(italian and English versions) Benvenuti sulle sponde del Lago di Garda, il più grande lago italiano. Partiamo per un weekend dove il bello e il gusto strizzano l’occhio a un seducente calice di vino, ovviamente Garda DOC! Il Lago di Garda si trova a sud circondato dalle colline moreniche che, appaiono oggi disposte in ampi semicerchi concentrici dischiusi verso la pianura. Risalgono all’epoca delle due ultime glaciazioni, quando ancora il Lago di Garda era un enorme ghiacciai. Con il passare dei millenni, questi depositi divennero vere e proprie colline che il tempo e le acque cristalline del fiume Mincio modellarono e si rivestirono di una rigogliosa vegetazione.
Le colline, lasciate dal ritiro dei ghiacci e, nella parte a nord più alta e stretta, avvolto dalle alte catene montuose che gli conferiscono la forma e l’andamento di un fiordo e lo proteggono favorendo un clima di tipo mediterraneo, per la precisione, il clima più mediterraneo al Nord Italia.
E’ un clima mite e temperato, che favorisce la crescita di un’armoniosa vegetazione mediterranea: palme, cipressi, limoni, oleandri e aranci. Agavi e ginestre ne colorano le rive, mentre le piante offrono frutta e inconfondibili agrumi.
Splendidi oliveti producono il rinomato olio del Garda apprezzato per la delicatezza del suo sapore, il fresco retrogusto di mandorla dolce, alta digeribilità e, come se non bastasse presentato e servito con una squisita accoglienza da parte dei produttori…che vi invitano a degustazioni in loco.
Pronti? Infiliamoci in auto e partiamo! Siamo sulla Costa Orientale, caratterizata dalla presenza di strade a più livelli. Dalla Gardesana Orientale a una serie di medie e grandi “corniche” tutte da scoprire, talvolta così strette da consentire il passaggio a una sola auto, alternandosi a comode strade pianeggianti che permettono di andare dall’entroterra alla litoranea.
La Sponda Veneta, detta anche Veronese, abbraccia il profilo orientale del grande specchio lacustre, disseminandolo di bellezze paesaggistiche, beni culturali e eccellenze enologiche. Da Peschiera fin verso il confine con il Trentino, ha un paesaggio che cambia in continuazione. Dal passaggio all’interno della fortezza della città risorgimentale, alla morbida morfologia tra vigneti e località termali.
La cucina del Garda La cucina locale ci racconta tradizioni antiche, storie di vita vissuta, prodotti unici legati ad aziende che da generazioni si tramandano ricette, consigli e… squisiti piatti di pasta, di verdure, di carme e, ovviamente, di raffinato pesce di lago tra cui il luccio, il coregone , la trota rosata, l’ anguilla cucinata con miele e soia, e le alborelle, qui tradizionalmente consumate in salamoia. Il pesce locale (e freschissimo) è il protagonista di molti piatti territoriali: bigoli con sarde e acciughe, tagliolini con coregone, pasta con trota salmonata, luccio in “saor” con polenta, sardine Agoni ai ferri.
Una delicata trota rosata servita da Pratello
Potrete trovare squisiti salumi, ottimi formaggi, gli autentici casoncelli e il tradizionale coniglio arrosto con purè che ci riporta al pranzo domenicale in famiglia e per finire i tipici spongadì, dolcetti a forma di ciambella spesso accompagnati dai preziosi vitigni di groppello e di lugana o deliziosi passiti.
E nel calice ?…
Il Garda è un paradiso di vigneti: 20 milioni di bottiglie all’anno! La vendemmia viene svolta esclusivamente a mano, selezionando i grappoli e riponendoli in piccole cassette che vengono in breve tempo condotte in cantina. Oltre a varie uve native, otto sono i principali vitigni che popolano questa zona, quattro bianchi: garganega, trebbiano, chardonnay, pinot grigio e quattro rossi: corvina, merzemino, merlot e cabernet sauvignon e poi i seducenti rosè di marzemino, corvina e pinot nero, chardonnay, e pinot grigio, tutti riconosciuti dal Consorzio Garda DOC
ENGLISH VERSION
Welcome to the Garda DOC shores of Lake Garda, the largest lake in Italy Let’s go for a weekend where beauty and taste wink at a seductive glass of wine, obviously Garda DOC!Lake Garda is surrounded by the morainic hills which appear today arranged in large concentric semicircles opening towards the plain. They date back to the time of the last two glaciations, when Lake Garda was still a huge glacier. Over the millennia, these deposits became real hills that time and the crystalline waters of the Mincio river shaped and covered themselves with luxuriant vegetation. The hills, left by the retreat of the ice and, in the highest and narrowest part to the north, surrounded by high mountain ranges that give it the shape and shape of a fjord and protect it by favoring a Mediterranean-type climate, to be precise, the most Mediterranean climate in Northern Italy.
It is a mild and temperate climate, which favors the growth of harmonious Mediterranean vegetation: palm trees, cypresses, lemons, oleanders and oranges. Agaves in broom color the banks, while the plants offer fruit and fragrant citrus fruits.
Splendid olive groves produce the renowned Garda oil appreciated for the delicacy of its flavor, the fresh aftertaste of sweet almond, high digestibility and, as if that were not enough, presented and served with an exquisite welcome from the producers … who invite you to tastings on site .
Are you ready? Let’s get in the car and let’s go! A feature of the Venetian Coast is the presence of multi-level roads. From the Eastern Gardesana to a series of medium and large “corniche” to be discovered, sometimes so narrow as to allow the passage of a single car, alternating with comfortable flat roads that allow you to go from the hinterland to the coast.
The Oriental Coast, also known as Costa Veronese, embraces the eastern profile of the great lake mirror, disseminating it with scenic beauty, cultural heritage and enological excellence. From Peschiera to the border with Trentino, it has a constantly changing landscape. From the passage inside the fortress of the Risorgimento city, to the soft morphology between vineyards and spas.
The cuisine of Garda The local cuisine tells us ancient traditions, stories of real life, unique products linked to companies that for generations have handed down recipes, advice and … exquisite dishes of pasta, vegetables, poultry and, of course, refined lake fish including pike, whitefish, pink trout, eel cooked with honey and soy, and bleak, here traditionally eaten in brine. Local (and very fresh) fish is the protagonist of many local dishes: bigoli with sardines and anchovies, tagliolini with whitefish, pasta with salmon trout, pike in “saor” with polenta, grilled Agoni sardines.
Una delicata trota rosata servita da Pratello
You can find exquisite cold cuts, excellent cheeses, the authentic casoncelli and the traditional roast rabbit with mashed potatoes that brings us back to the Sunday family lunch and finally the typical spongadì, donut-shaped sweets often accompanied by the precious groppello and lugana vines or delicious raisins.What in the glass?
Garda is a paradise of vineyards: 20 million bottles a year! The harvest is carried out exclusively by hand, selecting the bunches and placing them in small boxes which are quickly taken to the cellar. In addition to various native grapes, there are eight main goup varientals that populate this area, four whites: garganega, trebbiano, chardonnay, pinot grigio and four reds: corvina, merzemino, merlot and cabernet sauvignon and then the seductive rosé of marzemino, corvina and pinot black, chardonnay, and pinot grigio, all recognized by the Garda DOC ConsortiumD
Pronti per un weekend suggestivo, magico, sorprendente…insomma indimenticabile e straordinariamente ‘gourmet’… con la ricetta originale della ‘crepe’ di ChefJan Supply? La meta è Bruges, cittadina belga nella meravigliosa Regione delle Fiandre. Una destinazione che vi regalerà storia, arte, cultura e la ricca cucina fiamminga. Pronti ? Partiamo.
A darci il benvenuto sono le torri medioevali, i canali su cui su specchiamo ville e palazzi, i romantici angoli immerse nel verde e i pittoreschi scorci che Bruges offre al visitatore. Questa città, grazie alla sua posizione favorevole e il collegamento con il mare divenne sin dal medioevo. un’importante e intraprendente punto commerciale e centro portuale dell’Europa nord-occidentale. Molti facoltosi commercianti europei di trasferirono a Bruges dove nacque la prima borsa valori, le cui attività si svolgevano sulla piazza davanti alla locanda della famiglia Van der Beurze e le cui borsette sono ancora immortalate sul portale del palazzo.
Per Bruges iniziò il secolo d’oro, capitanato dai Duchi di Borgogna che qui ampliarono la loro residenza, trasformando la città in un vivace crocevia eonomico e culturale. Pittori famosi come Jan van Eyck e Hans Memling, grandi maestri primitivi fiamminghi, trovarono in Bruges il luogo ideale per le proprie attività artistiche.
L’anno 1482 segnò il triste declino della città, i rapporti tra I commercianti e Massimiliano di Borgogna precipitarono, cosi some i collegamenti di Bruges con il mare. La corte, i mercanti stranieri, le autorità e gli artisti abbandonarono la città, insomma i vip dell’ epoca se ne andarono via tutti, tranne… i cigni da sempre presenti a Bruges, simbolo di libertà e tuttora fotografatissimi protagonisti.
La grande rinascita avvenne nel 1892 quando lo straordinario patrimonio della città fu riscoperto. Grazie alla sua bellezza intima e misteriosa, Bruges iniziò ad essere considerata come una delle mete turistiche più interessanti al mondo
Come girare per Bruges A Bruges è bellissimo gironzolare senza meta nelle tortuose stradine per scoprire il suo volto medievale e i suoi angoli più nascosti, magari affidandovi a una guida, a piedi o in bicicletta, oppure in risciò, mezzo di trasporto unico ed ecologico. I canali di Bruges sono le arterie della città. Non perdetevi un tour in battello o in barca lungo I canali, da cui potrete vedere la città da un diverso punto di vista e scoprire angoli nascosti e giardini segreti.
Due eccellenze di Bruges: delicati merletti e praline di ciocoolato
L’imbarco avviene in uno dei cinque moli nel cuore della città e il giro dura circa mezz’ora. I più avventurosi potranno vive l’ebbrezza di un volo in una delle mongolfiere di Bruges Ballooning che organizza tour mattutini e serali nei cieli sopra la città, l’ escursione dura tre ore di cui almeno una in aria.
Siete romantici? Vi aspetta un suggestivo giro in carrozza dove godrete di tutta la pittoresca bellezza di Bruges, attraverso piazze secolari e favolosi ponti sui canali, mentre il cocchiere vi offrirà spiegazioni esperte e farà una breve sosta al famoso (e imperdibile) Begijnhof, struttura dalle bianche pareti, un tempo dimora di una comune di ‘beghine’, donne laiche emancipate che conducevano una vita casta e pura in una vera oasi di pace religiosa, caratterizzata dall’imponente cortile interno, dagli alberi dalle radici aggrovigliate e meravigliosi fiori stagionali. Poco distante vi aspetta il lago Minnewater, circondato da un bellissimo parco e attraversato da un suggestivo ponte del 1720 che regala una vista spettacolare sulle torri e sui tetti a punta di Bruges.
DA VEDERE
Grote Markt o Piazza del Mercato, era il centro commerciale di Bruges in epoca medioevale e vivace nido della città, dominato dalla Belfort, Torre Civica su cui potrete scalare 83 gradini per godere di un panorama mozzafiato. Non è possibile prenotare, per cui prevedete un po’ di attesa, ma ve lo assicuro, ne vale la pena.
Burg cuore pulsante della città. Da oltre 600 anni la maestosa architettura della piazza comprende anche la Landhuis, casa della Legione della libertà di Bruges. Questa piazza era il cuore amministrativo e religioso di Bruges e, sebbene nulla rimane delle due costruzioni, i bellissimi edifici storici che la circondano ne sono la testimonianza. Primo fra tutti il trecentesco municipio gotico Stadhuis, uno dei più antichi dei Paesi Bassi, con guglie, torrette e la facciata costellata di finestre e splendidamente decorata.
Basilica del Santo Sangue di Bruges che, in un prezioso flacone di cristallo, ospita un frammento del tessuto utilizzato da Giuseppe d’Arimatea per asciugare il sangue di Cristo dopo la crocifissione. Chiesa di Nostra Signora, costruita in stile gotico brabantino tra il XIII e XV secolo, la Onze-Lieve-Vrouwekerk è uno splendido esempio dell’abilità e della perizia degli artigiani locali.all’interno troverete un vero gioiello la Madonna di Brugesdi Michelangelo, scultura in marmo di Carrara di straordinaria bellezza. Fu acquistata nel 1506 dalla famiglia Mouscron, ricchi mercanti di tessuti di Bruges, per adornare la tomba di famiglia ed è l’unica opera di Michelangelo ad aver lasciato l’Italia mentre il grande artista era ancora in vita.
Affiancati uno all’altro ecco meravigliosi musei: il Gruuthuse, sfarzoso palazzo del XV secolo abitato da un mercante che riscuoteva la tassa su “Gruut”, una mistura di erbe che veniva aggiunta all’orzo nel processo di produzione della birra. Il Museo , attrverso 22 stanze, racconta 500 anni di storia di Bruges con collezioni che spaziano dagli arazzi al mobilio, da oggetti in metalli preziosi alle ceramiche, dalle armi agli strumenti musicali e la suggestiva cappella privata che si affacciata direttamente sulla navata della Chiesa di Nostra Signora. Permettendo ai nobili di seguire le funzioni religiose senza essere visti dal popolo.
Museo di Groening ricca collezione di opere d’arte dal XV al XX secolo, concentrata principalmente sugli artisti che hanno vissuto e lavorato a Bruges. Una magnifica raccolta di dipinti dei cosiddetti Primitivi Fiamminghi costituisce il nucleo centrale della mostra permanente ed è consoderata una delle migliori collezioni di arte medioevale in Europa.
Il Museo vanta infatti, alcuni capolavori di Hans Memling,Gerard David e di Jan Van Eyck, considerato l’iniziatore della scuola fiamminga e il celebre ritratto di sua moglie “Margareta, dall’espressione piuttosto severa, si mormora che in casa a comandare fosse lei….
Museo Memling, mobili, oggetti, archivi e strumenti medici, raccontano la secolare storia dell’ospedale Sint-Janshospitaal gestito delle sorelle e dei fratelli della Congregazione che curava corpi e anime.
La cucina fiamminga
Il Belgio, si sa, è famoso per le sue ‘ frites’ patatine fritte spesso accomoagnate da cozze alla ‘Mariniere’ o ‘au vin blanc’. Le frites sono lo street food d’eccellenza, le trovate dovunque, in porzioni generosissime, rigorosamente fresche e tagliate in giornata, con una vastissima scelta di salse, dalla mayonnaise, la più tradizionale, al ketchup, alla tartare, o mille altre inaspettate versioni.
Le ‘frites’ sono una vera istituzione, tanto che la città le onora con un museo nello spendido palazzo Saalhalle, il Frietmuseum, racconta la storia della patata, delle ‘frites’ e delle salse, il tutto, naturalmente con degustazione finale! Madame Adi, mia gentile guida, mi ha consigliato Casa Patata, dove mi sono affiondato e concesso un gustoso break, davvero ottime !
Cosa mangiare a Bruges La gastronomia fiamminga è un mix ben riuscito di piatti francesi e belga. Tra i prodotti di mare spiccano gamberi ’grigi’ (crevettes grises), anguille, moules – frites (cozze con patatine fritte, mi raccomando, occhio alla stagione,) Tra le carni: bollito misto di carne (hochebot), il mijotè di maiale, la carbonade(bovino), il famoso cavoletto di Bruxelles, asparagi bianchi (in stagione) cioccolato e più di 1000 tipi di birra
Dove ho cenato Goesepitte43, alternativo ma non troppo , innovativo al punto giusto , la cucina belga felicemente presente e egregiamente rielaborata dallo chef Jan Supply che ha sorannominato il suo locale ‘bistronomy’ a cavallo tra bistrot, brasserie e ristorante gastronomico.
i famosi asparagi bianchi ‘Spitsbroek’ feuilleté, teneri e succosi serviti con una delizosa con salsa mousseline
Carne, pesce e pollame e grande attenzione ai contorni di verdure che potranno essere scelti dal cliente. Molti piatti sono cucinati con il Mibrasa, un forno a carbone che esalta gli aromi naturali degli ingredienti e sprigiona una gamma unica di sapori puri.
Chef Jan Supply
Ho gustato i famosi asparagi bianchi ‘Spitsbroek’ feuilleté, teneri e succosi serviti con una delizosa con salsa mousseline e non posso non citare la strepitoso dolce, una sorrilissima e croccante crèpe alle mele con panna e un tocco di gelato alla vaniglia…Irrerstibile! Impossibile non ‘ rubare’ allo chef la ricetta originale.
Ecco la ricetta della ‘crepe normandie’
La torta di mele è una frittella con fettine di mela chiamata “crêpe normande”. Ecco la ricetta per 12 frittelle 4 uova 200 g di farina 60 g di burro fuso 0,5l di latte 4 mele, sbucciate e tagliate a fettine sottili (usate una mandolina se ne avete una) Per caramellare: 200 g di zucchero + 200 di burro
ISTRUZIONI
1 Sbattere tutti gli ingredienti a parte il burro e le mele con metà del latte per unire, quindi aggiungere il resto del latte per ottenere una pastella. Resisti alla tentazione di usare un frullatore in quanto attiverà eccessivamente il glutine nella farina e impedirà alla pastella di scorrere correttamente nella padella. Metti da parte per un po’.
2 Cuocete molto leggermente le fettine di mela in padella con un po’ di burro, giusto per ammorbidirle. Mettetele da parte.
3 Scaldare il burro in una padella per crêpe fino a quando non diventa spumoso. Aggiungere un mestolo di pastella e stendere spostando la padella o utilizzando una spatola di legno. Aggiungere rapidamente alcune fettine di mela e distribuire sopra un po’ più di pastella. Cuocere per pochi istanti fino a doratura, quindi capovolgere la frittella nella padella per cuocere dall’altro lato. Con le crêpes Normande, questo richiede pratica perché le mele riducono la coesione della crêpe. Se riesci a fare un giro completo, ottimo. Non preoccuparti se sbagli: nascondi l’errore con una piega.
4 Una volta cotta, Sistermarla su un piatto e servirla con gelato o crema chantilly.
INFO Visit Flanders Visit Bruges #VisitBruges #imagineBruges Facebook: @VisitBruges Twitter: @Visit_Bruges Instagram: @visitbruges
ENGLISH VERSION
Are you ready for a suggestive, magical, surprising weekend … in short, unforgettable and definitely ‘gourmet’… with the original ‘crepe’ recipe by Chef Jan Supply? The destination is Bruges, a Belgian city in the beaufuful West Flandres Landes. A destination that will give you history, art, culture and rich Flemish cuisine. Are you ready? Let’s go.
To welcome us are the medieval towers, the canals on which we mirror villas and palaces, the romantic corners surrounded by greenery and the picturesque views that Bruges offers to the visitor. This city, thanks to its favorable position and the connection with the sea became since the Middle Ages. an important and enterprising commercial point and port center of north-western Europe. Many wealthy European traders moved to Bruges where the first stock exchange was born, whose activities took place on the square in front of the Van der Beurze family inn and whose handbags are still immortalized on the portal of the palace.
The golden century began for Bruges, led by the Dukes of Burgundy who expanded their residence here, transforming the city into a lively economic and cultural crossroads. Famous painters such as Jan van Eyck and Hans Memling, great Flemish primitive masters, found in Bruges the ideal place for their artistic activities.
The year 1482 marked the sad decline of the city, relations between merchants and Maximilian of Burgundy plummeted, as did the connections of Bruges with the sea. The court, foreign merchants, authorities and artists left the city, in short, the VIPs of the time all left, except … the swans that have always been present in Bruges, a symbol of freedom and still highly photographed protagonists ..
The great revival took place in 1892 when the extraordinary heritage of the city was rediscovered. Thanks to its intimate and mysterious beauty, Bruges began to be regarded as one of the most interesting tourist destinations in the world
How to get around Bruges In Bruges it is wonderful to wander aimlessly in the winding streets to discover its medieval face and its most hidden corners, perhaps relying on a guide, on foot or by bicycle, or by rickshaw, a unique and ecological means of transport.The canals of Bruges are the arteries of the city. Do not miss a boat or boat tour along the canals, from which you can see the city from a different point of view and discover hidden corners and secret gardens. Boarding takes place at one of the five piers in the heart of the city and the tour takes about half an hour.The more adventurous can experience the thrill of a flight in one of the Bruges Ballooning balloons which organizes morning and evening tours in the skies above the city, the excursion lasts three hours, at least one in the air.
Are you romantic? An evocative carriage ride awaits you where you will enjoy all the picturesque beauty of Bruges, through centuries-old squares and fabulous canal bridges, while the coachman will offer you expert explanations and will make a short stop at the famous (and unmissable) Begijnhof, a structure with white walls, once home to a commune of ‘beguines’, emancipated lay women who led a chaste and pure life in a true oasis of religious peace, characterized by the imposing internal courtyard, the trees with tangled roots and wonderful seasonal flowers. Not far away, Lake Minnewater awaits you, surrounded by a beautiful park and crossed by a suggestive bridge from 1720 that offers a spectacular view of the towers and pointed roofs of Bruges.
TO BE SEEN
Grote Markt or Market Square, was the commercial center of Bruges in medieval times and lively nest of the city, dominated by the Belfort, Civic Tower on which you can climb 83 steps to enjoy a breathtaking view. It is not possible to book, so expect a bit of a wait, but I assure you, it’s worth it
Burg beating heart of the city. For over 600 years, the square’s majestic architecture has also included the Landhuis, home of the Bruges Legion of Freedom. This square was the administrative and religious heart of Bruges and, although nothing remains of the two buildings, the beautiful historic buildings that surround it bear witness to this. First of all, the 14th-century Gothic Town Hall Stadhuis, one of the oldest in the Netherlands, with spiers, turrets and a beautifully decorated, window-studded facade.
Basilica of the Holy Blood of Bruges which, in a precious crystal bottle, houses a fragment of the fabric used by Joseph of Arimathea to dry the blood of Christ after the crucifixion. Church of Our Lady, built in the Brabantine Gothic style between the 13th and 15th centuries, the Onze-Lieve-Vrouwekerk is a splendid example of the skill and expertise of local artisans.Inside you will find a real jewel, Michelangelo’s Madonna of Bruges , Carrara marble sculpture of extraordinary beauty It was purchased in 1506 by the Mouscron family, rich merchants of Bruges fabrics, to adorn the family tomb and is the only work of Michelangelo to have left Italy while the great artist was still in life.
Side by side are wonderful museums: the Gruuthuse, a sumptuous 15th-century palace inhabited by a merchant who collected the tax on “Gruut”, a mixture of herbs that was added to barley in the brewing process. The Museum, through 22 rooms, tells 500 years of Bruges history with collections ranging from tapestries to furniture, from objects in precious metals to ceramics, from weapons to musical instruments and the suggestive private chapel that overlooks the nave of the Church of Our Lady. Allowing nobles to attend religious services without being seen by the people.
Groening Museum rich collection of works of art from the 15th to the 20th century, mainly focused on the artists who lived and worked in Bruges. A magnificent collection of paintings by the so-called Flemish Primitives forms the core of the permanent exhibition and is one of the best collections of medieval art in Europe. In fact, the Museum boasts some masterpieces by Hans Memling, Gerard David and Jan Van Eyck, considered the initiator of the Flemish school and the famous portrait of his wife “Margareta, with a rather severe expression, it is rumored that in the house… she was the boss…
Flemish cuisine
Belgium, as we know, is famous for its ‘frites’ french fries often accompanied by ‘Mariniere’ or ‘au vin blanc’ mussels. Excellent street food, you can find them everywhere, in very generous portions, strictly fresh and cut on the same day, with a huge choice of sauces, from mayonnaise, the most traditional, to ketchup, tartare, or a thousand other unexpected versions.
The ‘frites’ are a true institution, so much so that the city honors them with a museum in the splendid Saalhalle palace, the Frietmuseum, tells the story of the potato, the ‘frites’ and sauces, all, of course, with a final tasting! Madame Adi, my kind guide, recommended Casa Patata, where I allowed myself a tasty break, really good!.
What to eat in Bruges Flemish gastronomy is a successful mix of French and Belgian dishes. Among the seafood products stand out ‘gray’ prawns (crevettes gris), eels, moules-frites (mussels with fries, I recommend, keep an eye on the season) Among the meats: mixed boiled meat (hochebot), pork mijotè , carbonade (bovine), the famous Brussels sprout, white asparagus (in season), chocolate and more than 1000 types of beer!
Where I had dinner Goesepitte43, alternative but not too much, innovative at the right point, the Belgian cuisine happily present and excellently reworked by chef Jan Supply who has renamed his ‘bistronomy’ place between bistro, brasserie and gastronomic restaurant. Meat, fish and poultry and great attention to vegetable side dishes that can be chosen by the customer. Many dishes are cooked with Mibrasa, a charcoal oven that enhances the natural aromas of the ingredients and releases a unique range of pure flavors.
Chef Jan Supply
I tasted the famous white asparagus ‘Spitsbroek’ feuilleté, tender and juicy served with a delicious mousseline sauce and I cannot fail to mention the amazing dessert, an apple crepe with a touch of vanilla ice cream …
Here the original “crêpe normande”. recipe
The apple tart is a pancake with apple slices called a “crêpe normande”. The recipe for 12 pancakes is:
4 eggs
200g of flour
60g of melted butterthe
0,5l milk
4 apples, peeled and thinly sliced (use a mandoline if you have one)
To caramelize : 200g Sugar + 200 butter
INSTRUCTIONS
1 Whisk all ingredients apart from the butter and apples with half the milk to combine, and then whisk in the rest of the milk to make a batter. Resist the temptation to use a blender as it will over-activate the gluten in the flour and stop the batter from running properly in the pan. Set aside for a while.
2 Very lightly cook the apple slices in a pan with a little butter, just to soften them. Set aside.
3 Heat the butter in a crêpe pan until foaming. Add a ladle of batter and spread out either by moving the pan or using a wooden spreader. Quickly add some apple slices in a nice pattern, and spread over a little more of the batter. Cook for few moments until browning, and then turn the pancake over in the pan to cook the other side. With crêpes Normande, this takes practice because the apples reduce the cohesively of the crêpe. If you can do a full flip, then this is a good skill to acquire. Don’t worry if you mess it up – hide the error with a fold.
4 Fold onto a plate once cooked and serve with ice cream or Chantilly cream.
INFO Visit Flanders Visit Bruges #VisitBruges #imagineBruges Facebook: @VisitBruges Twitter: @Visit_Bruges Instagram: @visitbruges
CESARE ZUCCA Travel, food & lifestyle. Milanese by birth, Cesare lives between New York, Milan and the rest of the world. For WEEKEND PREMIUM he photographs and writes about cities, cultures, lifestyles. He likes to discover both traditional and innovative gastronomic delights. Cesare meets and interview top chefs from all over the world, ‘steals’ their recipes in a ” non touristy tourist ” style
(in italian and english) Belgio: vi aspetta un weekend ricco di storia, arte, cultura, birra, gastronomia e… diamanti, il tutto condito dalla simpatia dei Sinjoren, (signori) come vengono chiamati gli abitanti di questa città, noti per essere le persone più felici della terra. Proprio per questo motivo molti turisti sono attratti da Anversa, dove gli amanti della birra possono godere di momenti “inebrianti” provando tutti i tipici sapori belgi.
Anversa, capoluogo della provincia delle Fiandre, è la seconda città più grande del Belgio e anche il secondo porto più grande d’Europa, nonché da secoli conosciuta come la ‘capitale mondiale dei diamanti’ di cui cura Il taglio, la lucidatura e il commercio. Una città ricca di affascinanti architetture e istituzioni storiche, integrate da una vivace vita notturna.
Pronti? Si parte alla grande e si arriva alla grandissima… Preparatevi a rimanere a bocca aperta , vi aspetta la spettacolare Stazione Ferroviaria, costruita all’inizio del 20° secolo e considerata tra le più belle stazioni ferroviarie del mondo.
Il nostro itinearario prosegue verso il centro storico, con una visita a Steenplein fortezza secolare che ospita un centro visitatori e The Antwerp Story, perfetta introduzione per conoscere Anversa.
Het Steen
Proseguiamo verso il Plantin-Moretus, museo dell’industria della stampa e patrimonio mondiale dell’UNESCO, un vero gioiello che riporta in vita la storia secolare della stampa libraria. Qui potrete vedere le più antiche stampanti del mondo, decine di migliaia di libri e una magnifica collezione d’arte, tra cui uno splendido disegno di Peter Paul Rubens recentemente acquisito dal governo fiammingo.
Plantin-Moretus
Ho citato Rubens che sarà la nostra guida e ispirazione per la nostra prossima tappa. Siamo infatti arrivati alla Rubenshuis, la casa dove Rubens visse gioie e dolori familiari, dipinse e intrattenne i grandi regnanti dell’epoca.
Ruben’s House
Costruita ispirandosi alle gloriose strutture italiane, che Rubens amava e conosceva bene. L’artista era talmente innamorato dell’Italia, che decise di farsi chiamare ‘Pietro Paolo’ e a firmare così alcuni dei suoi quadr , tra cui il celebre ritratto della seconda moglie, la sedicenne Helena Fourment, famosa per la sua bellezza. Da lei il Maestro ebbe 5 figli e la sua fertilità è rappresentata di fiori d’arancio tra i capelli.
Helena, la bellissima moglie di Rubens
Dal monumentale ingresso, ricco di statue di ispirazione romana, si passa alla casa, completa di quadri, arredi, vettovaglie, numerosi camini e del suo letto, puttosto minuto, devo dire …
La Cattedrale di Nostra Signora è la più grande chiesa gotica dei Paesi Bassi. All’interno spiccano due opere di Rubens “L’elevazione della croce” e la “Discesa dalla croce” , La torre settentrionale, alta 123 metri., è un vero merletto di pietra.
Uno snack in pieno centro? Impossibile non gustare l’orgoglio gastronomico nazionale: ‘les frites‘ ! Croccanti patatine fritte, rigorosamente fresche e pelate in giornata, non proprio regalate, ma di porzioni generose e qualità stellare… Vi verranno servite sommerse da una quantità industriale di salse a vostra scelta, dalla tradizionale mayonnaise alla tartare, al ketchup a mille altri gusti inaspettati. Dove? Da Frittura N°1, il più famoso ‘fries shop’ della città.
Le patatine di FRITTURA 1
Altra specialità belga sono le crocchette di gamberi, rinomate quelle di Fish a’ GoGo, mentre se vi va di sedervi per lunch o cena comodamente swduti e serviti , date un’occhiata alla cucina ‘casual bistro’ di Nage
Langoustine e gnocchi lemothyme di Nage
Una birra? Certamente, siete nel regno delle birre… Kulminator, scelto come “Miglior beerpub del mondo”, oppure De Plek con le proprie creazioni Aurora & Momento. Cercate l’Olimpo? Puntate su De Koninck dov, in un modo autentico, educativo e interattivo, potrete sperimentare la ricca cultura della birra e la storia dell’ultimo birrificio attivo nella città i La mia birra preferita? Non ho dubbi: la Tripel D’Anvers, fruttata, seducente, unica…
Quando sarete nella birreria vi raggiungerà l’intenso aroma dei formaggi che i Van Tricht maturano dal 2012. Oltre al loro laboratorio di stagionatura, c’è anche Only Cheese, dove è possibile degustare e acquistare il loro formaggio, premiato come uno dei migliori formaggi d’Europa.
Vi è venuta voglia di qualcosa di dolce? Ecco le mete ‘must’:
Philip’s Biscuits, una delle poche panetterie veramente artigianali che cuociono ancora i biscotti in modo tradizionale mentre da The Chocolat Line, nel prestigioso Palace on the Meir, troverete imprevedibili cioccolatini e fantasiose praline. In questo tripudio cioccolatoso, non poteva mancare il Museo del cioccolato belga più grande del mondo: Chocolate Nation dove si possono degustare ben 10 diversi gusti di cioccolato.
The Chocolat Line
Dove mangiare bene
The Butcher’s son Ristorante stellato di fronte al Velodome in Boomgaardstraat. Si entra da un cancello nero per poi prendere le scale tra il popolare Cheese Chop e la celebre macelleria The Butcher’s Store. Al timone troviamo lo chef Bert-Jan Michielsen e il sommelier Luc Dickens.
Lo chef Bert-Jan Michielsen e il sommelier Luc Dickens.
Locato nell’ex birrificio De Koninck, è la combinazione perfetta di design urbano e intelligente. La carne rossa esposta come un’opera d’arte nelle vetrine ricorda al visitatore che qui la carne è la protagonista, esposta in bella mostra in una immensa cella a temperatura controllata. Scegliete il pezzo che più vi attira e vi verrà cucinata come meglio credete nella cucina a vista, proprio sotto i vostri occhi.
Il menu propone classici come pâté en croute, cervella e testa di vitello con salsa tartara, anguilla verde, maxi vol-au-vent deluxe per 2 persone e una raffinata selezione di entrecote di carne stagionata. Lo chef propone anche piatti di stagione come un mix di salmone marinato e ricotta e spezie o pollo ruspante delle Landes con spugnole e asparagi bianchi. La seconda parte del ristorante ospita una gigantesca cantina che offre una carta dei vini ben equilibrata e unìeccellente selezione di ottime birre artigianali.
Dalla terrazza del Butcher’s son
Ho raggiunto Bert e Luc Dickens per una simpatica intervista
Buongiorno Bert, buongiorno Luc, siete amici da molto tempo, vero? Bert: Si, da anni. Ci siamo conosciuti nel 2005 nel ristorante stellato De Schone van Boskoop. Luc era il maître-sommelier e Bert Jan era il sous chef, poi è arrivato il nostro The Butcher’s Son, un’avventura di cui siamo entrambi incredibilmente entusiasti”
A proposito, com’è nato questo nome? Luc: Da un piccolo incidente. A Bert si era bloccata la macchina ed era ancato a chiedere aiuto alla bottega più vicina. Era proprio una macelleria e , visto che il carro attrezzi sarebbe arrivato 2 ore dopo, il macellaio gli propose di dargli una mano a fare delle polpettine di carne. Beh, da lì è nata una passione e Bert tornava regolarmente ad aiutare il lavoro in macelleria, insomma era un po’ diventato il ‘figlio del macellaio’! Dieci anni di lavoro insieme ed è arrivata la Stella Michelin. Congratulazioni ! Aspettate la seconda? Luc (ride) Beh, una ci basta !
Animella vitelllo, fois gras, funghi morel, barba di frate e spinaci. A destra Trtare di cervela di vitello.
Il piatto ‘must’ che un turista deve assaggiare? Bert: ‘Secreto 07′ il nostro fiore all’occhiello, dal gusto sottile, ottenuto dl ribeye, che selezioniamo con cura per ottenere una perfetta marmorizzazione del grasso. La carne viene quindi strofinata con una miscela segreta di sette erbe e spezie. Dopo inizia un processo di essiccazione che dura sette settimane. Ogni giorno il Secreto 07 viene capovolto in modo che il gusto possa penetrare ovunque. Durante queste sette settimane gli enzimi distruggono il tessuto muscolare e gran parte del liquido scompare dalla carne. Ciò si traduce in una carne eccezionalmente tenera con un sapore intenso e profondo.
Secreto 07 Ineguagliabile!
Un antagonista del prosciutto crudo di Parma? Bert: (sorride) No, nessuna competizione, ambedue grandi afftettati, anche se devo ammettere che Secreto 07 con il suo taglio sottilissimo e la sua croccantezza è un vero vincitore su un tagliere di salumi e ottimo come ripieno di ravioli artiginali e come crocchetta tradizionale spesso servita con una maionese al lime e scorza di lime. Tra le nostre specialità di quinto quarto, serviamo animelle, cervella e lingua di vitello, ma anche pesce come la mostra anguilla laccata e tartare di tonno, piselli e il tradizionalissimo asparago bianco gratinato
L’anguilla di Chef Bert
Il tuo primo ricordo in cucina? Bert: Mio fratello che assolutamente non voleva mangiare verdura. A mio papà e a mia mamma Maria, certe bizze erano gradite, quindi, con un imbuto lo convinsero a mandar giù delle verdure bollite, niente di violento, anzi in maniera piuttosto piacevole… un metodo un po’ drastico ma che risultò efficace.
Bert-Jan Michielsen
Quando è scoppiata la tua voglia di fare il cuoco? Bert: Da bambino, mia nonna cucinava in un castello, lavorarva per una clientela e piuttosto esigente. Io l’ammiravo tantissimo, continuavo a ripetere ” da grande anch’io voglio aprire un ristorante” MI ricordo che anche a scuola, dove non ero un granché, dicevo sempre ai maestri “non devo imparare il francese o l’inglese o la matematica, perché farò il cuoco..”.
Lingua di vitello grigliata e affumicata, salsa e croquettes di cervella e
Se non fossi diventato uno chef, oggi cosa saresti? Bert: Qualcosa che abbia che fare con le navi, il mare mi ha sempre attirato. Uno chef di bordo? Bert:(ride) No, quando cucino mi piace stare con i piedi per terra!
Dove dormire bene con… sorpresa
Ho scelto Hotel Franq, 4 stelle (meritatissime)della catena Relais & Chateau. Cetralissimo (la Cattedrale è letteralmente a due passi) questa struttura sa combinare il fascino storico di un edificio neoclassico con il design contemporaneo più avanzato
Team professionale, servizio ottimo, camere spaziose e luminose, arredate con gusto e un’ adorabile accoglienza a cominciare dal ‘ welcome’ trovato in camera: fiori, champagne e macharons alla menta.
Welcome to Hotel Franq
Gustate un cocktail al bar o sull’intima terrazza prima di assaporare una cena gourmet nell’elegante ristorante, dove… con mia grande sorpresa e gioia, ho scoperto che al timone della cucina c’era uno chef stellato di cui ho sempre ammirato le mosse: Tim Meuleneire, nativo nel Belgio Orinetale, da vent’anni ad Anversa. Non mi sono lasciata scappare l’occasione di incontrarlo per una simpatica intervista.
Bonjour Tim, domanda di rito: dove ami trascorree un weekend libero? Quando ho tempo, mi piace portare la mia famiglia su e giù per la Francia, mia moglie Natalie e le mie due gemelline lo chiamamo il ‘Tour de France’… Immagino che assaggerai anche piatti dei ‘colleghi’. Qual è la tua reazione se il piatto ti piace ? Ammirazione e curiosità: cerco di individuare le tecniche di come è stato realizzato,
les ‘ amouse-bouche’ dello Chef
Il tuo primo ricordo da bimbo in cucina? Nonna Georgette e i profumi che provenivano dalla sua cucina… mi ricordo che quando la andavo a trovare mi divertivo ad annusare fuori dalla porta per cercare di capire cosa avesse cucinato. Penso che quello sia stato il mio primo incontro con l’arte di cucinare o perlomeno con i profumi della cucina. E la prima scintilla ‘professionale’? A sei anni quando andavo con i miei a un ristorante vicino a casa. Ero affascinato dai piatti e da come fossero stati preparati, da come fossero serviti , dall’atmosfera della sala da pranzo e dal brusio che proveniva dalla cucina… Un giorno ho detto a mio papà ” Papà. voglio diventare un cuoco” La sua reazione? ” Il cuoco? sei pazzo?” Beh, lui sperava in una professione più consolidata, tipo direttore di banca… ( ride) tra l’altro in banca , ho davvero lavorato, ma non era per me…) Visto la mia insistenza, papà chiese al proprietario se avessi potuto potuto lavorare nel weekend e imparare e da lì è incominciato tutto…
Tim, top chef tra le dediche di top chef di tutto il mondo
Un tuo pregio o un tuo difetto? Direi pregio-difetto insieme… Sono un tipo piuttosto riservato e di solito non vado al tavolo del cliente a chiedere il suo parere o se tutto va bene, non perchè non sia sicuro della mia cucina o perchè una critica possa essere costruttiva, ma perché mi sembra un po’ di invadere la privacy del cliente. Se vorrà complimentarsi o criticare sono certo che troverà lui il momento giusto.
Piccione affumicato e arrostito, piselli , fragole
C’è un piatto che preferisci mangiare se cucinato da un altro chef? Les ormeaux! Gli abaloni, frutti di mare, piuttosto costosi, ora stanno diventando popolari nelle cucine stellate. Mi ci sono cimentato parecchie volte ma non mi sono riusciti come avrei voluto, per fortuna ho scoperto il ristorante Le Coquillage di Olivier Roellinger, chef davvero eccezionale che li cucina alla perfezione!
Gelato allo zenzero
Come definisci la tua cucina?
Franco-belga, stagionale, piuttosto classica, reinventata. Non mancano influenze della cucina giapponese, del Sud Francia, dove ho studiato e lavorato e della tradizionalità di certi piatti del Belgio
Tipo i tipici (e favolosi) gamberetti grigi, ‘les crevettes grises’? (sorride) Ma certamente, il mio fornitore di pesce me le ha portati stamattina,.. Sono freschissimi e li ho messi nel menu che assaggerai stasera! Li ho cucinati in acqua marina, ma occhio a come vanno mangiati… assolutamente con le mani e devi aprirli da solo…è un po’ complicato ma vedrai che ci riuscirai.
Gli iconici ‘crevettes grises’ tradizionali protagonisti della cucina belga
E non mancano le curiosità come il gelato allo zenzero e il dessert Bora Bora, un tocco esotico come il dessert Bora Bora , al frutto della passione e poi… sorpresa tra le sorprese…
Spring Dessert Bora Bo
ecco i petit four dello Chef serviti su un ‘tiroir’ di una ex cassetta di sicurezza National Bank of Belgium, il cui caveau è diventato la cantina vini, senza dubbio l’unica la mondo
Tim, ti va di ‘ regalare’ una ricetta ai nostri lettori? Con piacere! Ho scelto un piatto con un’eccellenza belga: i tradizionali asparagi bianchi. Halibut cotto con olive Kalamata, asparagi bianchi con Ramson e salsa cremosa al burro con cumino verde.
Halibut con olive kalamata, cumino verde e asparagi
ingredienti 4 filetti di halibut (ippoglosso) 350 gr di olive kalamata 100 gr di olio di semi d’uva 8 asparagi bianchi tipo AAA Per la salsa all’aglio orsino 150 gr di foglie di aglio orsino senza gambo 10 gr di rafano 100 gr di succo di mela 150 gr di acqua ghiacciata 1 gr di gomma xantana 100 gr olio di canola 100 gr di olio al limone 6 gr di sale Per la salsa cremosa al burro con cumino verde 1 scalogno 50 ml di aceto di burro cremoso 50 ml di brodo di asparagi (riduzione) 50 ml di glassa di pesce 50 ml di vino bianco 250 gr di burro 75 ml di crema 1 cucchiaio di cumino verde
Preparazione Togliere il nocciolo dalle olive e asciugare la carne per 48 ore a 60 gradi. Frullare le olive secche con l’olio di semi d’uva in modo da ottenere una pasta di olive dai sapori molto intenso. Coprire i filetti di halibut con la pasta di olive aiutandosi con un pennello da cucina. Aggiungere un po’ di farina, e pepareil pesce e cuocere la prima volta per 3 minuti a 175 gradi in forno. Prima di servirli infornate per altri 2 minuti. Mondate e mondate gli asparagi e lessateli in una pentola “a blanc”. Prima di impiattare, scaldarli in un buon burro e condirli con farina de sel e pepe. Unire l’acetosa, il rafano, il succo di mela e l’acqua ghiacciata in un frullatore e frullare ad alta velocità fino a ottenere un composto liscio. Aggiungere la gomma di xantana e mescolare fino a quando la salsa non si sarà ben addensata. Continuare a frullare e aggiungere lentamente l’olio di canola e l’olio di limone. Filtrare la salsa e aggiungere il sale. Aggiungere lo scalogno con l’aceto, il vino bianco, la riduzione di asparagi e la glassa di pesce in una pentola e far ridurre fino a quando non rimangono 50 ml. Aggiungere la panna e il cumino verde e cuocere fino a ottenere una crema, aggiungere gradualmente piccoli pezzetti di burro sempre sbattendo (monter au beurre). Filtrare la salsa e aggiungere il sale per condire.
ENGLISH VERSION
Antwerp, capital of the province of Flanders, is the second largest city in Belgium and also the second largest port in Europe, as well as known for centuries as the ‘diamond capital of the world’. taking care of cutting, polishing and trading. A city of fascinating architecture and historical institutions, complemented by a vibrant nightlife.Are you ready? Prepare to be amazed! Our first stop is the spectacular Railway Station built at the beginning of the 20th century and considered among the most beautiful railway stations in the world.Our itinerary continues towards the historic center, with a visit to the centuries-old fortress Steenplein which houses a visitor center and The Antwerp Story, the perfect introduction to getting to know AntwerpHet SteenWe continue towards the Plantin-Moretus, a museum of the printing industry and a UNESCO World Heritage Site, a true gem that brings back to life the centuries-old history of book printing. Here you will see the oldest printers in the world, tens of thousands of books and a magnificent art collection, including a splendid drawing by Peter Paul Rubens recently acquired by the Flemish government.Plantin-MoretusI mentioned Rubens who will be our guide and inspiration for our next stop. In fact, we arrived at the Rubenshuis, the house where Rubens lived family joys and sorrows, painted and entertained the great kings of the time ..Ruben’s HouseBuilt inspired by the glorious Italian structures, which Rubens loved and knew well. The artist was so in love with Italy that he decided to be called ‘Pietro Paolo’ and thus signed some of his paintings, including the famous portrait of his second wife, the sixteen year old Helena Fourment, famous for her beauty. . From her the Master had 5 children and her fertility is represented by orange blossoms in her hair.Helena, la bellissima moglie di RubensFrom the monumental entrance, full of Roman-inspired statues, you pass to the house, complete with paintings, furnishings, supplies, numerous fireplaces andto his bed, quite small, I must say …..The Cathedral of Our Lady is the largest Gothic church in the Netherlands. Inside there are two works by Rubens “The elevation of the cross” and the “Descent from the cross”. The northern tower, 123 meters high, is a real lace look like. A yummy snack in the center? Impossible not to taste the national gastronomic pride: ‘les frites’! Crunchy french fries, fresh and peeled in the day, not really cheap, but served in generous portions and stellar quality … They will be served to you submerged in an industrial quantity of sauces of your choice, from traditional mayonnaise to tartare, ketchup and a thousand others unexpected tastes. Where is it? From FRITTURA N ° 1, the most famous ‘fries shop’ in the city.Le patatine di FRITTURA 1Another Belgian specialty is shrimp croquettes, renowned for Fish a ‘GoGo, while if you like to sit down for lunch or dinner comfortably swd and served, take a look at the’ casual bistro ‘cuisine of NageLangoustine e gnocchi lemothyme di NageWhat about a beer? Of course, you are in beer’s paradise … Kulminator, chosen as “Best beerpub in the world”, or De Plek with his Aurora & Momento creations. Are you looking for Olympus? Bet on De Koninck where, in an authentic, educational and interactive way, you can experience the rich beer culture and history of the last active brewery in the city. My favorite beer? I have no doubts: Tripel D’Anvers, fruity, seductive, unique …When you are in the brewery, the intense aroma of the cheeses that the Van Trichts have been maturing since 2012. In addition to their maturing laboratory, there is also Only Cheese, where you can taste and buy their cheese, awarded as one of the best cheeses of Europe.Fancing something sweet? Here are the ‘must’ destinations: Philip’s Biscuits, one of the few truly artisan bakeries that still bake cookies in the traditional way, while at The Chocolat Line, in the prestigious Palace on the Meir, you will find unpredictable chocolates and imaginative pralines. In this chocolaty triumph, the largest Belgian Chocolate Museum in the world could not be missing: Chocolate Nation where you can taste 10 different flavors of chocolate. The Chocolat LineWhere to eat well The Butcher’s son Michelin starred restaurant opposite the Velodome in Boomgaardstraat. You enter through a black gate and then take the stairs between the popular Cheese Chop and the famous butcher’s The Butcher’s Store. At the helm we find chef Bert-Jan Michielsen and sommelier Luc Dickens. Lo chef Bert-Jan Michielsen e il sommelier Luc Dickens.Located in the former De Koninck brewery, it is the perfect combination of urban and smart design. The red meat displayed like a work of art in the shop windows reminds the visitor that here meat is the protagonist, displayed on display in an immense temperature-controlled cell. Choose the piece that most attracts you and it will be cooked as you see fit in the open kitchen, right under your eyes. he menu features classics such as pâté en croute, brains and head of veal with tartar sauce, lacquered eel, deluxe maxi vol-au-vent for 2 and a fine selection of cured meat entrecote. The chef also offers seasonal dishes such as a mix of marinated salmon and ricotta and spices or free range Landes chicken with morels and white asparagus. The second part of the restaurant houses a gigantic cellar which offers a well balanced wine list and an excellent selection of excellent craft beers.Dalla terrazza del Butcher’s sonI caught up with Bert and Luc Dickens for a nice interviewGood morning Bert, good morning Luc, you have been friends for a long time, right? Bert: Yes, for years. We met in 2005 in the starred restaurant De Schone van Boskoop. Luc was the maître-sommelier and Bert Jan was the sous chef, then came our The Butcher’s Son, an adventure we are both incredibly excited about “By the way, how did this name come about? Luc: From a little accident. Bert’s car had stalled and he was still calling for help from the nearest shop. It was really a butcher’s shop and, since the tow truck would arrive 2 hours later, the butcher suggested that he help him make meatballs. Well, from there a passion was born and Bert regularly returned to help the butcher’s work, in short, he had become a bit like the ‘butcher’s son’! Ten years of work together and the Michelin Star has arrived. Congratulations ! Are you waiting for the second? Luc (laughs) Well, one is enough!Animella vitelllo, fois gras, funghi morel, barba di frate e spinaci. A destra Trtare di cervela di vitello.The ‘must’ dish that a tourist must taste? Bert: ‘Secreto 07’ our flagship, with a subtle taste, obtained from ribeye, which we carefully select to obtain a perfect marbling of the fat.The meat is then rubbed with a secret blend of seven herbs and spices. Then a drying process begins which lasts seven weeks. Every day the Secreto 07 is turned upside down so that the taste can penetrate everywhere. During these seven weeks the enzymes destroy muscle tissue and much of the liquid disappears from the meat.This results in exceptionally tender meat with an intense and deep flavor.Secreto 07 Ineguagliabile!An antagonist of Parma ham? Bert: (smiles) No, no competition, both great cold cuts, although I must admit that Secreto 07 with its very thin cut and its crunchiness is a real winner on a platter of cured meats and excellent as a filling for artisan ravioli and as a traditional croquette often served with a lime mayonnaise and lime zest. Among our fifth quarter specialties, we serve sweetbreads, brains and veal tongue, but also fish such as the lacquered eel and tuna tartare, peas and the very traditional white asparagus au gratinL’anguilla di Chef BertBert, your first memory in the kitchen? Bert: My brother, who absolutely did not want to eat vegetables. My dad and my mom Maria liked some tantrums, so with a funnel they convinced him to swallow boiled vegetables, nothing violent, rather pleasantly … a somewhat drastic method but defenetly effective.Bert-Jan MichielsenWhen did your desire to be a cook start? Bert: When I was a child, my grandmother cooked in a castle, worked for a rather demanding clientele. I admired her very much, I kept repeating “when I grow up I want to open a restaurant too” I remember that even at school, where I wasn’t very good, I always said to the teachers “I don’t have to learn French or English or mathematics , because I’ll be a cook .. “. Lingua di vitello grigliata e affumicata, salsa e croquettes di cervella eIf you hadn’t become a chef, what would you be today? Bert: Something to do with ships, the sea has always attracted me. An onboard chef? Bert: (laughs) No, when I cook I like to keep my feet on the ground!Where to sleep well and …be surprised I chose Hotel Franq, 4 stars (well deserved) of the Relais & Chateau chain. Very central (the Cathedral is literally a stone’s throw away) this structure knows how to combine the historic charm of a neoclassical building with the most advanced contemporary designTeam professionale, servizio ottimo, camere spaziose e luminose, arredate con gusto e un’ adorabile accoglienza a cominciare dal ‘ welcome’ trovato in camera: fiori, champagne e macharons alla menta.Welcome to Hotel FranqEnjoy a cocktail at the bar or on the intimate terrace before savoring a gourmet dinner in the elegant restaurant, where … to my surprise and delight, I discovered that at the helm of the kitchen there was a star chef whom I have always admiredthe moves: Tim Meuleneire, a native of Easter Belgium , for twenty years in Antwerp.I didn’t miss the opportunity to meet him for a nice interview. Bonjour Tim, ritual question: where do you love to spend a weekend off?When I have time, I like to take my family up and down France, my wife Natalie and my twins we call it the ‘Tour de France’ … I imagine you will also taste ‘colleagues’ dishes. What is your reaction if you like the dish? Admiration and curiosity: I try to identify the techniques of how it was made. les ‘ amouse-bouche’ dello Chef Your first memory as a child in the kitchen? Grandma Georgette and the perfumes that came from her kitchen … I remember that when I visited her I enjoyed sniffing out the door to try to understand what she had cooked. I think that was my first encounter with the art of cooking or at least with the scents of cooking. And the first ‘professional’ spark? When I was six when I went with my parents to a restaurant close to home. I was fascinated by the dishes and how they were prepared, how they were served, the atmosphere of the dining room and the buzz that came from the kitchen … One day I said to my dad “Dad. I want to be a cook” His reaction? “The cook? Are you crazy?” Well, he was hoping for a more consolidated profession, like a bank manager … (laughs) by the way in the bank, I really worked, but it wasn’t for me …) Seeing my insistence, dad asked the owner if I could have worked over the weekend and learned and it all started from there …, Your strength or your flaw? I would say something that comibines the two things …as a matter of fact I am a rather reserved type and usually I don’t go to the client’s table to ask for his opinion or if everything goes well, not because I’m not sure about my kitchen or because a criticism can be constructive, but because it seems to me a bit of invading the customer’s privacy. If he wants to compliment or criticize I am sure he will find the moment Piccione affumicato e arrostito, piselli , fragole Is there a dish you prefer to eat if cooked by another chef? Les ormeaux! The abalones! Those rather expensive seafood are now becoming popular in starred kitchens. I have tried it several times but I wasn’t happy abot the result. Luckily I discovered the restaurant Le Coquillage by Olivier Roellinger, a truly exceptional chef who cooks them to perfection! Gelato allo zenzero How would you define your kitchen? Franco-Belgian, seasonal, rather classic, reinvented. There is no lack of influences from Japanese cuisine, from Southern France, where I studied and worked, and from the traditionality of certain Belgian dishes. Like the typical (and fabulous) brown shrimp, ‘les crevettes grises’? (smiles) But of course, my fish supplier brought them to me this morning, .. They are very fresh and I put them on the menu that you will taste tonight! I cooked them in sea water, but pay attention to how they should be eaten … absolutely with your hands and you have to open them yourself … it is a bit complicated but you will see that you will succeed. Gli iconici ‘crevettes grises’ tradizionali protagonisti della cucina belga And there is no shortage of curiosities such as ginger ice cream and an exotic touch, the Bora Bora dessert, with passion fruit and then … surprise among surprises…Spring Dessert Bora Bohere are the Chef’s petit fours served on a ‘tiroir’ of a former National Bank of Belgium , whose vault has become the wine cellar, undoubtedly the only one in the world. Would you like to ‘give’ a recipe to our readers? With pleasure! I chose a dish with a Belgian excellence: the traditional white asparagus, now in full season. Halibut cooked with Kalamata olives, white asparagus with Ramson and creamy butter sauce with green cumin. Halibut con olive kalamata, cumino verde e asparagi
ingredients
4 halibut fillets 350 g of kalamata olives 100 gr of grape seed oil 8 white asparagus type AAA For the wild garlic sauce 150 gr of wild garlic leaves without stem 10 gr of horseradish 100 gr of apple juice 150 grams of ice water 1 gr of xanthan gum 100 gr canola oil 100 gr of lemon oil 6 gr of salt For the creamy green cumin butter sauce 1 shallot 50 ml of creamy butter vinegar 50 ml of asparagus broth (reduction) 50 ml of fish glaze 50 ml of white wine 250 gr of butter 75 ml of cream 1 spoon of green cumin
Preparation
Remove the stone from the olives and dry the flesh of the olives for 48 hours at 60 degrees. Blend the dried olives with the grape seed oil to obtain an olive paste with very intense flavors. Cover the halibut fillets with the olive paste using a kitchen brush. Add a little fleur de sel and mill pepper on the fish and cook them the first time for 3 minutes at 175 degrees in the oven. Before serving, bake for another 2 minutes. Peel the asparagus and boil them in a pan “a blanc”. Before serving, heat them in a good butter and season with fleur de sel and voastaperiferie pepper. Combine the sorrel, horseradish, apple juice and ice water in a blender and blend on high speed until smooth. Add the xanthan gum and mix until the sauce has thickened. Continue to blend and slowly add the canola oil and lemon oil. Strain the sauce and add the salt. Add the shallot with vinegar, white wine, asparagus reduction and fish glaze to a saucepan and reduce until 50 ml remain. Add the cream and green cumin and cook until creamy, gradually add small pieces of butter, always beating (monter au beurre). Strain the sauce and add the salt for seasoning. Tim, top chef tra le dediche di top chef di tutto il mondo, Tim, top chef among the dedications of top chefs from all over the world.
Pronti per un weekend all’insegna del bello, del gusto e dell’ impareggiabie ospitalità romagnola? Ecco un allegro itinerario che inizia sulle Alture di Cusercoli e termina con grande finale gourmet: la mitica ‘piadina fresca’ di Forlimpopoli.
Per il nostro tour abbiamo scelto come base le Fattorie Faggioli a Borgo Basino, provincia Forli-Cesena. Lì siamo stati accolti e coccolati dalla famiglia Faggioli con il proverbiale calore ed empatia della Romagna. Per un ‘turista non turista’ come me, questo posto è davvero un paradiso, lontano dai rumori, dalle macchine, immerso in una tranquilla vallata verdeggiante.
Sentivo la qualità della vita, nell’ambiente naturale che contribuiva alla salute del suo spirito e del suo corpo. Sono previste gite in montagna, raccolta di erbe, bagni di fieno e persino una sauna salutare con erbe e fango. Le camere sono accoglienti, c’è anche una bella piscina.
Fattorie Faggioli
Il cibo è spettacolare, composto da prodotti freschi coltivati in loco e totalmente fatto in casa, sano e delizioso con prezzi decisamente abbordabili .
A tavola con la famiglia Faggioli
Da li’ potrete visitare i suggestivi borghi dei dintorni e riconoscere l’identificazione di identità e biodiversità di un territorio che oggi è attivamente impegnato nello sviluppo turistico della nuova “Destinazione Romagna”. che considero la regione più genuina, profonda e sincera d’Italia, dove natura, storia e enogastronomia si relazionano a radici, memorie e tradizioni.
Due interessanti tappe vicine: Forlì con la sua grandiosa Piazza Saffi e, a meno di un’ora di macchina, Ravenna. l’Olimpo del mosaico bizantino con la Basilica di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, Battistero Neoniano, Basilica di Sant’Apollinare Nuovo e la Basilica di Sant’Apollinare in Classe.
Volete scoprire dove è nato il Duce? Beh non aspettatevi un palazzo, anzi… Girato l’angolo c’è Predappio, paese natale di Mussolini e della sua piuttosto umile casa. Tiriamoci su il morale con uno dei meraviglios tipi di sangiovese (anche biologico) dei vigneti Poderi dal Nespoli dove è possibile visitare alla cantina.
Alcuni dei vini di Podere dal Nespoli
Sarà un viaggio intenso, perchè non regalarsi un rilassante inizio di giornata alle Terme di Fratta? E’ un hotel di lusso con una spa attrezzata che unisce benessere, bellezza e salute. Le soprese non sono finite: facendo una suggestiva navigazione intorno al lago ai margini della grande foresta del Parco Nazionale, potrete approdare alla suggestiva Diga di Ridracoli, mentre nella frazione di Santa Sofia, lungo il Fiume Bidente, scoprirete delle magiche sculture all’aperto.
le sculture del Fiume Bidente
… e le osterie? InutIle ripeterlo. La cucina casalinga romagnola è davvero top! Vi segnalo due osterie in cui ho trovato eccellenze nostrane cucinate in piatti semplici, senza fronzoli, insomma proprio come li faceva nonna… Osteria La Campanara a Pianetto di Galeata, autentica testimonianza della gastronomia romagnola, dove vengono serviti ricchi primi di pasta e la tradizionale trippa al pomodoro, con calici di Sangiovese e Albana, i top della cantina locale. Osteria Cà de Bè, nel minuscolo borgo di Bertinoro, dove, oltre alla vista spettacolare, potrete gustare la tipica cucina locale, dalla fantastica pasta fresca fatta a mano, ai mitici passatelli in brodo o al ragu, oltre a carni saporite come il delizioso coniglio alle verdure e il maiale arrosto. Per finire con il famoso lateruolo un dolce d’autore creato dall’iconico chef del 19° secolo Pellegrino Artusi, riconosciuto padre della moderna cucina italiana.
Le osterie: La Campanara e Cà de Bè
Artusi, imprenditore di successo, divenne un uomo facoltoso e, a 45 anni, poté dedicarsi a tempo pieno alla sua passione: la cucina casalinga. Amava studiare, e ponderare ricette. Dopo lunghe ricerche, ha ristretto le sue scoperte a 790 ricette che ha raccolto in un manuale intitolato “La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene” tradotto e diffuso in tutto il mondo.
Anche quest’anno, dal 25 giugno al 3 luglio, la città onora Pellegrino ospitando la Festa Artusiana, dove il centro storico si trasforma in un “paese da gustare”. Il grande castello che domina il borgo, le corti, i vicoli, le strade e le piazze pullulano di ristoranti che presentano nei loro menù alcune delle specialità artusiane.
Forlimpopoli: la Festa Artusiana
Il tutto è coordinato da Casa Artusi è il primo centro gastronomico italiano interamente dedicato alla cucina tradizionale casalinga e alla promozione della cucina italiana nel mondo, un’iniziativa nata 15 anni fa, sostenuta da realtà del territorio. E’ un progetto che vuole coinvolgere tutti coloro che hanno nel cuore Casa Artusi e che desiderano arricchirlo con i loro racconti, le ricette dei loro ricordi e sostenerlo con le loro donazioni a questo link. La Casa vanta una ricca biblioteca, un museo e una scuola che tiene corsi pratici sia per gli amanti del cibo che per i professionisti che vogliono imparare a migliorare le proprie abilità culinarie.
Nel Ristorante Casa ArtusI potrete gustare le ricette del grande Pellegrino, dalle tradizionali zuppe di verdure, alla famosa Ricetta n.7 , Cappelletti all’uso di Romangna, ai tortelli ripieni di ricotta e spezie fini, ai paccheri al ragù d’anatra e manzo con chiodi di garofano e fagioli bianchi, per continuare con squisiti secondi di carne e finire con un dolce al cioccolato alle mandorle con crema allo zabaione.
I celebri cappelletti di Artusi
Una curiosità: Artusi non cucinava … chi era allora lo Chef? Ai fornelli non c’era Pellegrino, bensi Marietta Sabbatini, la sua devota, insostituibile assistente (e forse di più) che lavorava fanaticamente al suo fianco. Nessuna fama, nessuna gloria per la povera Marietta fino a che nacque l’Associazione delle Mariette la cui missione era, ed e’ tuttora, quella di insegnare le ricette di Artusi e la cucina tradizionale romagnola compresa l’ iconica piadina fresca.
Ieri e oggi : La prima Marietta e Viridiana, attuale Presidentessa delle Mariette e le sue discepole …in azione
Ancora oggi le Mariette impartiscono regolari classi di piadina e cucina romagnola, sia dal vivo che online, mentre l’annuale “Premio Marietta”, che avrà il suo culmine nella XXVI edizione della Festa Artusiana, premierà la Migliore Marietta (o Marietto…visto che il concorso è aperto anche agli uomini). Tutti invitati quindi, cuoche e cuochi, rigorosamente dilettanti e non professionisti. Se vorrete sentirvi un po’ ‘chef’ e sopratutto benvenuti… inserite Forlimpopoli e la Romagna nell’ agenda dei vostri prossimi viaggi e troverete una regione dove le persone amano ospitare, mangiare, bere e stare allegri…
A Viridiana, attuale Presidentessa delle Mariette abbiamo ‘rubato’ la ricetta originale della piadina…
LA RICETTA DELLA ‘VERA’ PIADINA ROMAGNOLA
Per 5 piadine – 500 g di farina 1 – 70 g di strutto di Mora di Romagna ( un grasso molto economico ricavato dal maiale. Ma se non lo avete in casa, potete sostituirlo con olio extravergine) – 2 pizzichi (3 g circa) di bicarbonato di sodio oppure 10 g di lievito in polvere per torte salate – 8 g di sale dolce di Cervia a grani medi. Procedimento Create un piccolo cratere di farina, mettete lo strutto all’interno. Impastate portando la farina sullo strutto e aggiungete gli altri ingredienti e un po’ di acqua tiepida. Lavorate l’impasto per una decina di minuti , Dividetelo in cinque palline e tiratele bene con il matterello fino a ottenere un disco di diametro fra 15 e 30 centimetri. Secondo i consigli delle Mariette, deve rigorosamente essere impastata a mano. Il movimento viene dalla spalla e meglio se le gambe sono un po’ flesse. Passiamo alla cottura: appoggiatela nela teglia (l’ideale è una teglia tonda di terracotta altrimenti una pentola antiaderente) e foratela con le punte della forchetta. Giratela e foratela di nuovo. Tre volte, cinque minuti. La piadina è pronta per essere farcita. Godetevela!
Curious to know how to make a ‘piadina’ ? Here the recipe in english From Viridiana, the current President of the Mariette, we ‘stole’ the original recipe THE RECIPE OF THE ‘TRUE’ ROMAGNOLA PIADINA
For 5 piadine – 500 g of flour 1 – 70 g of Mora di Romagna lard (a very cheap fat obtained from pork. But if you don’t have it at home, you can replace it with extra virgin olive oil) – 2 pinches (about 3 g) of baking soda or 10 g of baking powder for savory pies – 8 g of medium-grain sweet salt from Cervia. Method Create a small crater of flour, put the lard inside. Knead bringing the flour onto the lard and add the other ingredients and a little warm water. Knead the dough for about ten minutes, Divide it into five balls and roll them well with a rolling pin until you get a disc with a diameter of between 15 and 30 centimeters. According to Mariette’s advice, it must be strictly kneaded by hand. The movement comes from the shoulder and better if the legs are a little flexed. Let’s move on to cooking: place it nela pan (the ideal is a round terracotta pan otherwise a non-stick pan) and pierce it with the tips of the fork. Turn it over and pierce it again. Three times, five minutes. The piadina is ready to be stuffed.
Italian iconic actors Ugo Pagliai and Paola Gassman are the protagonists of this unpublished Romeo and Juliet that the company Babilonia Teatri, winner of the Silver Lion at the 2016 Biennale Theater has drawn from William Shakespeare. Ugo and Paola sweet and deep togetherness, makes a couple who have been linked for more than fifty years, creating emotional moments, So it is their acting which is moving and profound. It makes them concrete and however poetic they never sound courtly. The profound and irreverent gaze that characterizes the company framed Shakespeare’s great classic with a radical overturning of perspective making the absolute protagonist of the show a stainless couple like the one formed by Pagliai and Gassman. The new version of “Romeo and Juliet” focuses entirely on the protagonists of the story, putting aside the whole outline: the war between their respective families, Romeo’s friends, Juliet’s parents and the friar.
Yesterday and today
And the show asks us how much this story is also ours, how much is that of the actors who interpret it, how long it can still survive itself after having accompanied us i would like to mention the ending moment at the tomb with which Shakespeare punctuates the entire text, here take on a veracity that shocks and excites us, pushing us to empathize with the actors on the stage “. The age of Romeo and Juliet changes, but the combination of Love and Death on which Shakespeare’s masterpiece is based remains present.
TEATRO CARCANO DI MILANO Only on Moday April 11th at 8.30 pm
Written and performed by Gianrico Carofiglio
GIANRICO CAROFIGLIO will introduce a civil prayer on the power of kindness, doubt, the ability to ask (and ask oneself) good questions to face the challenges of modernity. Carofiglio is author of numerous successful books of legal inspiration and detective stories, Gianrico Carofiglio, Premio Strega 2020 with his novel “The measure of time” (Einaudi, 2019), has long practiced the profession of public prosecutor, specializing in investigations on organized crime .
Kindness is the most powerful tool to defuse the simplifications that lead to authoritarianism and violence. It is the opposite of meekness or submissiveness and can only be practiced as a result of a choice. That is an act of courage. Kindness together with courage means taking responsibility for one’s actions and being in the world, accepting the responsibility of being human. The audience of the Carcano Theater will have an unmissable opportunity to explore these important issues, carried out with intelligence and political and civil sensitivity by the former magistrate Gianrico Carofiglio.
Milan, Italy. 32 ‘colombe’ (doves) coming for 12 Italian regions, have been the protagosts of the amazing ‘2022 Regina Colombacontest’ an annual traditional Easter cake competition, created by Stanislao Porzio. Are you familiar with this traditional sweet tribute to peace? Here a little history. Colomba di Pasqua is a traditional Italian Easter yeast bread. It is shaped like a dove (colomba in Italian), the symbol of peace and resurrection. The birth of the colomba dates back to the year 572, when King Alboin, after three years of siege, captured the town of Pavia in northern Italy on Easter Eve. Evading the guards, an old baker was able to reach the king and offer a dove-shaped leavened bread. “Alboin,” he said, “I offer this symbol, as a tribute to peace, on Easter day.” The sweet scent and the convincing message persuaded the king to give a promise of peace.
That’s the legend. The dove we know today has a more recent origin and, I should say, a more prosaic version of the history.
The shape of the sweet dove is a choice dictated not only by symbolism, but also to welcome the arrival of the spring. The is cake was (and still is) a huge success. It is typically soft, fragrant outside and moist inside, naturally leavened for a whole night, then filled with a mixture of flour, sugar, eggs and candied orange., After a long rest, the dough is portioned in different sizes for an additional four hours of leavening, then covered with almonds and sugar. After baking, it must rest at least seven hours before it is finally packaged.
The 2022 Regina Colomba event, held yesterday in Milan celebrated the tradition, while 32 ‘colombe’ were presented, photographed, smelled, tasted and finally scored by a panel of professional jury (including me. yeah)).
Yes! Two colombe scored the first position… That is a very good news. since this Easter we will have a double treat! Enjoy this pleasantly soft, amazingly spongy and intensely fragrant sweet message of peace!
Berlino: Isola dei Musei:itinerario del bello al gusto di ‘currywurst’…
Benvenuti a Berlino! Welcome to berlin! Oggi vi portiamo in uno straordinario viaggio attraverso storia, arte, cultura. Scoprirete l’ Isola dei Musei, cinque spettacolari istituzioni che vanno dall’epoca prussiana fino a oggi, una straordinaria passeggiata archeologica attraverso strutture nominate patrimonio Unesco.
Partiamo dal Neues Museum disegnato del celebre architetto David Chipperfield. E’ una struttura imponente che ha richiesto dieci anni di lavoro. Stile austero e semplice fuori, sfarzo e decoro dentro. Severamente danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il Museo è risorta e dal 2009 l’edificio ospitato mostre selezionate del Museo Egizio e espone una delle opere più famose al mondo: il busto di Nefertiti.
il busto di Nefertiti
L’ Altes Museum un esplicito riferimento al Pantheon romano – e mostra il sobrio ed ampio colonnato della facciata è considerata una delle opere architettoniche più importanti del Neoclassicismo. Tra il 1943 e il 1945 il Museo Vecchio andò in fiamme subendo gravi danni e la sua ricostruzione si protrasse fino al fino al 1966. oggi presenta un’esposizione permanente di arte e cultura greca, etrusca e romana).
Proseguiamo la nostra camminata per ritrovarci davanti a una struttura che ricorda i templi greci: la Alte Nationalgalerie, che domina l’Isola dei musei dal suo alto podio con le imponenti scalinate d’accesso ospita una delle più ricche collezioni dipinti e sculture del classicismo, del romanticismo, dell’impressionismo e degli albori dell’età moderna.
‘Nel Conservatorio’ di Edouard Manet , esposto all’ Alte NationaL Gallery
Ammirerete opere di Rodin, Manet, Monet, Renoir e uno dei quadri più discussi di tutti i tempI: Monaco in riva al mare di Caspar David Friedrich, una delle opere più rappresentative dell’esperienza estetica del sublime e dell’infinito, tema assai vicino alla sensibilità romantica.
l nostro itineraria ci porta sulla punta dell’Isola, dove nel 1883 venne inaugurato il neobarocco Bode Museum che ospita una collezione unica con opere dal Medioevo al XIX secolo, tra cui caolavori di Donatello, del Bernini e del Canova.
i Bode Museo e sullo sfondo la Torre della TV , simbolo di Berlino
Altri tesori sono custoditi nel Museo d’arte bizantina e nella Collezione numismatica che nel 2017 ha vissuto un momento di notorietà mondiale, quando fu messo a segno il furto della “Big Maple Leaf”, una moneta da 100 kg in oro raffigurante la Regina Elisabetta.
Big Maple Leaf
Gran finale nello spettacolare Museo di Pergamo, Per costruirlo ci sono voluti quasi trent’anni ed è il museo più visitato di Berlino. La collezione di antichità classiche è una delle più importanti collezioni di arte greca e romana al mondo. L’opera più famosa è l’altare romano di Pergamo, il cui fregio scolpito rappresenta la battaglia tra dei e giganti .
l’altare romano di Pegamo
A causa dei lavori di ristrutturazione, l’altare di Pergamo e l’ala nord riapriranno nel 2025, tuttavia, proprio di fronte all’Isola dei Musei si trova Panorama, un nuovo edificio per esposizioni temporanee. Attualmente è dedicato agli originali antichi di Pergamo e permette di vivere l’Altare nella sua forma originale e nel suo contesto urbano sull’Acropoli.
l’attrazione Panorama PergamomA Berlino il currywurst è venduto in numerevoli bancarelle distribuite in tutta la città, da Wittys Organic Food a Schöneberg fino al popolare Konnopke’s Imbiss a Pankownei . A Berlino anche i mercati coperti sono diventati luoghi di street food, dove sono disponibili specialità appena preparate provenienti da tutto il mondo. Il più famoso è il Markthalle Neun, affollatissimo il giovedì sera per via dei diversi foodtruck.E se durante il percorso vi è venuta fame… Troverete dovunque lo streetfood più popolare di Berlino: Il currywurst, servito in ciotole ‘usa e getta’ per essere mangiato caldo direttamente in strada, con o senza patatine fritte. E’ nato nel dopoguerra, in un chiosco di Charlottenburg, grazie a una certa Herta Heuwer che si divertì a speziare una salsiccia grigliata con ketchup e curry, ignara che sarebbe diventato il piatto più popolare negli imbiss berlinesi e amato in tutta la Germania.
Dove mangiare i migliori currywurst? Curry 36, 4 locations, popolari a tutte le ore: Curry Wolf con vista dell’Arco di Brandemburgo Konnopke il più antico imbiss di Berlino, sorvegliato dalla leggendaria Marlene Dietrich: Due imbiss sfiziosi? Zur Bratpfanne, dal 1949, il preferito dai veri berlinesi Absolut Curry, versione piccante, servito da un camion-bar posteggiato all’uscita Bellevue del Metro.
Uno streetfood davvero gustoso, piccante al punto giusto e vagamente esotico, grazie alla salsa profumata di curry. Il segreto è proprio lì, in quel condimento rosso fuoco che innaffia abbondatemente il classico wurst, che può essere bianco (il mio preferito) o rosso. Una salsa difficile sa realizzare ? Assolutamente no ! Ecco la ricetta originale e …buon currywurst!
RICETTA DEL CURRYWURST
Ingredienti 6 wurstel grandi, (la ricetta classica prevede quelli di vitello). Per la salsa:
250 g di passata di pomodoro;
250 g di ketchup;
2 cucchiai di curry;
1 cucchiaino di paprika dolce o piccante; 1 cipolla bianca;
q.b. sale e pepe
q.b. olio di arachidi per friggere.
Istruzioni Iniziate soffriggendo lentamente nell’olio evo la cipolla bianca tritata e aggiungete il curry e la paprika (1 cucchiaino di curry e 1/2 cucchiaino di paprika a testa) dopodiché aggiungete la passata di pomodoro, il ketchup, le spezie e un pizzico di sale. Lasciate cuocere versando lentamente anche due mestoli di acqua calda finché la salsa non avrà preso la giusta consistenza. Sbollentate i wurstel per 5-6 minuti in acqua bollente, scolateli e grigliateli su una piastra. Tagliateli a rondelle e serviteli ricoperti con la salsa di pomodoro speziata. Se volete seguire la tradizione, accompagnateli da patatine fritte calde.
Giorno e notte…
E visto che siete a Berlino… ecco cosa non perdere • Reichstag • Memoriale dell’Olocausto • I quartieri trendy Prenzlauer Berg e Kreuzberg • Il Muro • Checkpoint Charlie
• Porta di Brandeburgo • Il Duomo • Tiergarten • Alexanderplatz e la Torre della Televisione
Vi sarà utilissima la Berlin WelcomeCard che offre ingressi e trasporti gratuiti oltre a sconti, mappe e indirizzi utili. E’ acquistabile in diversi punti della città oppure online.
L’ultimo gioiello di Follador Prosecco dal 1769 è FOSÉLIOS Millesimato Brut D.O.C.G. Vegan Friendly, spumante fresco e piacevolmente sapido, decisamente fruttato con nitide note di mela verde e pera con deliziose note floreali sul finale. E’ stato pensato il pubblico dei giovani a cui è dedicato un ulteriore tocco di originalità. infatti l’etichetta offre un sorprendente effetto luminoso…. Se esposta a luce led: il logo Follador e il nome del vino si “accendono” per contribuire a rendere il momento del brindisi ancora più festoso e coinvolgente Come un inno alla luce, alla convivialità e alla giovinezza, il termine Fosélios fonde il sostantivo greco Phos (“Luce”) con Eliosche “Dio Sole”.
Sarà presentato in anteprima al Vinitaly (10 -13 aprile), STAND F5 – Pad. 5.
The last jewel by Follador Prosecco dal 1769 is called FOSÉLIOS Millesimato Brut D.O.C.G. Brut D.O.C.G. Vegan Friendly, fresh and pleasantly savory sparkling wine, decidedly fruity with clear notes of green apple and pear with delicious floral notes on the finish. The audience of young people has been thought of, to whom a further touch of originality is dedicated. in fact, the label offers a surprising luminous effect …. If exposed to LED light: the Follador logo and the name of the wine “light up” to help make the moment of the toast even more festive and engaging As a hymn to light, conviviality and youth, the term Fosélios merges the Greek noun Phos (“Light”) with Eliosche “God of the Sun”.
It will be previewed at Verona Vinitaly (10 -13 April) STAND F5 – Pad. 5.
Benvenuti a Napoli! Welcome to Naples! Cercate una meta speciale per un weekend speciale? Oggi vi porto per una vivace passeggiata nel RioneSanità, uno dei quartieri più antichi di Napoli, scrigno di testimonianze del passato per un’ esperienza unica ricca di storia, cultura e gastronomia locale…sconvolgentemente buona!
Pronti? Partiamo!
La Sanità è un quartiere che sa regalare storia, atmosfera, gusto e bello, anzi dovrei dire ‘bello straordinario’. Basterà entrare nel Museo Archeologico, ospitato in uno meraviglioso edificio cinquecentesco, dove potrete ammirare il meglio dello splendore degli oggetti e degli affreschi scoperti a Pompei.
Poi visitate la Chiesa di S. Maria della Sanità e inoltratevi nel magico cortile del Palazzo dello Spagnolo, gioiello barocco dalla elaborata scalinata
Palazzo dello Spagnolo,
Qua e là scoprirete botteghe artigianali che da generazioni, si tramandano arti manuali antiche e raffinate, dove si producono ceramche. maschere, presepi, statuine e Pulcinella d’autore, oppure dove si restaurano antichi oggetti religiosi, come nel laboratorio di Biagio Roscigno, mentre se siete nel mood di una passeggiata lungo ombrosi sentieri alberati, tuffatevi nel vicino Orto Botanico.
Fermento partenopeo
La Sanità annovera nobili paladini del bello, che spesso amano condividere con il pubblico, dalla Contessa de’ Liguoro e il suo strabiliante Palazzo, all’associazione VerginiSanità e l’acquedotto romano , agli “Amici di Marcel Proust” e il loro suggestivo giardino, ai promotori delle Catacombe di Napoli che ci riportano a quelle origini di identità greca nella quale Napoli si riconosce ancora oggi. Alessandra Martuscelli aprirà al pubblico le Catacombe ai Cristallini, scoperte nel 1889, recentemente riportate all’antico splendore e visitabilI da fine Giugno. Queste scoperte ci rivelano un certo parallelismo tra la personalità dei Greci e quella dei Napoletani.
Le scoperte nelle Catacombe ai Cristallini,
“I greci erano belli, radiosi e dotati di un grande senso dell’umorismo”, afferma Alessandra Martuscelli, a cominciare dalle satire, messe in scena con lo scopo di provocare una risata. Hanno inventato la filosofia, medicina, democrazia, Olimpiadi. Insomma, viva i greci, viva la cultura e soprattutto viva la bellezza!
Apogeo ai Cristallini
Il sottosuolo della Sanità è diventato negli ultimi anni una meta turistica di fama internazionale anche grazie al progetto Associazione CelaNapoli guidata dall’oratoria accattivante di Carlo Leggieri, esperto di problematiche legate al sottosuolo partenopeo nonchè promotore del recupero, della valorizzazione e della fruizione degli ipogei che possono riservare sorprese inaspettate come figure togate, animali e frutta.
Carlo Leggieri
Il passato e futuro di Napoli è spunto per molti artisti che vivono nella Sanità, come Paolo la Motta, che ha presentato l’esposizione Capodimonte incontra la Sanità, un’ intensa galleria di ritratti di personaggi del quartiere
Le opere di La Motta al Museo di Capodimeonte
Continuiamo il nostro percorso e raggiungiamo Borgo dei Vergini, nel cuore della Sanità. Lì scopriamo il magico laboratorio di Vincenzo Oste, visionario designer di gioielli apprezzati in tutto il mondo. “In questo quartiere, racconta Vincenzo, pulsa una straordinaria energia creative ereditata dai nostri avi greci che qui fondarono numerosi ipogei”
Vincenzo Oste
“Questo luogo, continua Vincenzo, una volta era l’officina di mio padre Annibale, scultore e designer di fama mondiale. E’ diventato per me un focolare di creatività, progettazione, nuove tecniche e tanta poesia”.
Oggetti e gioielli tra le creazioni di Oste
La Sanità e un rione con tanta voglia di rinascita, vissuto e animato da artisti napoletani come Christian Leperino che si è impegnato nell’arduo compito di riportare a un nuovo splendore l’affascinante Chiesa della Misericordiella, opera caduta nell’oblio per oltre cinquant’anni e l’ Associazione ‘Made in cloister’ a cui si deve il progetto di rigenerazione urbana nel chiostro rinascimentale di Santa Caterina che ospiterà in Marzo la mostra Interaction Napoli con più di 20 artisti internazionali .
Chiesa della Misericordiella
Il Principe Totò
Antonio De Curtis, in arte Totò, nacque nel 1898 nel Rione Sanità in via Antesaecula. Totò è presente ovunque, nelle vie, nelle bancarelle, nei locali, ma soprattutto nell’animo delle persone della Sanità, dove spiccano le qualità di questo enorme artista: il cuore, la passione e l’altruismo.
E adesso… si mangia!
La Sanità è un quartiere densamente popolato, dove all’improvviso sbucano mercatini, gelaterie, pizzerie e semplici trattorie che servono piatti tipici, come la frittata di pasta, le pennette salsiccia e friarelli oppure il tianiello, un ricco piatto di pesce con cozze, vongole lupini, fasolari, calamari, gamberoni e l’immancabile tentacolo di polpo, il tutto servito su un letto di pane fritto.
Una spettacolare frittata di pasta e il tipico tianiello
Trai più popolari troviamo il tortano, ciambella salata riccamente farcita da salumi e uova , anche in versione dolce come casatiello, con canditi e scorze di agrumi, ricoperta dal naspro (una glassa ottenuta mescolando lo zucchero a velo con albume e gocce di succo di limone) e decorata con i diavulilli, cioè i confettini di zucchero
PIZZA! Un’enormità di gusti e varianti… dalle montanare fritte con sugo di mozzarella e parmigiano alle cafone con salsa e filetto di pomodoro, aglio, origano, peperoncino e formaggio grattugiato
La pizza ‘gourmet’ della Campagnola
I miei consigli:
Pizzeria Campagnola Ottima la ‘gourmet’ con spinaci e scaglie di grana e un bel ‘cornicione’ alto. Isabella da Cham Quando la pizza è fritta come si deve. Baccaleria Scugnizza Scarola alla napoletana con acciughe, uvetta, pinoli anche take away. La Taverna di Totò Dove c’è il busto in legno donato dallo scultore Luigi BuomminoPizzeria Lombardi Locale storico dove l’omonima famiglia di pizzaioli ancora oggi tramanda una tradizione che risale al lontano 1892. Le loro pizze? Ottime allora, ottime oggi !
Pizzeria Concettina ai tre SantiSiamo nel 1951. Concettina Oliva davanti al suo basso sfornava con gioia e dedizione tante pizze fritte per tutto il Rione Sanità. La tradizione continua fino al suo pronipote Ciro, consapevole figlio d’arte proiettato nel futuro attraverso un lavoro continuo di ricerca, basato sulla valorizzazione della tradizione. Gli Oliva sono un perfetto esempio nella napolanità più bella: duro lavoro, estro creativo, impegno sociale.
Terza e quarta generazione della famiglia, Antonio e Ciro, padre e figlio, sono un duo imbattibile.
Lo dimostrano le montanare capovolte (sotto un ragù napoletano che ha cotto 8 ore, sopra una pizza fritta da mangiare rigorosamente con le mani facendo la scarpetta) o il panino “Annarella”, ripieno di zucchine cotte in tre modi, provola e prosciutto crudo. Top dei top, ecco la ‘ montanara gigante, servita “sott’ n’ copp”, vale a dire a testa in giù, una meraviglia! Gli Oliva: un perfetto esempio nella napolanità più bella: duro lavoro, estro creativo, impegno sociale e soprattutto montanara Sono riuscito a farmi ‘regalare’ la ricetta! La trovate a fine articolo … provarla per credere!
Pizza fritta e panino ‘Annarella’ di Oliva
Un fiocco da Oscar! Lo storico marchio Poppella nasce nel lontano 1920 quando Giuseppina e Raffaele Scognamillo iniziano l’attività di panificatori nel popolare Rione Sanità. Nel 1960 la gestione passa nelle mani del figlio Salvatore e, nel 2005, in quelle di suo figlio Ciro, la terza generazione di Poppella. Se questa non è storia! Tuttavia…
il popolarissimo ‘fiocco di neve’
Il ‘miracolo’, però, avviene nel 2015 grazie all’intuizione di Ciro di realizzare un dolce che potesse essere buono e economico. Nasce così il “fiocco di neve” una mini brioche riempita da una crema a base di panna e ricotta di pecora, soavemente spolverata da zucchero a velo, Risultato? Un tale successo che viene proposto in diversi gusti: classico, al pistacchio e al cioccolato. Tra le delizie di Poppella anche un omaggio al grande Totò: la Bombetta a base di Pan di Spagna allo yogurt, ripieno al fiocco di neve e copertura al cioccolato.
Dove mangiare
Tantissimi ristoranti, trattorie, baccalerie, panifici e takeaway. Vi segnalo due ristoranti, diversi nello stie e nel concetto di ristorazione, ma ambedue rispettosi della cucina partenopea, tradizionale o rivisitata, ma comunque eccellente. Mimì alla Ferrovia Un tuffo nella cucina tradizionale napoletana con la nuova chiave di lettura dello Chef Salvatore Giuliano. Nel menu spiccano Baccalà fritto con pomodorini del piennolo, il pescato con panatura mediterranea e le iconiche polpette al ragù.
Chef Salvatore Giuliano in azione
Aria Solo dopo cinque mesi dalla apertura… è arrivata la Stella Michelin, congratulazioni allo Chef Paolo Barrale, che predilige ricette e abbinamenti storici, materie prime nobili e popolari, tecniche nuove che sanno rispettare l’identità territoriale di Napoli e delle, sue tradizioni. Basterà citare il piatto‘ Miseria e Nobilta’, omaggio al grande Totò,
Paolo Barrale e “Misera e Nobiltà” Piatto dedicato a Totò con testina di vitello e il tradizionale o’ muss’, abbinato a panna acida e caviale,
Dove dormire
Rione Sanità è un allegro caos di voci, suoni, rumori e strombazzanti motorette che tagliano le strade. Però in tutto questo traffico, ho trovato una vera oasi di pace e silenzio… insomma, ho scoperto un piccolo gioiello, proprio nel cuore della Sanità.
Aprite il cancello e immergetevi nella magica atmosfera dell’ Atelier Ines, un B&B con cinque camere, una diversa dall’altra e una suite, arredate con i pezzi design creati da Vincenzo Oste e veramente tranquille, luminose e curatissime nei dettagli e nei comfort, dotate di bagni in ceramica di Vietri.
L’ Atelier è situato nel cuore della Sanità, a 600 metri dall’Osservatorio astronomico di Capodimonte e offre camere climatizzate con WiFi gratuito, mentre alcune unità dispongono di un’area salotto dove è possibile rilassarsi.
La colazione offre marmellate fatte in casa, yogurt e torte (meravigliose) nonché uova strapazzate fresche di fattoria e frutta biologica.
Un posto dove ci si sente a casa e si è affascinati dal decoro, dall’arredamento e dal grande talento presente in ogni singola creazione, dalle lampade ai portasciugamani a spirale, alle testate scultoree uniche nel loro genere. im più gli ospiti sono invitati a esplorare l’adiacente laboratorio e l’archivio Oste.
Casa D’Anna ai Cristallini è una maison d’art elegante, riservata. Una bellissima casa d’epoca con quattro camere nel centro del Rione Sanità che con il tempo è diventata punto di riferimento a Napoli per una clientela raffinata, colta ed esigente.
Casa D ‘Anna
Dimora barocca dei primi del 1500, finemente restaurata, si trova al secondo piano di Palazzo Giannattasio, a pochi passi dal Museo Archeologico, indirizzo ideale per un’esperienza autentica della vita napoletana grazie alla sua posizione nel vivace mercato rionale della Sanità.
Al piano superiore di Casa D’Anna si trova un ampio giardino che ospita decine di meravigliose piante mediterranee come bouganville, limoni e gelsomini. Puoi rilassarti con un bicchiere di vino, sfogliare una rivista o semplicemente prendere il sole.
Rione Sanità… inutile dirlo: ” I LOVE Napoli” ! Curiosi di scoprire la ricetta della straordinaria Pizza Fritta “Montanara Gigante” di Ciro Oliva? Eccola!
RICETTA ORIGINALE DELLA PIZZA FRITTA ‘MONTANARA GIGANTE’
Buon appetito!
CESARE ZUCCA Travel, food & lifestyle.Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo. Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative. Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta in stile ‘Turista non Turista’
L’hanno soprannominata ‘Île de Beauté’ ovvero ‘Isola della Bellezza’, nome appropriato per un’isola dai mille colori, meravigliosamente selvaggia, un angolo di paradiso a due passi dall’Italia. Oggi vi portiamo sul litorale occidentale, ricco di paesaggi contrastanti, natura intatta, siti preistorici, grandi riserve naturali, piccoli paesini affacciati sul mare e suggestivi borghi arroccati sulle montagne.
La nostra meta è Ajaccio, capoluogo della Corsica e città natale di Napoleone Bonaparte. Scoprirete storia, arte, gastronomia e splendide spiagge, come Marinella, Saint-François e Isolella. La sera viene annunciata da meravigliosi tramonti che tingono di rosso le vicine isole Sanguinaires, dove è possibile praticare tutte le attività legate al mare: immersioni, sci nautico, pesca.
La prima cosa da fare per far cominciare ufficialmente il vostro weekend a Ajaccio è prenotare un posto su uno dei traghetti per la Corsica. Vi consiglio di imbarcare un’auto sul traghetto, così da potervi muovere in totale libertà.
Pronti per un vero tour ‘napoleonico’ della città?
Partiamo dalla Cattedrale, con la sua caratteristica facciata color ocra e il celebre fonte battesimale dove fu battezzato Napoleone. Proseguiamo verso il suo borgo antico per scoprire la Casa Bonaparte dove l’Imperatore nacque e visse la prima giovinezza. Qui sono conservati ritratti di famiglia, mobili d’epoca, raffinati arazzi e gli oggetti che venivano utilizzati quotidianamente dalla famiglia Bonaparte.
Raggiungiamo Palazzo Fesch dove troviamo la Cappella imperiale, che era il mausoleo della famiglia Bonaparte, anche se la tomba di Napoleone si trova a Parigi. Dalla cappella imperiale, camminando lungo il lungomare, si arriva al molo della Cittadella, con la sua Torre e le sue Mura.
Palazzo Fesch
Più avanti ci attende il Museo Napoleonico del Municipio, suggestivo palazzo in stile anni ’30, conserva la memoria della famiglia Bonaparte e del primo Imperatore francese. Tappa finale del nostro tour: Place Foch dove Napoleone ci scruta dall’alto della sua statua, piazzata su una fontana adornata da quattro leoni di marmo. Grandeur!
Tutt’attorno Place Foch troverete pasticcerie, caffè e ottimi ristoranti dove poter assaggiare i piatti tipici della Corsica, testimoni della sua grande tradizione culinaria. Scopriamoli insieme. Tra i primi, spiccano sostanziose minestre solitamente preparate con carni e erbe selvatiche, tra queste ce n’è una davvero speciale, con fagioli e denti di leone. Se amate la pasta, provate lo stufatu, tradizionale piatto di lasagne, carni di manzo, vitello e maiale.
Zuppa di fagioli alla corsa
Tanta carne di agnello che troviamo nel piatto top agneau corse” abbrustolito a fuoco lento e preparato con rosmarino, patate e aglio oppure come condimento della “pulenta” fatta con farina di castagne. Il veau aux olives, dove il vitello viene cotto lentamente insieme a olive, cipolla, erbe varie, pomodori mentre civet de sanglier è un piatto classico: cinghiale selvatico preparato in casseruola con carote, castagne, finocchio, aglio, cipolle, e tanta acquavite.
civet de sanglier
La cucina di Ajaccio è conosciuta per i piatti di pesce a cominciare dall’aziminu, una bouillabaisse a base di pesce di roccia, mentre nella soupe de possoin a l’ajaccienne troviamo un ricco mix di scorfani, labridi di acqua marina e granchi ben aromatizzati da erbe aromatiche e spezie. In effetti i granchi qui sono in mare tutto l’anno… e gli chef locali si sbizzarriscono in sughi e zuppe.
aziminu
La Corsica vanta una ricca tradizione in fatto di salumi: dal prisuttu (prosciutto affumicato), al figatellu, (salsiccia di fegato di maiale), al pulpone (coppa). Tra i formaggi spiccano il Bleu de Corse (stagionatura 6 mesi e sapore piccante) e il brocciu, a base di latte di capra o di pecora e dal sapore simile a quello della ricotta ma molto più intenso.
il tipico formaggio’ brocciu’
Ed proprio dal brocciu che è nato il dolce più tipico per eccellenza della cucina corsa: il fiadone, tesoro nazionale della Corsica, onorato dalla ‘Confraternita del Fiadone’, attiva promotrice di questa specialità dal sapore robusto e dal profumo intenso perfetto se accoppiato a un calice di Muscat di Cap Corse. Questo dolce spesso cambia nome, ad Ajaccio si chiama imbrucciata. Dove trovare la migliore ? Tutti concordi: Corte, un piccolo paese nell’entroterra dell’isola
Vi ho incuriosito e stuzzicato la gola? Ecco come prepare un ‘imbrucciata, ricetta facile facile e risultato delizioso... RICETTA DELL’ IMBRUCCIATA
Il tipico ‘fiadone’
Ingredienti
500 gr di broccio o formaggio fresco di pecora
4 uova
Una pasta frolla
Scorza di limone o d’arancia
150 a 200 gr di zucchero
Procedimento Mantecate i tuorli con lo zucchero. Mescolate bene, aggiungete la scorza di limone o d’arancia, la pasta deve essere liscia. Montate a neve gli albumi e aggiungeteli al composto. Versate l’impasto in tortiera rotonda di cui avrete coperto il fondo con carta da forno. Infornate a 180C° per circa 35 minuti. Lasciate raffreddare e fate riposare in frigo per 2 ore
Imbrucciata di Ajaccio
Dove mangiare a Ajaccio
Ecco tre ristoranti impegnati a proporre cucine mediterranee, contemporanee e stagionali, arricchite da piatti di pesce spesso rivisitati con estro e sapore. L’Ecrìn Cucina di stagione, fresca e ben eseguita,. Spicca il pesce spada pescato alla lenza, preparato in tataki e condito con lo zenzero. D’estate, piccolo e accogliente dehors. A Terrazza Un delizioso dehors offre una vista favolosa sul Golfo di Ajaccio. A tavola, scoprirete una cucina contemporanea diispirazione mediterranea. Riaprirà a fine Marzo. A Nepita Prende il suo nome dalla maggiorana selvaggia, la più aromatica della Corsica.Chef Simon Andrews, elabora ogni giorno una cucina eccellente, sinonimo di freschezza e sapore.
Piatti ‘gourmet’ di 3 ristoranti top a Ajaccio. Da sinistra: L’Ecrìn, A Terrazza, A Nepita
Oblivion Rhapsody at Teatro Carcano, Milan 5 irresistible performers in a breathtaking show where music and words, play together, boasting hilarity, ideas and talent, all served with a great energy.
They range from the Divine Comedy to the italian classic ‘Promessi sposi’ ,from the hilarious number where each singer can express himself only with vowels or consonants, up to the incredible medley where in only five minutes the Oblivion tell the story of rock. Imagine the cheesy lyrics of popular pop italian singer Gianni Morandi over the Queen’s music… just to give you an example…
Five talented performers, intelligent lyrics guaranteed fun, many ideas and an immense talent. I am surprised that Oblivion have not yet made a big splash on TV, perhaps with an ‘Oblivion Show’ but maybe it’s better this way ,,, Let’s keep them a little secret for a while longer, like you do with a precious jewel …
In the meantime, if you don’t know them again, you can discover them at the Carcano theater until March 13th. An intense Italian tour will follow. Check the dates on www.oblivion.it Don’t miss Obivion! #oblivion# teatrocarcano
Teatro Carcano, Milano.Oblivion Rhapsody. 5 irresistibili performers in uno show mozzafiato dove musica , parole , ma soprattutto giochi di musica e giochi di parole si intrecciano con ilarità, idee, talento. Si va dalla Divina Commedia ai Promessi sposi , dall’ esilarante numero dove ogni cantante può esprimersi soltanto con le vocali o con Le consonanti , fino all’incredibile medley dove in cinque minuti gli Oblivion raccontano la storia del rock. Immaginatevi i testi di Gianni Morandi sulle musiche dei Queen … giusto per darvi un esempio…
Cinque bravissimi interpreti, testi intelligenti divertimento assicurato E, ripeto, tantissime idee e smisurato talento. Mi meraviglio che gli Oblivion non siano ancora sbarcati in un TV show tutto loro…. ma forse è meglio così,,, Teniamoceli cine un piccolo segreto ancora per un po’ , come si fa con un gioiello prezioso… Intanto , se non li conoscete ancora, potete scoprirli al teatro Carcano fino al 13 marzo. Seguirà un’intensa tourneè italiana . Le date sono sul loro sito www.oblivion.it Da non perdere! #oblivion#teatrocarcano
Visto Cyrano, premesso che sono di parte, in quanto sono un musical fan… (questo è stato tratto da un musical che a Broadway fu un mezzo fiasco) Ecco i miei voti: Recitazione di Peter Dinklage -Cyrano: Voto 8 , Recitazione del cast Voto 7, Storia: avvincente e a tratti commuovente Voto 7,
Le canzoni. beh, non vanno da nessuna parte Voto 6 , Il ritmo: è mediocre, poteva essere un buon 15 minuti più corto…Voto 6 Le coreografie: possono o non possono piacere,,,voto 7 per l’impegno Le voci voto 5 , Scenografie voto 8, quasi tutti gli esterni girati a Noto, Sicilia… I costumi di Massimo Parrini (giustamente condidato all’ Oscar) sono spettacolari Voto 9 !
L’accostamento pubblicitario a Moulin Rouge è ridicolo… Voto: inclassificabile La scena del balcone Voto 8 ….. Totale voto 7/8 ….
An irresistible theatrical version of the hit movie “Loose Cannons” by Ferzan Ozpetek who also directed the ‘onstage’ version. An exceptional cast headed by the daring FRANCESCO PANNOFINO, the great primadonnas IAIA FORTE and SIMONA MARCHINI, the friend-enemy brothers ERASMO GENZINI and CARMINE RECANO.
ATTENZIONE ALLE MINE VAGANTI … Teatro Manzoni, Milano
Un’ irresistibile versione teatrale della hit cinematografica “Mine vaganti“ di Ferzan Ozpetek che ha curato anche la regia teatrale. Un cast eccezionale capeggiato dal rocambolesco FRANCESCO PANNOFINO, le stupende primedonne IAIA FORTE e SIMONA MARCHINI , i fratelli amici-nemici ERASMO GENZINI e CARMINE RECANO.
Ozpetek, coadiuvato dai giochi dei tendaggi in movimento, e luci di Pasquale Marti e i costumi di Alessandro Lai, ha ricamato una commedia che, tra segreti nascosti, rivelazioni a sorpresa, drammi e comicità, fa meditare, commuovere, sorridere e ridere.
Per non menzionare un momento molto ‘Priscilla’ che ti farà sbellicare dalle risate ….
Si replica fino al 20 Marzo, Seguiranno Firenze, Napoli, Civitanova marche, Fano, Mestre. Uno spettacolo consigliatissimo, da non perdere!
Ozpetek, the writers, the cast the games of the Luigi Ferrgno’s moving curtains, and lights by Pasquale Marti and the costumes by Alessandro Lai, have embroidered a comedy that reveals hidden secrets, surprise revelations, dramas and comedy, making you meditate, move, smile and laugh. Not to mention a ‘Priscilla like’ moment that will make you die laughing
At Manzoni Theatre until March 20 Florence, Naples, Civitanova Marche, Fano, Mestre will follow. A highly recommended show, not to be missed!
Le dolcezze del Carnevale Le chiacchiere sono il dolce simbolo del Carnevale e cambiano nome a seconda della regione d’Italia in cui si mangiano, ma la ricetta è molto simile dappertutto. Bugie, cenci, frappe, galani,cròstoli… Ogni regione ha la ‘sua ‘ chiacchIera”
Cenci o Melatelli (Toscana) Frappe (Lazio, Umbria e Marche), Cioffe (Sulmona, Cunchiell’ (Molise), Guanti (Caserta), Risòle (Cuneo), Gale (Bassa Vercellese. In Piemonte sono conosciute come Bugie e Gasse nel basso Alessandrino, mentre, quasi in un gemellaggio a distanza, le Merveilles della Val d’Aosta sposano le Maraviglias della Sardegna.
Controbatte l’Emilia e Romagna: a Rimini sono Fiocchetti Intrigoni (Piacenza) Sfrappole (Modena) A Bergamo diventano Galarane, a Brescia Saltasù, a Mantova Lattughe mentre mia mamma, ottima cuoca e Cadorina doc, preparava grandi cesti di crostoli.
Ma perchè si chiamano chiacchiere? Si racconta, pare che la Regina Margherita di Savoia chiese a Raffaele, il cuoco di corte, di preparare qualcosa da gustare in compagnia delle sue amiche e Raffaele preparò questi dolcetti che Sua Maestà e le sue ospiti consumarono tra una chiacchiera e l’altra. Da qui il nome…
Dove trovare le migliori ‘chiacchiere’ della Serenissima?
Ecco il parere ‘gourmet’ della mia cara amica Marisa, vera (e golosa) veneziana doc. “D’accordo:chiacchiere,ciacole, precisa Marisa, chiamatele come volete, per noi veneziani sono i ‘galani’ e occhio, diffidate da chi li vende prezzati al pezzo…Vanno pagati a peso data l’irregolarità delle pezzature. Tonolo, tra San Rocco e San Pantalon, buone anche le loro frittelle: Italo Didovich in campo Santa Marina Panificio Crosera in campiello del Pestrin, verso Fondamenta Nove, Nobile in strada NovaDal Mas a Cannaregio
LA RICETTA DEI ‘GALANI’ VENEZIANI Ingredienti: 50 gr. di zucchero, 2 uova, 250 gr. di farina, olio o strutto per friggere, zucchero a velo per spolverizzare. Procedimento: Mescolare lo zucchero e la farina, creare la tipica collinetta con un buco al centro e porvi il burro e le uova dentro. Impastare bene il tutto, amalgamando gli ingredienti tra loro e nel frattempo tirare una sfoglia molto sottile. Ritagliare dei rettangoli di una misura di circa 5cm x 10cm, grazie all’uso di coltelli da cucina che abbiano la tipica rotellina dentata.
Creare uno o più tagli al centro, seguendo la direzione della lunghezza, facendo attenzione a non tagliare i margini, e poi friggere il tutto nell’olio o nello strutto, a scelta. Il colore dei galani deve restare molto chiaro e non va reso dorato. Dopo averli preparati, metterli sopra la carta da cucina a sgocciolare. Una volta asciutti, servirli con abbondante zucchero a velo sopra, ben spolverizzato.
ENGLISH VERSION
The sweets of Carnival Chiacchiere are the sweet symbol of Carnival, They change the name according to the region of Italy in which they are eaten, but the recipe is very similar everywhere. Lies, rags, frappe, galani, cròstoli …
But why it is called ‘ chiacchiera’? (chatter) It is said, it seems that Queen Margherita of Savoy asked Raffaele, the court cook, to prepare something to taste in the company of her friends and Raffaele prepared those sweets that Her Majesty and her guests ate while chatting .
Where to find the best ‘chatter’ in Venice? Here is the ‘gourmet’ opinion of my dear friend Marisa, a true (and greedy) Venetian born. “All right, all right…chatter, ciacole, Marisa specifies, call them what you want, for us Venetians they are nicknamed ‘galani’ and watch out for those who sell them priced by the piece …They must be paid by weight given the irregularity of the sizes” Tonolo, tra San Rocco e San Pantalon, Italo Didovich in campo Santa Marina Panificio Crosera in campiello del Pestrin, Nobile in strada NovaDal Mas a Cannaregio
LA RICETTA DEI ‘GALANI’ VENEZIANI- THE ‘GALANI’ RECIPE Ingredients: 50 gr. of sugar, 2 eggs, 250 gr. made with flour, oil or lard for frying, powdered sugar for sprinkling. Method: Mix the sugar and flour, create the typical hillock with a hole in the center and put the butter and eggs inside. Mix everything well, mixing the ingredients together and in the meantime roll out a very thin sheet. Cut out rectangles measuring approximately 5cm x 10cm, thanks to the use of kitchen knives that have the typical toothed wheel.
Create one or more cuts in the center, following the direction of the length, taking care not to cut the edges, and then fry everything in oil or lard, as you wish. The color of the galani must remain very clear and must not be made golden. After preparing them, place them on the kitchen paper to drain. Once dry, serve them with plenty of powdered sugar on top, well sprinkled.
GALA CARLA FRACCI Milano, Teatro Carcano Una serata memorabile in onore della grande Stella della Danza. Il Gala si è aperto con un suggestivo video delle case popolari di Milano , dei tram della città insmma del mondo in cui Carla è nata e ha visstuto i primi anni di ua vita che la porterà, indscussa primadonna, sui palcoscenici di tutto il mondo. La regia e supervisione del M° Menegatti ha sottolineato e fatto rivivere alcune interpretazioni e momenti significativi della ‘Signora della Danza’, con l’attenta guida della Maitre du Ballet Sabrina Bosco.
Il gala ha visto la partecipazione di importanti Etoiles internazionali del Teatro dell’Opera di Stara Zagora, Teatro dell’Opera di Budapest, Real Conservatorio di Mariemma di Madrid, Balletto di Mlano, Teatro dell’Opera di Vienna, Teatro alla Scala, Teatrp dell’Opera di Brno, Cecoslovacchia , American Ballet Theatre, NY. Straordinarie performance, coadiuvate dal Corpo di Ballo e Allieve della Scuola Danza Accademia e Centro Studi coreografici del Teatro Carcano ,
Un momento magico : Gloria Buzzi del Teatro dell’ Opera di Starà Zagora e Federico Mella del Balletto di Milano, sulla musica di Mascagni, nella coreografia di Sabrina Bosco , Pura poesia!
Oggi vi porto a Udine, città dove il fascino veneziano sposa suntuosi palazzi, meravigliose piazze, scorci suggestivi. Troverete storia, arte, scoprirete il suo Castello, incontrerete le magie pittoriche del Tiepolo e… gusterete il frico, succulenta frittella salata a base di formaggio Montasio, patate, cipolle, spesso arricchito con pancetta o funghi e rigorosamente accompagnato da una fumante polenta e un buon calice di vino, o per dirla alla friulana… un buon tajut.
Il nostro itinerario del bello e del gusto a Udine Partiamo da Piazza della Libertà, definita “la più bella piazza veneziana sulla terraferma“.
Piazza della Libertà
Dopo una salita (abbastanza ripida, ma piacevole) arriviano al Castello. Sorge sul colle della città, da cui si intravedono i tetti, le montagne e, verso sud, il mare Adriatico. Nel suo interno ospita numerose mostre, collezioni d’arte e l’interessante Museo della Fotografia Friulana.
Il Castello
Il Duomo Datato 1257, Il Duomo è la chiesa più importante ed imponente della città. Si trova nella suggestiva piazza Duomo, a pochi passi dalle vie principali del centro storico, come la vivace Via Mercatovecchio, cuore dello shopping in mezzo ai suggestivi portici.
Arte Casa Cavazzini, ci attende con la sua splendida collezione di arte moderna, con opere di De Chirico, Carrà, Guttuso, Chagall e Picasso, In corso la mostra La Formadell’Infinito, un viaggio di cento anni di bellezza, dal figurativo all’astratto, in contatto privilegiato con opere da capogiro, firmate dai più grandi geni dell’arte degli ultimi due secoli.
Casa Cavazzini
Museo Diocesano e le Gallerie di Giambattista Tiepolo ospitano i meravigliosi affreschi del Palazzo Patriarcale. la cui collezione circa 700 opere, tra cui le opere del Tiepolo, che decorò il soffitto dello Scalone d’onore, la Galleria degli ospiti e la Sala rossa per volere dell’allora patriarca Dionisio Dolfin.
Voglia di un drink? I portici di Piazza Matteotti, (o delle Erbe) pullulano di botteghe, bar e dehors, mentre qua e la sbucano trattorie tipiche che propongono i piatti tradizionali della cucina friulana, tutti davvero gustosi. Fame? Pronti per scoprire le delizie locali?
Il ‘frico’ Storico piatto della cucina povera che utilizzava gli avanzi di formaggio. Si tratta di un tortino a base di patate e formaggio locale, tradizionalmente il Montasio che è uno dei prodotti più apprezzati in regione e che si può trovare in varie stagionature.
Cjarsons Ravioli con un ripieno a base di mele, ricotta, patate lesse, pere, uvetta, spinaci, pinoli, cannella e cacao. Vengono serviti conditi con burro fuso, ricotta affumicata grattugiata, zucchero e cannella.
Due ‘cjarsons gourmet’ degli Chef Max Sabinot e Stefano Basello
Jota Sarà che sono un fanatico delle zuppe…ma questa è davvero da Oscar! La ‘jota’ è un minestra a base di crauti, fagioli e patate, un piatto frugale ma molto energetico.
la zuppa ‘jota’
Muset e brovada Piatto caratteristico invernale a base di cotechino casereccio posato su rape rosse messe a macerare per molti giorni nelle vinacce. L’insaccato di maiale molto simile al cotechino, nello specifico, per la sua preparazione viene utilizzato esclusivamente il muso del maiale, che viene tritato e mescolato con spezie come pepe, cannella e noce moscata.
A una cucina, forte, contadina e robusta quale buon vino abbinare?
Tra tutti i vitigni a bacca rossa, il Pinot Nero è universalmente considerato uno dei più difficili e, allo stesso tempo, uno dei più affascinanti. Ci sono voluti diversi anni prima che arrivassero all’orizzonte produttori coraggiosi capaci di affrontare il nobile vitigno, dedicandogli tutte le cure necessarie sia in fase di allevamento sia in fase di vinificazione.
Immancabile selfie nelle cantine Gori, nel regno del Pinot Nero
Senza dubbio questo vino mantiene la sua austera eleganza nordica aggiungendo una strepitosa nota mediterranea nell’eccellente Pinot Nero Nemas 1° che nasce dai vigneti della Agricola Gori, nele colline di Guyot. In bocca rivela tutta la sua eleganza e complessità con note fruttate sostenute da una fine tannicità che lo rende austero ma piacevole all’assaggio.
Il Pinot Nero Nemas 1 trova un ampia gamma di abbinamenti, dai formaggi alla pasta, al pesce ai salumi.
La Gubana Dolce classico della tradizionale friulana faffo con è pasta dolce lievitata e facita con uvetta, noci, pinoli, zucchero e grappa.
La ‘gubana’ del pasticcere Paolo Zorzenone
Dove gustare un ‘frico’ ricco e gustoso? Lasciatevelo servire dalla super cool Valentina, la cui famiglia tramanda da generazioni le delizie friulane. Ottima chef e ‘locandiera’ dell’annessa locanda , un delizioso B&B arredato in stile Fantasyland. Una vera ‘cuciniera’ friulana per una tradizionale ricetta del ‘frico’
LA RICETTA DEL ‘FRICO’
Ingredienti
600 gr di patate
400 gr formaggio Montasio
1 cipolla grande
olio extravergine
sale Procedimento In una padella fate appassire la cipolla tagliata sottile. Basterà 1 cucchiaio di olio per farla diventare morbide e bionda. Aggiungete le patate tagliate a pezzetti, sale, pepe ed un mestolo d’acqua. A cottura ultimata incorporate lentamente il montasio tagliato a fettine e formate un impasto; passatelo quindi in un tegame antiaderente di 20 cm di diametro. Appiattite e fate cuocere 10 minuti a fiamma alta, sempre mescolando finche il fondo sarà ben compatto. Ruotate dall’altra parte, come se fosse una frittata, fino a ottenere una bella crosticina dorata da ambo le parti. Servire caldo.…e nel calice? PLAN Friulano della vinicola Rodaro, di cui Paolo è la sesta generazione dei vignaioli della sua famglia. Un bianco autoctono, giallo paglierino tendente al verdognolo. Secco, fresco, vellutato con un leggero sentore di mandorla amaracon un’intensa fragranza che ricorda fiori selvatici, camomilla, mela Golden e pera Kaiser. Accoppiamento ideale con le eccellenze locali: formaggio Montasio e prosciutto di San Daniele. INFO Pacchetti turistici studiati per visitare Udine e la mostra La Forma dell’Infinito
The original recipe of ‘frico’ recipe in english The ‘frico’ it’s an historic dish of the poor cuisine that used the leftovers of cheese. It is a pie made with potatoes and local cheese, traditionally Montasio which is one of the most popular products in the region and which can be found in various ages..Which good wine to combine with a strong, peasant and robust cuisine?
Among all the red grape varieties, Pinot Noir is universally considered one of the most difficult and, at the same time, one of the most fascinating. It took several years before courageous producers capable of tackling the noble grape variety arrived on the horizon, dedicating all the necessary care to it both in the breeding phase and in the vinification phase.
Immancabile selfie nelle cantine Gori, nel regno del Pinot Nero
Undoubtedly this wine maintains its austere Nordic elegance by adding an amazing Mediterranean note in the excellent Pinot Nero Nemas 1 ° which comes from the vineyards of Agricola Gori in the Guyot hills. In the mouth it reveals all its elegance and complexity with fruity notes supported by a fine tannin that makes it austere but pleasant to taste
Il Pinot Nero Nemas 1 trova un ampia gamma di abbinamenti, dai formaggi alla pasta, al pesce ai salumi.
THE ‘FRICO’ RECIPE
Ingredients 600 gr of potatoes 400 gr Montasio cheese 1 large onion extra virgin olive oil salt Procedure In a pan, sauté the thinly sliced onion. 1 tablespoon of oil will be enough to make it soft and blonde. Add the potatoes cut into small pieces, salt, pepper and a ladle of water. When cooked, slowly incorporate the sliced montasio and form a dough; then pass it into a non-stick pan of 20 cm in diameter. Flatten and cook for 10 minutes over high heat, stirring constantly until the bottom is very compact. Turn the other side, as if it were an omelette, until you get a nice golden crust on both sides. Serve hot ….
A wine to pair? PLAN Friulano from the Rodaro winery, of which Paolo is the sixth generation of winemakers in his family. A native white, straw yellow tending to greenish. Dry, fresh, velvety with a slight hint of bitter almond with an intense fragrance reminiscent of wild flowers, chamomile, Golden apple and Kaiser pear. Ideal pairing with local excellences: Montasio cheese and San Daniele ham.
INFO
Hot tips to visit Udine and the exhibition The Shape of Infinito
di Cesare Zucca (Recipe in italian and english) — – Benvenuti nell’incanto di Taormina! Welcome to enchanting Taormina! Oggi ci avventuriamo alla scoperta del suggestivo Corso Umberto, la via-passeggiata che attraversa il centro storico della Città, un percorso all’insegna del bello, dello shopping e del gusto. Partiamo da Porta Messina, inaugurata, da Ferdinando IV di Borbone nel 1808. Il Corso presenta strutture e edifici appartenenti a stili di epoche diverse, da quello arabo a quello normanno, dal gotico al barocco, mentre i monumenti greco-romani sono stati sostituiti da nuove costruzioni, così il tempio di Giove Serapide ha lasciato il posto alla Chiesa di S. Pancrazio, mentre sui resti dell’Odeon è nata la Chiesa di S. Caterina.
Porta Messina
Da vedere nelle vicinanze Palazzo Corvaj, costruito e il 902 e il 1079 sui resti dell’antico foro romano,oggi ospita il Comune e il Museo Siciliano di Arte e Tradizioni Popolari. L‘Odeon Romano, piccolo teatro costruito in epoca romana, pacoscenico di rappresentazioni musicali e letterarie destinate all’élite della città.
La Strada per il Teatro Greco, ispirata alla famosa scala di Trinità dei Monti a Roma. Conduce da Piazza Badia al Teatro Greco ed è popolata da bancarelle e negozietti di souvenir, chioschi di prodotti dolciari siciliani, ristoranti, bar e tanti venditori ambulanti, anche troppi…
Per fortuna pochi attimi dopo ci tuffiamo nello splendore del Teatro Greco, il più grande teatro classico d’Italia dopo quello di Siracusa. Un gioiello architettonico che colpisce per la perfetta acustica, e l’incanto del palcoscenico che ha ospitato concerti e gli spettacoli di rilievo internazionale.
Teatro Greco
Torniamo nel Corso dove scopriremo un edificio in pietra bianca, è la Chiesa del Varò che custodisce un famoso affresco rappresentante il trionfo della Croce. Palazzo Ciampoli , edificato nel 1412,. Fino a pochi anni fa il palazzo ha ospitato un famoso night club taorminese. Oggi si possono ammirare il suo prospetto e la scalinata d’accesso. San Domenico, chiostro dell’ex convento che nel 1896 è stato trasformato in un hotel di lusso.
San Domenico
Eccoci arrivati in prossimità di Porta Catania, edificata nel 1440, come ci viene rivelato dallo stemma Aragonese posto sopra l’arco. Da vedere nelle vicinanze La Chiesa di S. Antonio Abate fonde elementi di arte gotica, barocca e bizantina, Chiesa del Carmine che può essere raggiunta attraverso una breve scalinata. Distrutta dai bombardamenti del 1943, oggi è un auditorium e sala di esposizione. Il trecentesco Palazzo Duchi di S. Stefano, in stile gotico-siciliano, attorniato da un incantevole giardino con il pozzo per la raccolta dell’acqua piovana.
Chiesa del Carmine
Shopping chic Corso Umberto pullula di negozi d’artigianato, gioiellerie e boutiques di moda. Parisi, eccellenza della tradizione sartoriale nata nella bottega di nonno Salvatore, dove tra cotoni martellati egiziani e lini della Tasmania, venivano confezionati a mano eleganti abiti per i dandy locali. Un’ arte tramandata da tre generazioni che continua oggi nei negozi Parisi, eredi della ricerca del gusto e dello stile iniziati dal nonno.
La tradizione dell’arte siciliana si esprime nelle ceramiche, nella moda, negli oggetti d’artigianato e nella bigiotteria “made in Taormina” nelle boutiques “Giorgia” e “Giorgia on the House” di Giorgia D’Agostino, sorella dello Chef Pietro.
La moda e l’oggettistica di Giorgia D’Agostino sposano l’atmosfera solare di Corso Umberto a Taormina
Le Colonne, piccolo scrigno prezioso nel cuore di Taormina offre le creazioni di Alvaro e Correnti, dove l’oro puro è accostato al bronzo, all’argento brunito e alle gemme incise. Una punta di lancia, una scultura, una moneta, divengono così il punto di partenza che porta alla creazione di gioielli e raffinati accessori.
Susan Sarandon e le creazioni dell’oreficeria artigianale Le Colonne
Saro Storico negozio Di Antiquariato, ceramica contemporanea, gioielli e oggettistica a Taormina, praticamente una full immersion sicilian style…
Blue Royal Piccolo scrigno di arte e creatività. É il negozio che offre le ceramiche siciliane più pregiate sul mercato, opere di di artisti iche trasmettono la cultura e l’arte siciliana, dalle tradizionali teste di Moro agli accessori per la decorazione di ambienti interni ed esterni,
Le ceramiche di Blue Royal
La gastronomia di Taormina Rappresenta una storia millenaria perché Greci, Arabi, Normanni, Francesi e Spagnoli hanno lasciato le loro tracce nella cucina locale. A cominciare dagli involtini di pesce spada , farciti con pangrattato, con pinoli, olive, uvetta, limone e menta, una ricetta che risente delle influenze arabe , così pure l’arancino di riso, ingrediente che fu introdotto in Sicilia dagli Arabi, capeggiati dall ’emiro Ibn At Timnah, mentre il ripieno di ragù di carne e la panatura hanno origini normanne. A Tormina l’arancino top è al pistacchio.
Tipicità gastronomiche di Taormina: arancino al pistacchio e involtini di pesce spada
La caponata, nata come piatto “ricco” a base di pesce capone, che, col passare del tempo, venne sostituito dalle più economiche melanzane, diventano così un piatto “povero” alla portata di tutti. Tra i dolci, le cuzzole o cudduruni, squisiti dolcetti fritti ricavati dai rimasugli di pane, proprio come lo facevano anticamente le madri siciliane.
le cuzzole
Durante Taobuk, Festival letterario giunto alla sua dodicesimA edizione, non è inusuale vedere turisti che passeggiano per le vie del Corso, mentre si godono le prelibatezze offerte dallo street food della città. Ed è proprio la kermesse letteraria a consentirlo, visto che si svolge ogni anno in giro per la città. Da Porta Catania a Porta Messina, innumerevoli venditori di street food, vi inviteranno a provare il loro arancino… Come scegliere quello giusto ? Beh, andate a …naso. Gli arancini sprizzano aromi intensi e i “pidoni” rustici impasti lievitati, cotti al forno o fritti non ne sono da meno…
Tre protagonisti street food di Taormina: arancino, pidone e cannolo al pistacchio
Sicilia, si sa, è granita: nevosa, soffice e rinfrescante, ai profumo e gusto del gelso, de … o del mandarino abbinato al lampone, come nella versione top di Bam Bar sosta imperdibile lungo la vostra passeggiata sul Corso.
una deliziosa granita di Bam Bar
Regina della tavola è la Pasta alla Norma, maccheroni conditi con salsa di pomodoro le melanzane olive, ricotta salata e basilico. Pare debba il suo nome al commediografo Martoglio che esclamò “Chista è ‘na vera Norma!” (questa è la vera Norma!), paragonandola alla protagonista dell’opera di Bellini.
L’iconica Pasta alla Norma
Di sicuro la “Pasta alla Norma” è l’ eccellenza storica della storia culinaria della cttà , anche se non mancano le variazioni… Ecco, infatti, gli “Agnolotti fuori dalla Norma” piatto, firmato dallo Chef stellato Pietro D’Agostino che ben rappresenta l’eclettica atmosfera di Taormina, racchiusa nel menu vivacemente alternativo del Kistè
Lo Chef stellato Pietro D’Agostino, il suo nuovo libro “Creatività. Memoria e Territorio” e un piatto di pesce del Kistè
Questo ristorante si trova a due passi dal Duomo, all’interno dell’antica e fascinosa Casa Cipolla, storico palazzo del tardo Quattrocento, con due antichissime cisterne che ne danno il nome “Kistè” dal greco e dove è possibile gustare una selezione dei migliori sapori siciliani.
“Un nuovo concetto di ristorazione” ci racconta la proprietaria e sommellier Morena Benenati, amante e cultrice dell’arte, della storia della Sicilia, dei suoi miti, le sue tradizioni e i suoi vini. “Amo molto i vini francesi, ma continuo a scegliere quelli siciliani perchè vogliamo dare spazio agli straordinari produttori della nostra Isola” Kistè riaprirà in Marzo, ma sono riuscito a “rubare” a Pietro D’Agostino la ricetta di questa “Norma” controcorrente. Eccola!
AGNOLOTTI FUORI DALLA NORMA
Preparazione Per la pasta Disponete le farine a fontana, unite al centro le uova e l’olio, e impastate fino a ottenere un composto sodo e omogeneo. Formate una sfera, coprite con pellicola trasparente e fate riposare per 30 minuti. Per la farcia Lavate e spuntate le melanzane; con un pelapatate eliminate metà buccia e tagliate la polpa a cubetti. In una padella scaldate abbondante olio e friggetevi i cubetti di melanzana; quando saranno ben dorati, scolateli e fateli asciugare su carta assorbente da cucina. Salate. In una ciotola raccogliete le melanzane e unite la ricotta grattugiata e il basilico tritato. Aggiustate di sale e di pepe e amalgamate. Trascorso il tempo di riposo, tirate la pasta fino a ottenere una sfoglia sottile. Su metà sfoglia disponete noci di ripieno (a intervalli regolari di 4-5 cm), coprite con l’altra parte di sfoglia, sigillate e tagliate con un tagliapasta tondo. Per la salsa Tagliate i pomodori, privateli di semi e frullate con basilico. In una padella fate rosolare l’aglio con un filo di olio, la passata fresca di pomodoro e fate cuocere su fiamma vivace. Profumate con il basilico e regolate di sale e di pepe. Preparate contemporaneamente una fonduta di parmigiano reggiano facendo cuocere a fiamma lenta panna e parmigiano grattuggiato. Lessate gli agnolotti in acqua leggermente salata, scolateli e trasferiteli in padella con la salsa. Fateli saltare per qualche minuto, facendo attenzione a non romperli, e impiattate. Decorate con un filo di foduta di parigiano e spolverate con ricotta salata grattugiata.
Dove mangiare nel Corso Umberto e dintorni
Otto Geleng con le sue tavola preziose, argenti, cristalli, tovaglie ricamate a mano, una vista incomparabile della costa e la spettacolare cucina dello chef stellato Roberto Toro
Otto Gelengh Granduca Cinque archi Licchio
Licchio Ristorante Bar
Strit Fud Bistrot Siciliano Sik Baronessa
Atmosfera gattopardesca alla Baronessa
Da Cristina Osteria da Rita La Botte Vineria Modì Le vivaci viuzze che attraversano Corso Umberto, piene di profumi, colori. E proprio il caso di dirlo: ” I LOVE Taormina” !
Here the Recipe in english Certainly the “Pasta alla Norma” is the historical excellence of the culinary history of the city, even if there is no lack of variations … Here, in fact, the “Agnolotti fuori dalla Norma” dish, signed by the starred Chef Pietro D’Agostino which well represents the eclectic atmosphere of Taormina, contained in the lively alternative menu of the Kistè
Lo Chef stellato Pietro D’Agostino e un piatto di pesce del Kistè
This restaurant is located a stone’s throw from the Duomo, inside the ancient and fascinating Casa Cipolla, a historic building from the late fifteenth century, with two ancient cisterns that give it the name “Kistè” from the Greek and where you can taste a selection of the best Sicilian flavors.
“A new concept of catering” tells us the owner and sommelier Morena Benenati, a lover and culturess of art, of the history of Sicily, of its myths, its traditions and its wines. “I love French wines very much, but I continue to choose Sicilian wines because we want to give space to the extraordinary producers of our island” Kistè will reopen in March, but I managed to “steal” the recipe for this countercurrent “Norma” from Pietro D’Agostino. Here you go!
AGNOLOTTI FUORI DALLA NORMA
Preparation For pasta Arrange the flours in a heap, add the eggs and oil in the center, and knead until the mixture is firm and homogeneous. Form a sphere, cover with cling film and let it rest for 30 minutes. For the filling Wash and trim the aubergines; with a potato peeler remove half the peel and cut the pulp into cubes. In a pan heat abundant oil and fry the eggplant cubes; when they are golden brown, drain and let them dry on absorbent kitchen paper. Salt. In a bowl, collect the aubergines and add the grated ricotta and the chopped basil. Season with salt and pepper and mix. After the resting time, roll out the dough until you get a thin sheet. On half the pastry, arrange the stuffing nuts (at regular intervals of 4-5 cm), cover with the other part of the pastry, seal and cut with a round pastry cutter. For the sauce Cut the tomatoes, remove seeds and blend with basil. In a pan, brown the garlic with a drizzle of oil, the fresh tomato puree and cook over a high flame. Season with basil and season with salt and pepper. At the same time prepare a fonduta (fondue) of Parmesan cheese by cooking cream and grated Parmesan cheese over a low flame. Boil the agnolotti in lightly salted water, drain and transfer them to the pan with the sauce. Let them jump for a few minutes, being careful not to break them, and serve. Decorate with a drizzle of parmesan fonduta and sprinkle with grated ricotta salata.