e per ‘rubargli’ una ricetta.

GENOVESE DI POLPO IN RAVIOLO

Mise en place del piatto:
Pasta all’uovo
Farcia genovese polpo
Crema burro e cipolla
Salsa fegato polpo
Acqua polpo ridotta
Olio maggiorana
Cipollina arricciata
Ventose polpo

Dosi:
5 ravioli a persona
7gr farcia per 1 raviolo (35gr farcia a persona)
15gr crema cipolla a persona
4gr salsa fegato a persona
3gr acqua polpo ridotta a persona
8 ventose a persona
3 riccioli cipollina a persona

Ricette
Ingredienti per la pasta all’uovo:
1kg farina “00”
1kg semola rimacinata
1lt tuorli
360gr tuorli freschi
200gr acqua
Procedimento per la pasta all’uovo:
Lavorare tutti gli ingredienti in planetaria con il gancio fino a quando non diventa ben
compatto l’impasto, da notare che la quantità di acqua può variare in base all’umidità
Ingredienti per la farcia:
8kg cipolle bianche
5kg polpo
100gr Olio extra vergine
Colatura di alici
Soia
Acqua del polpo
Sedano
Carota
Cipolla
Alloro
Procedimento per la farcia:
Tagliare sedano, carota e cipolla grossolani e mettere in una pentola grande con acqua, insieme all’alloro. Portare a bollore e cuocere il polpo (solo i tentacoli) per circa 30 minuti a fuoco forte, poi coprire la pentola e far riposare per 1 ora. In un altra padella aggiungere le cipolle precedentemente tagliate sottili e far andare a fuoco molto basso per 2-3 ore affinché si appassiscono bene. Spellare il polpo cotto e teniamo da parte le ventose (lo scarto della pelle non va buttato), il restante lo tagliamo a cubetti. Aggiungere adesso l’olio alle cipolle appassite, aumentare la potenza del fuoco e aggiungere le teste del polpo crude i cubi di polpo cotto, l’olio e l’acqua di cottura del polpo far andare affinché non evapora quasi del tutto l’acqua aggiunta, frullare tutto e condire con colatura di alici, soia, sale e pepe nero. Mettere nei silpat a mezza sfera e congelare.

Ingredienti per la salsa di fegato:
35gr fegato di polpo cotto (5 minuti a 65°)
35gr polpo cotto tritato
2gr colatura alici
1gr soia
5gr succo limone
50g olio vinacciolo
Sale
Pepe nero
Procedimento per la salsa fegato:
Unire tutti gli ingredienti tranne l’olio di vinacciolo, frullare per 5 minuti a velocità 7, unire l’olio a filo e continuare a frullare per altri 5 minuti a velocità 10, passare a chinoix e conservare in frigo.
Ingredienti per la salsa burro e cipolla:
8 cipolle bianche medie
750gr burro
15gr soia
Sale
Pepe nero
Procedimento per la salsa burro e cipolla:
Tagliare per metà nel senso della larghezza le cipolle, bruciarle al barbecue e mettere sottovuoto con il burro, cuocere a 65° per 1 ora e mezza e poi raffreddare. Frullare al bimby 7 minuti alla velocità massima, passare allo chinoix sottile e poi condire.

Ingredienti per la salsa di acqua polpo:
2,5kg polpo gelo
8lt di acqua
100gr sedano
100gr carota
100gr cipolla
2 rape rosse
Procedimento per la salsa di acqua polpo:
Tagliare le verdure a pezzi irregolari, mettere in una pentola con l’acqua e portare a bollore. Far sobbollire per 30 minuti, poi filtrare mettere in pentola a pressione e aggiungere il polpo con la rapa rossa a pezzi piccoli, dopo il fischio far cuocere per 50 minuti. Sfiatare, togliere i polpi ancora caldi e far riposare per 1 ora. Eliminare lo sporco che si crea alla base della pentola facendola decantare. Far ridurre di 2\3 il liquido ottenuto a fuoco medio per non intorbidire l’acqua. Assaggiare facendo attenzione che non diventi salato. Se dovesse capitare che si è già raggiunto il punto di sale, legare al 2% con amido di mais.


Ingredienti per l’olio di sedano:
70gr foglie di sedano
140gr olio vinacciolo
Procedimento per l’olio di sedano:
Sbollentare le foglie di sedano in acqua bollente e salata, con l’aggiunta di 1gr di bicarbonato, frullare tutto al bimby a velocità 7 per 10 minuti a 70°. Passare l’olio all’etamina e far congelare in un contenitore lungo e stretto. Lasciare una notte in congelatore, sformare e togliere subito la parte di acqua in eccesso che si congelerà sull’estremità dell’olio e tenere in frigo

INFO
Pipero Roma

CESARE ZUCCA
Travel, food & lifestyle.
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo. Viaggia su e giù per l’America e si concede evasioni in Italia e in Europa.
Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative.
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VIVA Viviana Varese! Chef stellata e viaggiatrice innamorata di terre lontane.

TESTO E FOTO DI CESARE ZUCCA

Milano. Viviana Varese, Chef inarrestabile, ama i progetti ambiziosi.. e li realizza:! A cominciare dall’ apertura di VIVA Viviana Varese, il suo nuovo ristorante stellato, dove ha riunito 24 chef e 6 pasticceri da tutto il mondo, agli appuntamenti di ‘INCREDIBILE VIVA’, creati con l’amica Anna Morelli, editrice e nota globetrotter. Sono serate speciali in cui Viviana ospita alcuni tra i migliori chef del mondo, ‘concedendo’ loro la sua brigata e coinvolgendoli a immergersi nel colore e nell’energia del suo locale.

Un cast davvero stellato, eclettico e top, Sono previsti: Leonor Espinosa (Bogotà) Mitsuharu Tsumura (Lima) e Mauro Colagreco (Mentone) proclamato Chef n°1 al mondo da World’s 50 Best 2019. I menù sono scelti dall’ospite mentre VIviana si occupa degli antipasti e dei dolci, studiati in armonia con la personalità dell’ospite.


VIVA (acronimo del nome e cognome dlla Chef) è locato a Milano, all’ultimo piano di Eataly e ci riserva irridiscenze, colori, luce, una vista spettacolare su Piazza XXV Aprile, tavoli in legno, condivisione, arte e ricerca, dal variopinto murale di Marco Nerero Rotelli, ai bicchieri  disegnati da Gaia Rotelli, alle posate Giò Ponti, alle stilose divise disegnate da Giovanni Cavagna.

A tavola!
Si parte con le 7 variazioni dell’orto di Viviana, dalla briochina accompagnata da mozzarella di bufala pomodoro e basilico, alla fantastica zucca piastrata con estratto di zucca e alloro, da un pizzocchero fritto ripieno di formaggio a un consommé a base di topinambur,

allo stella repeperone crusco con baccalà mantecato, mentre il burro occhieggia ‘vivamente’ (è proprio il caso di dirlo…) polverizzato da agrumi misti.

Un piatto dal titolo cinematografico: Non togliere l’osso a Mario ci presenta un ossobuco al barbeque con diaframma, tartare di fassona, cipollotto, maionese alla senape e neve all’aceto. Le citazioni continuano: il coccante carciofo alla Giudea diventa Al di là del Ghetto con menta, liquirizia, caffè, cioocolato e aglio.

Il pesce sposa il porcino nel piatto  Rosemary’s ceci, calamari con crema di ceci neri, spugna al nero di seppia, brodo intenso di calamari e funghi porcini, mentre Tuffo nell’Orto serve baccalà al vapore, crema di patate, cime di rapa, zuppetta di fagioli di Pigna, trippa di baccalà.

I limoni di Sorrento non mancano mai nei menu e nel frigo di casa di Viviana…
Siamo al dolce e riappare il limone in mousse dal cuore morbido su croccantino.

Ma le sorprese non finiscono perché, servite su una coloratissima costruzione di plexiglas, arrivano le delizie di mini pasticceria. Divertiamoci: gelatina di mango e frutto della passione, cioccolatino con aceto balsamico e lampon, la pepita d’oro che schiocca in bocca.

Buongiorno Viviana, quando è libera, dove le piace passare il weekend?
Il pochissimo tempo che mi dedico al di fuori del lavoro è di puro relax, talvolta In agriturismi in mezzo alla natura, dove posso liberare la mente e studiare nuove idee e poi… eccomi nuovamente al lavoro.
Che auto guida?
Una Land Rover
Qual è stato il suo viaggio preferito?
Sono stata da poco in Colombia, un luogo incantevole dove le persone vivono con grande semplicità, ma con valori ben radicati e forti. Gentilezza, accoglienza, rispetto per il prossimo, forti tradizioni.
Raffinatezza dei sapori e dei gusti: quale destinazione consiglia?
I Paesi Baschi. Ad oggi il luogo con la migliore offerta gastronomica al mondo.
Nei suoi viaggi ha avuto qualche ispirazione dal cibo locale?
Ogni mio viaggio mi accresce come persona e come professionista. Quando viaggio mi piace ascoltare le persone, vivere la loro quitidianità e mangiare il cibo locale. Traggo ispirazione dalle diverse culture con cui entro in contatto e vivere e lavorare a Milano, fortunatamente, mi consente di trovare praticamente tutti gli ingredienti del mondo. Da ogni viaggio mi porto sempre a casa un sapore, un accostamento, un ingrediente, un’idea.


Cucine nel mondo. Le sue preferite?
.Amo moltissimo alcuni piatti della cucina indiana, mi affascinano alcune preparazioni della cucina asiatica e ho anche molte amiche in America Latina (Messico, Colombia) che mi hanno fatto conoscere ingredienti straordinari. Ecco, cerco di riportare tutto ciò nella mia cucina, senza mai dimenticare chi sono e da dove provengo.


Come è diventata chef?
Potrei dire di essere nata in cucina. La mia è una famiglia di ristoratori. A 7 anni giocavo con l’impasto della pizza, a 13 ero pizzaiola e a 21 rilevavo il mio primo ristorante. Durante gli studi (ho studiato alle magistrali) oltre ad aiutare I mieri in pizzeria, studiavo da autodidatta leggendo le ricette e le tecniche dei grandi chef. Poi ho fatto alcuni stage presso realtà importantissime, come la scuola di Marchesi o I Roca, in Spagna.


Qualche appassionato di cucina nella sua famiglia?
Mio nonno possedeva lo storico bar del centro a Salerno, era una celebrità: era campione nazionale di pattinaggio e serviva i client sui pattini…la tradizione è continuata, mamma e papà avevano un ristorante in provincia di Lodi che ho rilevato io a 21 anni. Anche mia sorella Antonella e il suo compagno possiedono due ristoranti sul lago di Garda.


C’è un piatto che ama solo se cucinato da un altro?
La pasta e patate di mia mamma Carla. Una vera bomba!
Quanto è rilevante la sua terra nei suoi piatti?
La mia terra è l’origine della mia cucina. Nasco come pizzaiola, cresco come chef riconosciuta per i piatti di pesce e oggi, dopo oltre vent’anni ho aperto la mia cucina a diverse culture gastronomiche. Amo citare i piatti classici in chiave moderna.


Qualche esempio?
Per la mia pizza fritta, ad esempio, utilizzo una bavarese al pomodoro e un gel al basilico. Tra i miei primi la girella di pasta fresca ripiena di ragù alla genovese, piatto tipico della tradizione campana e poi il limone di Amalfi che non manca mai nella mia cucina.


Lavorare in cucina è…
Lavorare in cucina è faticoso. Fatica fisica e mentale, rinunce e amore spassionato per quello che fai quasi 15 ore al giorno. La tua vita diventa il tuo lavoro e viceversa. Inoltre, improvvisarsi è rischiosissimo. A Milano i ristoranti aprono e chiudono in continuazione. Questo danneggia non solo chi si imbarca nel progetto, ma l’intero settore.


Quanto c’è di ‘green’ nella sua cucina?
Il mio orto, a pochi km da Milano. Da lì arrivano le verdure di stagione che compongono i miei menu. Ho grande rispetto per la terra, per la stagionalità della materia prima. Seguo I ritmi della terra e ciò mi consente di cambiare i menu anche settimanalmente.


Dove trova l’ispirazione per creare un piatto?
Il mio cervello è sempre in movimento, non si ferma mai. Guardo al mondo sempre da una prospettiva “professionale”, cercando ispirazione nelle cose, nelle persone, nelle situazioni che vivo. E poi Milano, I miei viaggi, anche un singolo ingrediente che assaggio può essere fonte di ispirazione e poi l’arte, il design, i ricordi, certe immagini indelebili…
Ad esempio…
Ai miei ragazzi cito spesso la scena degli spaghetti nel capolavoro Miseria e nobiltà, in primis perché amo Totò e poi perché mi piace essere per loro, che sono molto giovani, un punto di contatto e una testimonianza con un’Italia che loro non hanno mai vissuto ma che credo non vada dimenticata.


Condivido e rifletto: il mio piatto preferito? L’ Insuperabile, di nome e di fatto. Semplicità e gusto, un ‘quasi ramen’ brodetto affumicato di vongole, calamari, una spuzzata di polvere di tarallo con spaghettini, anzi ‘super spaghettini’ come li definisce  Chef Varese, a cui non posso non chiedere la ricetta …

SUPER SPAGHETTINO CON VONGOLE NAZIONALI, JULIENNE DI CALAMARO,
LIMONE CANDITO E POLVERE DI TARALLO

INGREDIENTI
per 4 persone

Spaghettini g 300
Brodo di pesce g 300
Vongole g 600
Calamari eviscerati g 100
Olio extravergine di oliva g 40
Zeste di limone candito g 10
Taralli pestati a mortaio g 80
Spicchi di aglio 2
Prezzemolo qb
Pene nero macinato qb

ZESTE CANDITE DI LIMONE
Limoni di Amalfi non trattati 4
acqua g 120
zucchero g 120

PREPARAZIONE
Pelare i limoni, eliminare la parte bianca, tagliare a julienne, cuocere in un pentolino con acqua e zucchero e bollire per 15 minuti. Raffreddare.
Soffriggere l’aglio, eliminarlo, mettere le vongole e due mestoli di brodo di pesce. Coprire. Spegnere il fuoco, sgusciare le vongole e metterle in frigorifero.
Bollire il brodo, aggiungere gli spaghettini e muoverli per due minuti.
Aggiungere le vongole, i calamari a julienne, 10 g di zeste di limone candito e il prezzemolo tritati. Cuocere un altro minuto.
Spegnere e mantecare con olio e pepe nero.

FINITURA
Versare gli spaghettini nel piatto con un po’ di brodo e ultimare con la polvere di tarallo.

INFO
VIVA Viviana Varese
INCREDIBILE VIVA

CESARE ZUCCA
Travel, food & lifestyle.
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo. Viaggia su e giù per l’America e si concede evasioni in Italia e in Europa.
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VALENCIA. TOP CHEF RAUL ALEIXANDRE: “SI ALLA ‘FUSIONE’, NO ALLA ‘CONFUSIONE’”

TESTO E FOTO DI CESARE ZUCCA

Valencia, Spagna. Raúl AleIxandre ha vinto numerosi premi: Miglior Chef il National Gastronomy Award, Premio Gourmetour per il miglior ristorante in Spagna e la stella Michelin al Ca’Sento.
Ha lavorato in diversi ristoranti top come El Bulli, Martín Berasategui e Mugaritz.


Lo ritroviamo a Valencia, la sua città, dove al Baobab, un ristorante con una decina di tavoli divisi in due sale e un bar che circonda la cucina a vista, dove Chef AleIxandre spadroneggia tra i fornelli, in modo che tutti possano vedere le preparazioni per poi gustare i sapori della sua cucina legata al  territorio, al mare, alle emozioni. La sua identità è marina, del Cabañal, di Valencia, del suo porto, della sua gente, gioviale, sorridente, entusiasta.


L’ho incontrato al Baobab e, tra un assaggio e l’altro, abbiamo fatto quattro chiacchere.
Dove vai nel tempo libero?
Ne ho davvero poco… mi piace andare in spiaggia, nel mio orto, un aperitivo con gli amici.
Le destinazioni che hai amato?
Tutta la Califonia e New York per un motivo speciale: ho cucinato per l’Ambasciatore di Spagna.
Se venissi a casa tua e curiosassi nel tuo frigo, cosa troverei di sicuro?
Yougurt e del buon jamón serrano, qualche formaggio, dei crackers, nel caso mi andasse di fare uno snack, anche perchè a casa non cucino mai.  Non troverai mai delle sardine, le detesto.


C’è un piatto che preferisci mangiare se cucinato da un’ altra persona?
Il riso al forno di mia suocera 96enne. Usa rigorosamente Arroz Senia, celebre per i suoi 17 minuti spaccati di cottura e lo tratta come se fosse una tortilla, in più ci aggiunge pere e uvetta. Incomparabile!

Le cucine che preferisci?
Generalmente le cucine del Sud sia in Italia che in Francia e ovviamente in Spagna. Sono di Valencia, vivo a 50 Km dal mare e amo la cucina del mio territorio, la più vicina al mio modo di esprimermi.

Quindi cucina tradizionalmente territoriale, no ‘fusion”?
(ride) Mi piace la cucina della ‘fusione’ ma non della ‘confusione’…
Assaggia qualcosa, partiamo da acciughe con uovo di quaglia, da mangiare con le mani, poi, per pulire lo stomaco, una supersana minestra con verdure, succo di bieta e acqua di mare.

Il mare è tanto presente nel mio menu…Conosci le espardenyes? Sono lumache di mare, a volte indicate come cetrioli di mare. Sono prelibatezze molto apprezzate, hanno un gusto e una consistenza unici, a metà tra granchio, vongola e capesante, perfette alla griglia.

La cucina del Baobab è…
Una cucina del territorio, sincera, umile onesta e la magia di mangiare cibo del posto, che comunque danno il benvenuto a ‘ospiti’ come il caviale e il fois gras, ma se mi dirai che quello che ti è piaciuto di più è stato il fois gras… mi ammazzi… E’ un po’ come se io venissi in Italia e a cena, invece di un buon Franciacorta, ordinassi della vodka!

TARTARE DI TONNO CON MOUSSE DI MELANZANE 

Ingredienti
Per 4 persone

Filetto di tonno: 500 g.
Olio di zenzero: 2 cucchiai.
(l’olio di zenzero può essere fatto con olio di girasole e lo zenzero tagliato fine e lasciato marinare).
Soia: 3 cucchiai
Olio di girasole: 3 cucchiai
Menta: un pizzico di menta
Cerfoglio: un pizzico di cerfoglio.
1mazzetto di erba cipollina piccola.
Per la mousse di melanzana:
4 cucchiai. Olio di sesamo:
3 melanzane
Aglio: 1 spicchio d’aglio
Sale: un pizzico
Preparazione
Tagliare il filetto di tonno in piccoli cubetti e mescolare con olio di zenzero
Aggiungere qualche goccia di limone, l’erba cipollina tritata e qualche goccia di soia.
Per la mousse di melanzane:
Introdurre nel mixer (o frullatore): l’olio di sesamo, le melanzane arrostite, l’aglio crudo sbucciato, un pizzico di sale e setacciare il tutto con un colino fine.
Preparare la tartare di tonno in uno stampo e aggiungere menta, cerfoglio, erba cipollina e ravanello a fette.
Lo impiattiamo come nella foto.

INFO
Baobab Gastronomia

 

CESARE ZUCCA
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CHEF MATT CHEN, IL RISTORANTE TRISTELLATO ‘LE PALAIS’ E UNA ‘PANNA COTTA’…QUASI ITALIANA

TESTO DI CESARE ZUCCA
FOTO DI PHILIP SINSHEIMER

Taipei. Incontriamo lo Chef Matt Chen, al timone di Le Palais, unico ristorante 3 stelle Michelin di Taiwan, al diciassettesimo piano del prestigioso Hotel Palais de Chine.

Appena entrati, si sente immediatamente l’elevato standard del luogo, la raffinatezza degli arredi e l’accoglienza elegante del personale rigorosamente vestito di nero. Il ristorante è diviso in diverse sezioni e alcune sale private. Qui, spazio e tempo sembrano aver assunto una dimensione, equilibrata, tranquilla ed elegante.

Il tè è protagonista: un ‘maestro del tè’, proprio come un sommelier, consiglia alcuni abbinamenti in base a quello che viene ordinat. Ho provato due superbe produzioni locali, una leggera e floreale dell’ area di Dayuling, l’altra, soprannominata “bellezza orientale” ricca di note di miele e di frutta matura.


Nel menu impera la classica cucina cinese meridionale, spesso definita “cantonese”, con alcuni ‘colpi di scena’ creativi. I due executive chef provengono dal sud-ovest di Taiwan: uno è di Hong Kong e l’altro di Macao. Lo chef Matt Chen, ci ha servito Il suo piatto più rinomato: l’ anatra arrosto, la cui pelle croccante e la carne succosa non richiedevano nient’altro che un po’ di sale e pepe o giusto qualche goccia di lime per chi ama aggiungere un tocco di acidità.

Sorpresa! L’anatra viene servita accompagnata dalla recita di una poesia della dinastia Song di Su Sh che si tramanda aver ispirato il piatto.

Altra delizia: un piatto con uovo, granchio fresco e dei vermicelli di riso leggeri come dei capelli d’angelo, cosi’ fini… che viene voglia di pettinarli.


Per finire, una deliziosa panna cotta di sesamo, non troppo dolce e dalla consistenza delicata e dal sapore profondo, altro esempio del perfetto equilibrio della cucina di Chen.
Parliamo di viaggi. La tue destinazione preferite?
Se ho un po’ di tempo libero, mi piace prendere una pausa dalla cucina e andare in giro per Taiwan a mangiare in ristoranti degni di nota. La mia preferenza va alle cucine occidentali. I viaggi più lunghi puntano verso Singapore e Shanghaï. È qui che ho mentori e colleghi che mi aiutano a trarre ispirazione per creare nuovi piatti. Condividiamo idee, ricette, bei momenti e mi sento ispirato a tornare a cucinare con rinnovata energia.

Ti confesso che il mio grande desidero è di conoscere molti paesi europei: Francia, Olanda, Spagna, Italia, Portogallo, Inghilterra…Cosa mi attrae?  Il cibo, sei sorpreso? Cibo e cultura.
Nei tuoi viaggi precedenti, hai preso ispirazione dal cibo locale?
Direi che il mio ultimo viaggio ad Hong Kong mi ha aiutato a sviluppare la mia ricetta di manzo Wagyu con aglio e fagioli neri fermentati, un piatto locale molto tradizionale e sono entusiasta di averlo incluso nel mio repertorio.

Come sei diventato chef?
Sono stato ispirato da mio zio chef in un ristorante di Macao, una città e un territorio che hanno influenzato la mia cucina, per esempio nella mia versione del maiale alla brace.
Nel tuo frigorifero di casa: sempre e mai…
Abalone, secco che gli amici di Hong Kong non mancano mai di mandarmi. Sono un grande sostenitore della freschezza degli ingredienti e del cibo. Nel mio frigo non troverai mai prodotti che abbiano più di un giorno.

Parliamo della tua ricetta. Perché hai scelto questo piatto?
Per me questo dessert rappresenta un felice incontro tra l’ oriente e l’occidente,  la ricchezza e la naturale untuosità della crema e l’intenso sapore del sesamo bianco e nero.

PANNA COTTA CON SESAME BIANCO E NERO

Per una persona
Ingredienti
Sesamo bianco e nero: 160g~170g
Latte: 260g+10g
Gelatina: 0.5g
Zucchero: 1/4 di tazzina (o a proprio gusto)

Preparazione
Iniziate bollendo sesamo bianco e nero
Macinatelo.
Aggiungere latte e zucchero fino a ottenere un perfetto bilanciamento tra sesamo e latte

INFO
Le Palais

Cesare Zucca
Travel, food & lifestyle.
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo. Viaggia su e giù per l’America e si concede evasioni in Italia e in Europa. Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative. Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta il tutto qui, in stile ‘Turista non Turista’

Cesare con il fotografo Philip Sinsheimer

IN ESCLUSIVA: SANDRA MILO SI TRASFORMA IN CHEF: “IL MIO PIATTO ‘DA CONQUISTA’”

INTERVISTA DI CESARE ZUCCA –

Quando? Una magica notte di luna piena. Dove? Alla Vigna di Sarah, nella meravigliosa Vallata del Prosecco, Chi ho incontrato? Un’icona del cinema italiano, l’incomparabile Sandra Milo.
Quasi tutti la conoscono come la biondissima, sexy, svampita e irriverente Musa di Federico Fellini, pochi sanno che Sandra nasconde un animo gentile e una felicità interiore colorati da  quel suo inimitabile pizzico di follia. Ah dimenticavo… con mia grande sorpresa ho scoperto che dietro un’immagine piuttosto frivola, si nasconde una poetessa… Sandra infatti scrive bellissime poesie che ha raccolto nel suo libro ‘Il corpo e l’anima’. E poi ho scoperto che è un’eccelente chef. Leggere per credere…


Parliamo di auto, cosa guida Sandra Milo?
Sandra da qualche giorno… non guida più..( ride)
Mi e’ scaduta la patente e non trovo il tempo per rinnovarla…
La sua auto da sogno?
Da ragazza ero pazza per le Ferrari, il mio ‘dream car’era la Ferrari 250 GT California, mitica star degli anni ’60, la più desiderata dai divi di Hollywood.

Ma poi col tempo mi piacevano sempre di più le macchine belle dentro, ma fuori un po’ ’vissute’, dalla carrozzeria un po’ scassata,  perchè mi toglievano la responsabilità di non doverle acciaccare , magari urtando contro un palo o facevendo manovra nei posteggi. Niente panico, tanto erano giò conciate…
Dove trascorre un weekend libero?
A casa mia (ride), con il telefono rigorosamente staccato…
Un viaggio che ricorda con piacere?
Ho viaggiato tanto, ma sempre per lavoro. Ho girato mezzo mondo ma non ricordo di aver fatto un viaggio solo per piacere. Un destinazione che ho particolarmente amato è stata  l’Argentina: Buenos Ayres è una città fantastica. me ne sono innamorata, al punto di occuparmi di un ristorante, il Porto Rose.


Lo gestiva lei?
Più che gestire… ero sempre in cucina , si. la cuoca ero io!
Ama cucinare ?
Cucinare è un’ arte che ha una durata brevissima e che va coltivata come una disciplina artistica. Ci sono molti ‘chef’ in giro ma solo alcuni sono veri artistI, abili non solo nell’innovazione e nella presentazione, ma soprattutto negli accoppiamenti e nei dosaggi, capaci di rispettare individualemte i sapori, senza che si scavalchino uno sull’altro.

Spesso mangi un piatto e non riesci a distinguere i sapori, secondo me l’arte della cucina è quando nessun degli ingredienti ha il sopravvento, ma tutto si fonda in un piacevole gusto, allora è arte.
Beh, la passione per la cucina raffinata vedo che resta, l’abbiamo vista spesso con l’imprenditore Alessandro Rorato, dell’apprezzato ristorante Le Mercandole.
Si, lì trovo una cucina dove i sapori restano individuali, riconoscibili. Ti faccio un esempio: la polenta, è inutile camuffarla e estrapolare quel tradizionale sapore di grano turco perderebbe tutta la sua armonia.


Eros e cibo sono un’accoppiata indiscussa, qual è per lei un piatto erotico?
Un piatto esaltato da un’abile dosatura di pepe, peperoncino e spezie, che esaltano il gusto e la voglia…Tutti dicono le ostriche, ben non direi  anche perche spesso i filamenti ti rimangono infilati nei denti e di erotico non c’è proprio nulla… ( ride)


Un piatto che mangia solo se cucinato da un’altra persona?
Il sugo di pomodoro. Sembra facile, tutti lo fanno ma pochi lo sanno fare bene. Io me la cavo, ma non arrivo di certo all’altezza del sugo dell’ Excelsior di Ischia, fatto con tanti pomodori gialli, verdi e rossi.che crescono sull’isola e di quello del Don Carlos, lo chicchissimo ristorante del Grand Hotel de Milan


Aspetti un ospite speciale, ha un piatto ‘che conquista’?
Non ho dubbi: ‘lasagnette alle verdurine.’ Un piatto che sorprende grazie al suo gusto delicato arricchito da un appetitoso ragù di verdure miste, besciamella, parmigiano. Da portare in tavola in tutte le stagioni, grazie alla possibilità di utilizzare le verdure che troviamo sui banchi dei nostri mercati.
Come le cucina?
Le verdure le faccio cuocere in padella, tutte insieme, si possono usare anche quelle surgelate. Le unisco a un soffritto di aglio, cipolla e un po’ di peperoncino. Faccio rolosare e aggiugo un tocco di pomodoro. Preferisco usare lasagne sottili, mi sembrano più delicate, le metto a strati con le verdure, burro, besciamella e parmigiano. Semplice.
I suoi primi ricordi in cucina ?
I miei nonni erano toscani quindi  ricordo il profumo deila cucina toscana, i crostini e… quel pollo alla cacciatora che solo nonna Alberta sapeva fare cosi saporito.


Ha mai cucinato per Fellini o Fellini per lei ?
Cucinare proprio no, ma quando lavoravamo nel suo studio, Federico ordinava dalla Cesarina, una cuoca romagnola. che ci portava piatti tipici del suo territorio. La passione di Federico erano mortadella e parmigiano a tocchetti, da mangiare con le mani, cosa allora piuttosto insolita.
L’attore piu goloso?
Marcello Mastroianni! Era capace di fare chilometri e chilometri per mangiare una cosa buona….Magari arrivava al ristorante alle 4 del pomeriggio e si faceva fare un piatto di tortellini in brodo…
Nel suo frigo di casa, cosa troverò sempre?
Formaggi, specialmente quelli francesi, li adoro.
Mai?
Beh, mangio un po’ di tutto… Ah si, la trippa, la milza, le interiora, beh non so se mi piacciono o no. Di certo non troverà del pesce perché ho fatto voto di non mangiarne più.
Posso chiederle perché?
Per rispetto verso tutta la gente che è morta nel Mediterraneo.
Un sogno nel cassetto
Li ho esauriti tutti. Ne avevo uno e cioè di fare un musical e lo farò nel 2020, quindi il sogno si avvererà e per la prima volta interpreterò un uomo vestito da donna, una drag queen.
Una domanda che lei vorrebbe che un intervistatore le facesse?
“Cosa vorresti che venisse scritto sulla tua tomba?”
E la sua risposta?
Qui giace una donna libera e un po’ pazza che è stata capace di essere felice.

La ricetta di Sandra Milo
LASAGNE ALLE VERDURINE
Ingredienti
Verdure di stagione a tua scelta.
Come base:

  • 3 zucchine
  • 1 porro
  • 1 cipolla bianca
  • 2 carote
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 1 pizzico di pepe
  • b di sale
  • b di besciamella
  • 400 g di lasagne
  • 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • b. di grana padano
    Preparazione
    Fate scaldare l’olio extravergine di oliva in una teglia e inserite nel seguente ordine le verdure tagliate a fettine: cipolla, porro, carote, e zucchine. Sfumate con il vino bianco, salate e pepate. Lasciate riposare.
    Preparate la besciamella e sbollentate le lasagne adagiandole su di un canovaccio pulito. Oppure, utilizzate quelle pronte alla cottura in forno. In una teglia da forno imburrata, stendete il primo strato di lasagne e, a seguire, le verdure, la besciamella
    Continuate con gli strati fino a terminare con le verdure e la besciamella.
    Aggiungete qualche fiocco di burro e, se lo desiderate, una spolverata di grana padano o parmigiano reggiano.
    Infornate per 50 minuti a 180°C coprendo la teglia con un foglio di carta alluminio che toglierete a 10 minuti dal termine della cottura.

 

CESARE ZUCCA
Travel, food & lifestyle.
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo. Viaggia su e giù per l’America e si concede evasioni in Italia e in Europa.
Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative.
Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta il tutto qui, in stile ‘turista non turista’.

MILAN KEEPS ON COOKING!

A special apron bearing the words “MILAN KEEPS ON COOKING” to send a positive message to Milan, Italy and the whole world in a moment of immobility and general concern that threatens to deal a blow to everything the catering sector. The idea came to the team of the agency Alessia Rizzetto PR & Communication, specialized in the food & beverage sector “Milan, says Alessia, the dynamic, creative and productive city par excellence, will not stop, rather will continue to” cook “dishes, ideas and opportunities , although the Covid-19 epidemic forced us to change our lifestyle for the moment.
We therefore lend ourselves as a sounding board to a message of optimism that starts from the Milanese chefs and that we hope will reach the public and institutions,
“The goal, continues Alessia, is to relaunch the attractiveness of the made in Italy gastronomy on a national and international scale, of which Milan is one of the undisputed strongholds, without neglecting the precautionary measures imposed by the serious ongoing health emergency.“
There are already more than 30 chefs, pizza chefs, pastry chefs and catering entrepreneurs – in alphabetical order, Mattia Accarino, Marco Ambrosino, Enrico Bartolini, Andrea Berton, Cesare Battisti, Eugenio Boer, Fabrizio Borraccino, Daniel Canzian, Nicola Cavallaro, Roberto Di Pinto , Gianluca Fusto, Antonio Guida, Ernst Knam, Filippo La Mantia, Martina Miccione, Davide Oldani,
Mathias Perdomo, Wicky Priyan, Eugenio Roncoroni, Laura Santosuosso, Lorenzo Sirabella, Luigi Taglienti, Matteo Torretta, Viviana Varese, Simone Zanon, Andrea Zazzara
– to have joined the awareness campaign by taking the front line for the recovery of Milan. They were symbolically given an apron to wear and then take a photo to be published on their social networks together with a message using the hashtag #milanokeepsoncooking
In the next few days, moreover, the chefs involved in the initiative will be asked to create video recipes that can be easily replicated at home,  Stay tuned for more info….

CAN THE ESPRESSO BE A… COCKTAIL?

Coffee liqueur has a long history dating back to the times of the unification of Italy and has always met the taste of consumers.
Espresso Bottega, a new proposal from the Bibano di Godega winery and distillery  draws inspiration from this long tradition and thanks to the careful selection of raw materials and their skilful mixing, is refined and intriguing. It is characterized by the persistent aroma of mocha, by the delicate fruity notes of peach and apricot, as well as by the slight hints of chocolate.

Espresso Bottega is produced exclusively with Arabica coffee of the fine Sidamo and Djmmah varieties, grown in the mountainous area of ​​Ethiopia. The quality, character and personality of this liqueur depend not only on the excellence of the raw materials, but also on the three different types of roasting used and the three different ways of extracting the aromatic component: hot infusion, which allows you to obtain hints of “mocha”, the cold infusion, which gives finesse and enhances the varietal characteristics and, finally, the classic hydro-alcoholic infusion, which gives the product more body and structure. Before filtration and bottling, a small percentage of grappa is added, which gives the product additional intensity.

 

 

The moderate alcohol content (20% vol.) Makes it an ideal after-meal, to be eaten smooth or with ice. It is also an excellent ingredient for preparing cocktails. Finally, it can accompany coffee desserts, dry pastries and can add an “alcoholic” touch to tiramisu.

 

 

 

For more info https://www.bottegaspa.com/en/collections/espresso/

 

 

WELCOME TO THE SAVINI MILANO 1867. A legendary institution for over 150 years

Text and photos by Rossana BeccariGalleria Vittorio Emanuele II was inaugurated on December 31, 1877
As a matter of fact,  the  so called ‘Salotto di Milano’ was already completed in 1867, when the covered passage was completed and so under a transparent roof, among stuccos, mosaics and elegant decorations, the Gallery comes to life with its shops, bars, restaurants and the prestigious headquarters of the Ricordi music publisher.
Once upon a time there was Caffè Gnocchi, then it changed its banner and became the elegant Stocker Brewery until in 1885 the space was purchased by Virginio Savini:
who transformed the venue into a posh living room enriched by beautiful crystal chandeliers, cutlery, table mats, silver food warmers and tailcoat waiters. The success spanned the golden season of the Belle Epoque and the fabulous 1950s.
Savini has always kept its aura of exclusive place but it is also an interesting archive of memories, stories of characters, curiosities of city life … and why not? … a little
of ‘gossip’: like the iconic ‘table 7’ on the first floor, in the most romantic corner with large windows overlooking the Gallery,
Why iconic? Because that spot was reserved only for the ‘Divine Soprano Maria Callas’ often escorted by Luchino Visconti, Franco Zeffirelli … and of course Mr.Onassis.
A cocktail is dedicated to her, her favorite, based on bitter herbs, still on the list and could only be called “DIVINA”.
Savini has always been the favorite venue for world-famous singers and composers.
Regular guests were Verdi, Puccini, Toscanini, Eleonora Duse and D’Annunzio At the beginning of the twentieth century,
Savini became a place for Milanese intellectuals, writers and artists: from these tables Filippo Tommaso Marinetti founded and became the leader the group known as ‘The Futurist” followed by legends such as Charlie Chaplin, Ava Gardner, Henry Ford, Hemingway and the iconic grand entrance of Liza Minnelli, who’s limo was allowed to drive into the Galleria and stop right in front of the restaurant entrance! That ‘s a star!
Today the Savini Milano 1867 sign is part of Milan’s historic shops and Italy’s historic venues
SAVINI MILANO
1° Piano / 1° Floor

Via Ugo Foscolo, 5
Corner of Galleria Vittorio Emanuele II
Opening Hours
From 12.00 to 2.30pm
and from 7.00pm to 10.30pm.
Closed for lunch on Saturdays and on Sunday
Tel +39 02 72 00 34 33

Passo del Cerreto, Collagna, RE , Italy. A CHESTNUTS BIG PARTY!

Collagna, RE , Italy:
On Saturday January18th at 5.00 pm, a yummy ‘Gastronomic Laboratory of the Apennines’ will take place. at the Passo del Cerreto, at the Giannarelli Restaurant, Visitor Center of the Tuscan-Emilian Apennine National Park.
The protagonists are chestnut producers and restaurateurs of the Zero Km circuit of the UNESCO Biosphere Reserve of the Tuscan-Emilian Apennines. On the occasion, the fourth ‘Contest’ will take place among the producers of chestnut flour made with the traditional method on the ridges of Emilia and Tuscany, a monument of tradition that binds the territory. Three moments of the competition: the sensory analysis of the product, by a jury of experts; the tasting of competing flours with small samples produced by the restaurateurs of the Km Zero circuit; the revisiting of a traditional dish by a representative chef from the Apennines.
‘Dolce & Farina’ is the event dedicated to the chestnut chain: an ancient path that has always linked the Apennini communities to their mountains. For many small villages, the recovery of the bread tree – as the chestnut was traditionally called – and its fruits, as well as the re-ignition of the dryers and the production phases of the precious flour, represent a renewed sense of community; a job for all the autumn months, until the winter, which brings people back to being together for a good that returns to being collective..on Saturday 18 January 2020 at 5.00 pm
INFO
turismo@parcoappennino.it
www.parcoappennino.it

CESARE ZUCCA
Born in Milan, he lives in New York, Milan and the rest of the world.
Cesare likes to travel up and down America as well as spending time  in Italy and Europe.
For NTT, he photographs and tells about cities, cultures, lifestyles and discovers both traditional and innovative gastronomic delights, among interviewing top chefs from all over the world, “stealing” their recipes and  write everything here, in  a perfect ‘ non touristy tourist’ style..
 

MAY THE “FORTEZZA” BE WITH YOU ! Discovering the Campania Region, the wines and… the witches!

TEXT AND PHOTOS BY CESARE ZUCCA

Campania Region, Italy.
Torrecuso
is an enchanting medieval ‘borgo’, that offers a suggestive view of the Taburno and the Valle del Calore. Its origins date back to 216 BC, probably on the initiative of some Etruscan refugees from the Tuscan town of Chiusi who called it “TurrisClusii”.
Today is a small village characterized by narrow, winding streets, which surround the square on which stands the splendid Palazzo Cito, adapted into an ancient tower; the building was the residence of the feudal lords of Torrecuso and today is the town hall.

The soil is sunny and lends itself well to growing grapes; here is produced the Aglianico del Taburno, which makes this place an important station for food and wine tourism.
In the last decades the production of other typical vines such as Falanghina, Coda di Volpe and Greco has been increased, all included in the Taburno D.O.C..
I will take you to the best of the wineyards in Torrecuso, the great Cantina La Fortezza and invite you to taste its excellent wines, but allow me to start witha little history of this magical land…
Torrecuso is located close to Benevento, a town mythically traced to the arrival of a Greek hero back from the disastrous Trojan war. In this case it would have been Diomedes to found it and on the Beneventan soil the Greek prince would have met and almost met with death with Enea, a Trojan hero.
Historically, the first settlement dates back to the Osci, and then passed under the control of the Samnites. The first ‘bad’ name was Maleventum that means a ‘huge disaster’, then luckily changed to the positive name of  Beneventum  when the city became a Roman colony, in 268 BC.
Throughout the Roman period the city became one of the most prosperous since it represented a very important junction for the main commercial routes and roads. 
Although tortured by violent earthquakes and barbarians invasions, Benevento gained the reputation of a city difficult to conquer: even the Franks and Charlemagne himself had to stop at its borders. In 1077 Henry III ceded the city and the entire area to the Church, which held power until the unification of Italy.
For a few years, in 1798, it was occupied by Napoleon’s troops,then in the hands of the Bourbons, then again of the Church.
Here come the witches!
Benevento has always been in the popular belief the capital of witches, in that peasant and genuine territory where legends and traditions have a weight, the nightly Janare were the most ferocious species of those witches.
These were women who possessed the knowledge of the occult and magical rites, such as invoices and the evil eye, capable of ruining life. According to tradition, in fact, it was necessary to place an upside-down millet broom or a bag with grains of salt in front of the door, counting which the witch would have lingered until dawn, when the light, her bitter enemy, would have forced her to flee away, leaving the inhabitants of that house or that room in particular in peace.
T
here was a widespread belief that these witches gathered under a walnut tree on the banks of the Sabato river to worship the devil. Aggressive and acid, they use to go around naked and celebrate the Sabbath, or demonic rites: banquets, dances and orgies.
“Ointment ointment
take me to the Benevento nut
above the water and above the wind
and above Benevento ».There are still janaras around  today?
I asked several Benevento citizens, but apparently the malifigcent witches aren t no more. Perhaps some older women are preparing healing natural ointments or infusions, as regular herbalists. But hey, I’ ve been told that you can recognize them, because they are the last ones to leave the church after the mass…
Strange…Are the witch going to church?
The only surviving witch is the Strega Liqueur, a traditional drink obtained by the distillation of about 70 herbs and spices from all over the world. You can drink it neat, icy or mixed in long drinks or cocktails.Let’s move from the legends to a truly magic reality…
I am taking you to La Fortezza Vineyards, located in Torrecuso,
where their headquarters extend on the east slope of the Regional Park of the Taburno-Camposauro: the slopes are a succession of vineyards, woods and small clearings, which only in the last hours of the day the Monte Taburno profile subtracts light and heat.In the middle of the vineyards stands the beating heart of our business: the cellar.
Entirely coated in stone and well integrated into the surrounding landscape is made up of two bodies. In the upper part a Villa and wide open spaces primarily intended for lawn: a charming place by sweeping views looking towards the Apennines that separates the Campania from Apulia. The underlying body, which opens more than two gates in medieval style strictly processed hardwood, home to the productive activity itself: a perfect blend of tradition and modern technology.The barrel vaults, that dominate the area destined to accommodate the aging of wine, entirely coated in terracotta bricks and partially dug into the tuff, bring us closer to an idea of ​​the cellar to those who were the old “cellai” of rural farms, that is, those places that were intended to keep as much wine as food.
The local processing, where there are machines for wine making, bottling and labeling room, steel tanks and warehouses for goods destined to commercialization complement the wine cellar, with a production potential of about two million bottles.Here La Fortezza’s grape varieties:
Let’s start with the Aglianico del Taburno, a generous quantity that allows an accurate selection in the vineyard for the various sales lines and to guarantee the production of wines of the highest quality such as the Riserva, whose grapes come from a vineyard of about seventy years of age.  Falanghina del Taburno, whose exposure of the vineyards gives us the best results in terms of sugar content, perfumes and acidity of the wine without having to resort to cuts in working phase. By the time we select in outside the vineyards of Greek and Fiano to be allocated to our products by imposing a strict and meticulous discipline of crop for producers: once the land and its vineyards identified, these are followed in all the basic steps until the collection that takes place under our supervision.
Want to go bubbles?
I like to point the Sparkling Falanghina, the Aglianico Frizzante and the precious “Maleventum”  a brut obtained with the charmat method.
Last but not the least I like to mention the delicate rosèe Aglianico dl Taburno, perfectly pairing fish and the fragrant Olio La Fortezza, both excellent choice if you are having a local great dish with baccalà (salted codfish) a remarkable specialty of this territory, which I had the pleasure to taste at a typical restaurant Trattoria Nunzia, in Benevento.
Sweet finale? Do you love chocolate?
Well, while you are there, take a trip to to San Marco dei Cavoti to visit the Antonio Autore Artisanal  Factory that produces the one and only handmade ‘croccantino’.a delicious traditional recipe of a bar of sugar, almonds and hazelnuts. It will be a pleasure for your eyes and for your mouth!

INFO
La Fortezza
Torrecuso, Benevento
www.lafortezzasrl.it

Antonio Autore
San Marco dei Cavoti

Cesare Zucca
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo. Viaggia su e giù per l’America e si concede evasioni in Italia e in Europa.
Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative.
Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta il tutto qui, in stile ‘turista non turista’.

GORI WINERY, FRIULY, ITALY: FROM MAGNIFICENT MAGNIFICAT TO HISTORICAL VERMUT, FROM RIBOLLA PRECIOUS GRAPES TO A LICIT DRINKABLE CANNABIS!

You want more?
I really enjoyed the Friulano, pure expression of the territory, the Chardonnay, the fruit of an international vine that finds here a suitable habitat, thus becoming one of the most characteristic white wines of the region; Sauvignon, also in this case an international grape variety which, thanks to the frequent daily temperature changes and to the fresh and dry soil, enhances its characteristics.
Finally I lusciously indulged in a glass of Ribolla Gialla, which comes from a native grape known in the 1300s and since then present on the table of the Doge of Venice and which finds its optimal position in the hills.
The winery is an extraordinary example of architecture integrated into the landscape, a symbol of the Gori family’s love for their land. Developed on three levels, it has been designed with respect for tradition and, despite being equipped with all the modern equipment to limit the use of permitted chemical products as much as possible, its construction is inspired by the old principles for the correct vinification and aging of wines The stainless steel containers and on the lower floor, excavated inside the hill, the wooden barrels are optimal and help red wines in their ripening phase, respecting their typicality and taste. Furthermore the use of refrigeration allows to obtain long and not tumultuous fermentations: in this way the wine retains the aromas and the aromas that the grape has obtained during the maturation, making the use of chemical products superfluous.
The tasting area welcomes guests with its contemporary design and the large window overlooking the vineyards and allows natural light to illuminate the environment. A place to live a sensory journey that, through the wines and recipes that best interpret local raw materials, leads to the discovery of the stories of these lands between territory, history, culture, traditions, excellences.Let’s party!
Magnificat ,the newest Gori creation, boasts the Classic Method sparkling wine signed Cantine Goritells while its excellence and expresses at the same time the joy for the result achieved after years of study and work. It starts with the harvest, which takes place between the last days of August and the beginning of September and, as for still wines, is performed manually in boxes of only 20kg, we proceed with the selection made with soft destemming on the sorting table, yes continues with fermentation in steel tanks and with bottling until manual disgorgement, after a stay on yeasts of at least 24 months. Finally, no sugar or “liqueur d’expédition”: only sparkling wine from the same cuvée to obtain a Zero Dosage with minimal residual sugar, a dry, elegant and natural taste, now increasingly appreciated.
Magnificat becomes part of Cantine Gori only in the magnum version, with 1.5 liter champagnotta bottles that make its evolution more stable and protected and enhance its sensory characteristics. The cuvée of Pinot Noir (60%) and Chardonnay (40%), typical blends of the eastern Friuli hills, best expresses a terroir that has always been devoted to the production of wine and to which the Cantine Gori are deeply linked.

Happy 10th anniversary !
Gori s familily celebrated the first certified organic harvest and was able to celebrate it with its first Magnificat bubbles!
Did you know that the ‘Vermouth’…
The vermouth was officially invented in 1786 by Antonio Benedetto Carpano in Turin,
But they say that this aromatic liqueur has a millennial history. Apparently already the Greeks used to add spices, honey and sea water in wine amphorae, however the legend according to which Hippocrates would be the inventor of Hippocratic wines, precisely wines flavored with honey, herbs and spices, is just a myth, but above all the wines were flavored to mask their defects, given that they were crude and highly perishable products.
Gori, au contraire, decided to the best grapes and best wines to make its great vermouth, simply called THE VERMUT, a product that emphasizes the Friuly territory by selecting the best qualities of Friulian wine, adding creativity, ingenuity and innovation.Aromas of herbs, fruit and spices give strength to our vermouth enhancing typically artisan properties.
Thanks to the richness and quality of the native vines Gori created 3 different varieties:
IL VERMUT ROSSO Ramandolo DOCG
From the lands of Ramandolo, with its fine and lovable taste and its ancient vineyards on the Friuli hills, blended with spices and aromas to give birth to the Red Vermouth.
IL VERMUT CANNABIS Vermouth Bianco e Aromi
A revolutionary yet simple recipe, born from the union of different cultures, but at the same time complementary, with antipodal flavors and which together create an exceptional drink Did I get stoned? not really …Did I get satisfied? A lot!
and finally…
IL VERMUT BIANCO Ribolla Gialla and Friulano
A blend of  Ribolla Gialla and Friulano, embellished it with spices and aromatic herbs, making it unique, classic, but at the same time innovative (and my favorite!) Ready ?
Let ‘s start a great ‘Gori-speed’ tasty journey!

INFO
GORI WINERY
IL VERMUT

CESARE ZUCCA
Travel, food & lifestyle.
Born in Milan, Cesare lives in New York, Milan and the rest of the world, traveling up and down in the US, Italy and Europe. Cesare photographs, tells about cities, cultures, lifestyles and discovers both traditional and innovative gastronomic delights.He meets and interviews top chefs from all over the world, “stealing” their recipes and telling you everything here, in a perfect ‘non-touristy-tourist’ style.

 

 

 

 

Udine, Restaurant ‘Il Fogolar’ Chef Stefano Basello and Chef Simone Gottardello. A four hands dinner to celebrate tradition, innovation and friendship

TEXT AND PHOTOS BY CESARE ZUCCA
Hello non-touristy-tourists friends!
I am in Udine, in the heart of Friuli Venezia Giulia, Let me introduce you to the The Marinis, or, I should say,  the Morets, because of their dark hair, in 1905 opened a small tavern with a stable and a large courtyard with a deposit where the horses could rest, and fed the passing patrons with a warm but unobtrusive welcome – the same one reserved for real friends – and offer them bread, salami, cheese and omelettes.
Precisely in this simple yet excellent formula adopted by the patriarch Giovanni, lies the success achieved and consolidated over time by the Marini family: genuine and lively hospitality according to the canons of authentic Friuli, combined with the excellence of the food and wine proposal, have in fact made the Best Western Plus Hotel Là di Moret The trademark “Là di Moret” is a real guarantee – also confirmed by the prestigious awards obtained over the years, first of all the numerous Best of Alpe Adria Awards – which it is renewed daily not only in the kitchen of “Il Fogolar” but also means welcoming 360 ° to involve gourmets and all guests, all travelers who want to be pampered by the comfort of the 86 rooms and take advantage of the high international standards of services the hotel – at the forefront those dedicated to women and noteworthy for the excellence and flexibility those dedicated to business customers and the world of MICE – and to experience the beauty and wellness paths of the Blu Moret SPA.
more than five generations has been wisely guiding this structure, symbolizing the best of accommodation and the high quality catering of an incredibly rich territory of history and culture, history and great gastronomy
Let me tell you about the cozy restaurant Il Fogolar
The room is warmed up by a real wood burning fireplace,  the sealing boasts 500 dishes ‘del buon ricordo’ ( great remembering) a tribute to the traditions and the history or this territory.
The dinner was created by resident Chef Stefano Basello and host Chef Simone Gottardello from EVO at Aqualux Hotel SPA Suite & Terme Bardolino -.
it was a comeback , actually the couple worked together in a previous dinner in Bardolino , so this time they were more familiar with each other ways of cooking .
The two young chefs both believe in a gourmet cuisine deeply tied to their origins and to their territory understood as a baggage of history and culture in operation of a personal and professional enrichment, they decided to get together and share their experience once again.The encounter happened at “Il Fogolar”, for over a century a real window on Friuli, the symbol of the values ​​of tradition and hospitality of this still little-known region, which has taken the helm of the previous event from EVO, the restaurant of the design hotel with a green soul that rises in one of the most suggestive corners of the Verona side of Lake Garda, and that allows you to live an experience of taste, tradition and creativity, immersed in a refined environment and at the same time welcoming.
The menu entitled “When tradition rhymes with emotion” give a foretaste of rediscovered flavors, classic revised suggestions in terms of personal interpretation and new preparations that open the dances of imagination and curiosity.
The hoers d oevre were served with a Scala Bianco White wine,from Tenuta S. Antonio
and they keep the promise to tribute the territory, including the sound!
EAT AND LISSEN!
Yes , it happened when an extraordinary dish was served on a wooden box completed with hearphones.  Eat and listen to the really recorded sound of the surrounding hills…
Cows included!
Stella Chianzuttan, a great pralina di Montasio and Blave di Martena a crunchy Blave by Mortean (a polenta – dialect means polenta – made with a flour made from a native variety of maize grown in the lands of the municipality of Mortegliano, Udine) accompanied by Caffè di mais, a a very original aperitif found in the stories of the peasants, while the Venetian chef thought of the Baccala ‘mantecato, yellow bean from Val Belluna (a precious bean, very tender, with an almost inconsistent skin after cooking, whose cultivation is documented since early twentieth century) and onion sorbet in saor (literally “flavor”, a typical Venetian condiment made from onions, vinegar, raisins and pine nuts). Simone continued with a Vialone rice creamed with a 48-month matured cheese from the Corrado Benedetti reserve, chestnuts from San Zeno, suckling pig and cabbage.  tefano responded with a classic of autumn, pumpkin ravioli, Montasio broth and pitina (the famous “meatball” of Friuli Venezia Giulia that has obtained the IGP recognition in 2017).
Then Stefano’s signature dish , the Faraona in Tre Servizi (first, the clarified guinea-fowl broth is served, then the breast stuffed with walnuts and plums and wrapped with bacon.
One of my fav was the dish ‘Da Sauris A Grado’ a delicious pan brioche combining Cheese from Sauris and sardines from Grado.
Finally Gottardello’s signature dessert, a real gem with lemon, Orelys chocolate and Lake Garda’s Viola DOP Oil.

 

INFO
https://www.ladimoret.it/

CESARE ZUCCA
Travel, food & lifestyle.
Born in Milan, Cesare lives in New York, Milan and the rest of the world, traveling up and down in the US, Italy and Europe. Cesare photographs, tells about cities, cultures, lifestyles and discovers both traditional and innovative gastronomic delights.He meets and interviews top chefs from all over the world, “stealing” their recipes and telling you everything here, in a perfect ‘non-tourist tourists’style.

A SWEET MONA LISA CONQUERS NY!

TEXT AND PHOTOS BY CESARE ZUCCA In 1795, Mastro Tommasso di Filippo Muzzi opened small pastry shop in the heart of Foligno, a town in central Umbria. Today, Muzzi continues to make the highest quality Italian pastries, cookies, and cakes. While in Milan for the entire Christmas period a real “Panettone festival” will be organized which will see the specialties of the prestigious Giovanni Cova & C. pastry shop at the extraordinary Eataly Smeraldo Store. In New York, Boston and Chicago, in synergy with Eataly, Tommaso Muzzi’s Panettone will be told in its essence, as we know it in Italy. The rigor and complexity of production will be transferred, making it one of the most prestigious national gastronomic symbols. he collaborative project between Eataly, the Farinetti family company and Borsari family Confectionery Company of the Muzzi family, owners of the “Tommaso Muzzi” brand, will take the form of setting up real single-brand temporary stores, in which they will be protagonists classic panettone and pandoro, coated and stuffed specialties that will find narrative opportunities and sumptuous exposure. Connoisseurs can, in a guided way, taste the products and understand the substantial characteristics and differences with respect to any other dessert. Emphasis therefore on the mother of natural yeast, sensory analysis, occasions and ways of consumption, to establish a path of knowledge and culture with the consumer.
 “We are in perfect agreement with the Eataly philosophy based on the celebration of Made in Italy excellence – states Andrea Muzzi Ceo of the Group – we also share the values ​​and the will to bring Italy where no one has gone so far so determined. The conquest of the international tables is above all a cultural issue and those who become standard-bearer are also guarantors of an entire system or supply chain. The Italian tradition must be defended and protected, therefore teamwork is not only a necessity but I would say, an imperative “.
The historic pastry shop Giovanni Cova & C., also distributed in the US with label Brera Milano 1930,  from Mid.November till January 2020  will host a great sale of its products at NY Eataly, including a sumptuous exhibition the celebration of the 500th anniversary of the death of Leonardo da Vinci. Combining excellence and art, all the celebrations of the Leonardo 500 Line will be on display and on sale. La Gioconda will wrap the Classic Panettone, awarded with the Three Star Superior Taste Award and the Annunciation, the extraordinary GranCioccolato Panettone.

The Lat Supper will be an elegant Panettone livery with drops of white chocolate, raspberry and pistachio, while to embellish the Panettone with curcuma and ginger there will be the fascinating reproduction of the work La Dama with Ermellino; The Virgin of the Rocks will be the protagonist with the Panettone stuffed with cream of “Pistacchio Verde di Bronte DOP” and Sant’Anna, the Virgin and the baby with the lamb will be the copy that will adorn, finally, the Panettone Pere e Cioccolato.

To complete the assortment, but no less important, will be the presence of all the iconic products of the prestigious Milanese pastry brand. A grand take on the traditional Italian Christmas cake, this classic basso panettone is made with natural yeast that takes at least 30 hours to rise, then filled with a generous helping of candied fruit and raisins. Excellent on its own, panettone pairs well with fresh berries, whipped cream, and dark chocolate. Enjoy with a cup of coffee for an afternoon pick-me-up, or serve as after-dinner dessert with a glass of wine.INFO
Muzzi
Brera Milano 1930
Giovanni & Cova.G
Eataly NY

 

RUSTICHELLA HAS ABRUZZI TRAVEL THE WORLD: FROM LOCAL EXPERTISE TO INTERNATIONAL RECOGNITION!

TEXT BY PHILIP SINSHEIMER
PHOTOS BY CESARE ZUCCA After the discovery of Abruzzi thanks to the guidance of local pasta maker extraordinaire Rustichella, I collected my thoughts about their business model relying largely on export. Why would this company deeply rooted in this region of Italy have both the desire and the possibility to reach the four corners of the world? Wasn’t there a form of contradiction here between local and global?This happened to be around Oct 25th which is celebrated as pasta day around the world which put things in context, as pasta appears as an icon of Italiy and, at the same time, an international product, almost universal. Looking at things from a historical perspective, this is not that shocking or contradictory. Pasta is, by definition, a product made to travel. By “pasta”, I am referring to dry pasta made of durum wheat semolina, not fresh pasta made from tender wheat flour with the adjunction of eggs most of the time. Italy is the birthplace of pasta as a commercial commodity capable of withstanding long periods of time, being a dry product that can last for years. The first mention of commercial dry pasta making dates to the 12th century (way before the birth of Marco Polo you may note!) with a text from an Arab geographer referring to a large production of it in the vicinity of today’s Palermo in Sicily. It is clearly stated that the goods produced were sent by ships to various Christian countries.Genova was soon to become an important area of dry pasta production as well. Why? Because of the importance of its port and shipping capacities. Think about it: at a time with no refrigeration and slow means of transportation, how far could food really travel? Pasta, well protected from humidity, rapidly grew in popularity and started traveling the world, just like salt cod did! Fast forward: today, how can a medium-size company like Rustichella manage to have their products fly over continents to reach the kitchens of chefs and gourmet home cooks as far away as Japan and Brazil? How can they compete with industrial giants such as Barilla which benefit from massive marketing, advertising and financial power? The answer is both material and immaterial qualities, just like soul and body. How can that be in the case of pasta which is basically made of 2 ingredients, durum wheat and water, the latter being at the end eliminated for the most part by the way. How can such a basic and simple food product have a soul and how can it vary so much in quality? Food products are not only a collection of molecules. They carry with them emotion and identity. Think of Proust and his lengthy internal voyage through the remembrance of his past, just by biting into this piece of madeleine cake ducked in a cup of tea. Rustichella does everything to delivery emotions. Opening a package of their product is an invitation to a journey to Abruzzi without having to take a plane. Of course, having been there is a prerequisite to experience this motionless journey. People should really come and taste all that Abruzzi has to offer in order to tie emotional knots in their memory and feel something when they open a package of pasta coming from there. Who knows where Barilla pasta is produced? And more importantly, who cares? The giant company which headquarters are in Parma translate nothing of the soul of this beautiful city of Emilia Romagna.Besides this immaterial quality that Rustichella instils at the heart of its products, there is a good deal of very concrete and technological elements that make them stand out as a pasta like no other. In short, the product is not a mere invitation to dream of Abruzzi. If it carries a soul, it’s because its body is of the best quality to begin with. You wouldn’t have people dream and get off their feet with a food product that wouldn’t be worth their attention in the first place. Now, what are the material qualities that make a pasta exceptional and dream-worthy? First, the quality of the ingredients. Well, we do not have to go very far with that: durum wheat and water, that’s it. I had been told that the quality of the water was important, but Gianluigi Peduzzi – co-owner of Rustichella with his sister Stefania – seemed to dismiss that element. Just pure water. The ingredient that really counts is the durum wheat. The siblings being children of famous millers in the region of Vestina knew one thing or two about the ingredient! A great wheat will lend not only great flavor, but great texture. Whether imported or locally sourced, only the best quality is used. An organic line of pasta has also been created recently RUSTICHELLA
But the best durum wheat in the world won’t automatically make a great pasta. It would be too easy! Technique is essential. An exceptional visit of the factory was the occasion to have a clue of all the parts involved in the process. One of the key elements is the use of bronze dyes, which are pierced wheels of metal, if your will, through which the pasta dough is pushed through leading to various shapes of pasta. Why is this better than the Teflon coated molds used in basic quality pasta? Well, the bronze can never be totally smooth and thus the pasta will have a superficial rugosity which will help the sauce cling to the pasta. With plastic coating the extrusion is way faster, but the result is a pasta texturally bland. This represents a big cost for the company: not only does the production is slower, but the dyes need to be replaced more frequently.The second most important technical element is the drying process. Ordinary pasta is produced in a continuous fully automated way. As soon as the pasta is extruded and cut, it is dried rapidly with the help of heat. Well dried, I should perhaps say baked. Notice that deep yellow color of basic pasta: it’s the sign of a caramelization and pasta shouldn’t be resemble candy making! Here, the pasta is slowly dried in chambers. It is during that drying time that the flavor of the pasta develops. Artistry is at stake here: the pasta maker will have to consider the humidity in the air to see first how much water to add to the semolina in order to obtain the perfect consistency and then, one has to judge when has to make sure the drying process is done at the right temperature and for the right time. Technique and artistry work hand in hand. As Gianluigi shared all his insights in terms of the technology, his sister Stefania gave us to see how far her artistic involvement went. She not only designed various packaging but created pieces and oversaw the art direction of a temporary exposition dedicated to Rustichella from its origins to its latest creations.One of those creations is a revolutionary spaghetti name ? that cooks in 90 seconds without sacrificing the quality of the pasta. No precooking here, like those sheets of lasagna that do not need to be precooked in boiling water. It is a technological feat coming from the shape of the pasta itself.     Here again, a combination of imagination and technology, tradition and modernity.All this explains why chefs at the other end of the world decide to put the price in this high-end product. They have a story to tell, not noodles to sell. They also have a well-made product which won’t let them down in their kitchen. Because the quality of the ingredients and of the process, they know the pasta won’t get limp on them and will remain al dente. They can even pre-cook the pasta halfway and finish the cooking process in the sauce or with a short plunge in boiling water.
The pasta has the strength of a tank and the grace of a Ferrari!INFO
https://www.rustichella.it/

AT SARAH’S VINEYARD, A DREAM CALLED ‘FULL MOON HARVEST’

TEXT AND PHOTOS BY CESARE ZUCCA
Iconic Federico Fellini’s Muse Sandra Milo and the governor of Veneto Luca Zaia were the guest of honor of the amazing harvest that happened few days ago (or I should say few nights ago)…) at the under the full moon celebration of the superb Sarah Dei Tos 2019 vintage of the Prosecco Superiore DOCG “Grappoli di Luna”.
Over two hundred guest, including entrepreneurs, journalists, wine and food bloggers, public administrators, gourmet enthusiasts and a delegation from Imoco Volley, the women’s volleyball team from Conegliano which plays in A1, gathered to celebrate the all-biological Night Harvest of the “La Vigna di Sarah” farm, in the hills of Prosecco UNESCO World Heritage Site in Cozzuolo di Vittorio Veneto.
The “twinning” with the viticulture of Ponza with the awarding of the prize “La Vigna di Sarah BIO for heroic agriculture” to the Antiche Cantine Migliaccio.
Vittorio Veneto. It took three years of “virtuous” farming practices, and a lot of determination, to reach the goal of the first totally organic Glera grape harvest, with which the 2019 vintage of Prosecco Superiore DOCG “Grappoli di Luna” Brut Millesimato, tip will be produced diamond from the sparkling wine collection of Sarah Dei Tos, a young wine entrepreneur, owner of the “La Vigna di Sarah” farm, in Cozzuolo di Vittorio Veneto (TV). Organic and bio farming is the basis of its production philosophy and it has confirmed it in the fifth edition of the Night Harvest, the first completely organic, the only initiative of its kind in the lands of the Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore appellation. On Friday 13 September the Col di Luna vineyards were crowded with “professional” and amateur harvesters, who harvested ripe grapes (healthy grapes at first glance) under the light of the full moon, the last of the summer, and at light of the great white globes and of the powerful lighthouses that lit up the night of Cozzuolo.    Another highlight of the party was the presentation of the third prize “La Vigna di Sarah BIO for heroic agriculture”, awarded to the Antiche Cantine Migliaccio of Ponza Island managed by Luciana Sabino, who along with her husband Emanuele Vittorio handed down a viticulture whose origin dates back to 1700. The governor of the Veneto region Luca Zaia commented on the important international commitments on which the Veneto Region bet, under his guidance: “When we left, I was the only one . We must believe in dreams “. And he recalled what was concretized in 2019: the Milan-Cortina 2026 Olympics and the Hills of Prosecco, a UNESCO heritage, “a result I chased for 10 years”
I would like to mention the welcoming Agriturismo di Sarah, a comfortable old colonial  bnb located in the farmhouse far only 40 minutes from Venice and 1 hour from Cortina d’Ampezzo, one of the most famous and prestigious village in Dolomiti Mountains. the farmhouse has a wonderful panorama: the view starts from Prosecco hills and arrives to Venice Lagoon. a great destination if you planning to visit this marvelous land.You will find And surprise… In addition to the cosy rooms, you can find some unique accommodations: three huge wooden wine barrels, perfect for an ‘ I love ‘ vacation.
To brighten up the party there were also the charm and friendliness of Sandra Milo, who recently published a book of her touching poetry ‘ Il Corpo e l’Anima’ (Body and Soul) about the power of love: “If I hadn’t loved so much, and if I didn’t love now, who knows if I’d still be alive,”, she said and dedicated a beautiful poem to Sarah that says:
 “Inebriating reliefs, like the dreams of men who know peace. From Mother Vine the grapes reach the vats and then to the barrels. The sparkling wine is victorious to the cups, to reach the mouths of those who make life their own values. The generous Moon approves, shining with pleasure. God smiles because he knows that what he has created is divine. and it is repeated on earth, in Sarah’s vineyard “.
The legendary actress was the godmother of the Night Harvest, distributing smiles, selfies, hugs, including my emotional one !  On the stage and among the vineyards also the youtuber Canal has arrived, presenting its new video “On the stage and among the vineyards also the A grape harvest begins you”. To crown the party, the “country” dinner on the lawn of the “La Vigna di Sarah” farmhouse, framed by the Prealps. Almost a rural “snack”, as tradition dictates in order to repay the fatigues of the grape harvesters: Ulysses’ salmon trouts, raised in Follina, in the version by chef Elia of the Mainor of Fregona; the rich table of Friulian cheeses from the Latteria di Aviano (PN), presented by Linda Del Ben, including ‘Modesto’ that literally has been sleeping wrapped in straw…Excellent 5 hours grilled meat by the Alpini group of Soligo; dishes and vegetables from the organic vineyard of Sarah’s Vineyard, cooked by the trattoria Larin da Bepo, the yummy Treviso soppressa with Mauro Pinel’s bread and pumpered by the extra virgin Istrian olive oil Mate produced by Aleksandra VekicAnd in the glasses the two wines of the Antiche Cantine Migliaccio, the Fieno and the Biancolella of Ponza IGP, and the Prosecco Superiore DOCG “La Vigna di Sarah”, for a sparkling goodbye to the Night Harvest 2020.Sarah Dei Tos, after this commitment, is now projected to the next event that will see it, together with other companies, protagonist of the event “The corporate culture of the lands of the Alpe Adria meets the Milan Wine Week“, the 7-8 -9 October at the Itlas Flagship Store in Milan.
Finally a well deserved ‘grazie’ to Sarah her beautiful team and the unstoppable PR Cristiana Sparvoli, who graciously invited me to be part of such a dream!INFO
La Vigna di Sarah